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VNS - ANGOLA Missionaria portoghese: “Per adottare un figlio sono finita in carcere”

VNS - ANGOLA Missionaria portoghese: “Per adottare un figlio sono finita in carcere”

(VNS) – 2mag21 –“Mio figlio? L’esperienza più bella che mi sia capitata”. Ana Pereira, missionaria portoghese nella diocesi di Sumbe, in Angola, racconta così ad Ecclesia, l’agenzia stampa della Conferenza episcopale portoghese, la conclusione del suo percorso, tutt’altro che agevole, per salvare la vita di un piccolo e prendersi cura di lui. “Sono finita persino in carcere” rivela la missionaria ricostruendo tutte le tappe della sua storia che inizia nel 2008 quando, dopo aver terminato gli studi di ingegneria, si trasferisce in Angola per aderire ad un progetto di missione della diocesi di Leiria-Fatima. Lì rimane un anno e nove mesi, ma torna ancora perché, a suo dire “il servizio di un missionario non finisce mai”. Nel 2013 scopre che una delle catechiste di Sumbe ha nel suo gruppo una ragazza disabile rimasta incinta dopo aver subito violenza. Ana decide fin da subito di seguire la giovane durante la gravidanza e di prendersi cura del piccolo. In Angola, infatti, non avrebbe avuto alcun futuro. Purtroppo la sua disponibilità viene bene accolta solo dai familiari della mamma naturale, ma male interpretata dalla comunità locale che decide di avvertire le forze dell’ordine. Prima il carcere e poi la burocrazia impediscono alla missionaria di occuparsi del piccolo. Ma, alla fine, Ana riesce a portare con sé Vítor (il nome del bambino) in Portogallo dopo due anni e due mesi. La sua esperienza verrà raccontata nel corso di un programma televisivo intitolato “70x7” e, nell’occasione, verrà reso noto anche un messaggio che la Commissione Episcopale per i Laici e la Famiglia (CELF), ha inviato alle mamme portoghesi, intitolato "L'arte di essere madre".

Vatican News Service DD

02 maggio 2021, 10:52