Cerca

Una seduta del Sinodo dei vescovi (archivio) Una seduta del Sinodo dei vescovi (archivio) 

Il Sinodo, storia e volti di una istituzione

Su L’Osservatore Romano un articolo ripercorre l’evoluzione dell’assemblea dei vescovi, dall’idea iniziale di Paolo VI di circa 60 anni fa alla nuova concezione secondo Francesco fino all’approdo della prossima assise di ottobre

di Giacomo Costa

Il Sinodo dei vescovi nasce nel 1965 per iniziativa di Paolo vi che, nel “motu proprio” Apostolica sollicitudo, lo definisce «un consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa universale». Attua così una richiesta formulata dal Concilio, in quel momento quasi al termine, soprattutto in occasione del dibattito sulla collegialità. Già allora Paolo vi era consapevole che nel tempo il Sinodo sarebbe cambiato. Nel “motu proprio” scrive infatti: «Come ogni istituzione umana, con il passare del tempo potrà essere perfezionato».

L’evoluzione del Sinodo si è dipanata di pari passo con la progressiva recezione del Concilio, in particolare della visione ecclesiologica in cui si radicano le relazioni tra il popolo di Dio, il collegio dei vescovi e il Vescovo di Roma. Ne dà espressione Papa Francesco, riflettendo sulla dimensione sinodale costitutiva della Chiesa in occasione del cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo (2015): «Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, […] un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito santo».

Nel 2018 la costituzione apostolica Episcopalis communio procede nella linea del perfezionamento del Sinodo: da evento puntuale — un’assemblea di vescovi dedicata a trattare una questione — lo trasforma in un processo articolato in diverse fasi, a cui tutta la Chiesa e tutti nella Chiesa sono invitati a prendere parte. È su questa base rinnovata che è stato concepito il processo del Sinodo 2021-2024, intitolato Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione. Si spiega così la sua articolazione, ben più complessa di quella dei sinodi precedenti.

Innanzi tutto essa ha previsto una lunga fase di consultazione e ascolto del popolo di Dio in tutte le Chiese del mondo, che si è svolto in diverse tappe: si è cominciato a livello locale (parrocchiale e poi diocesano), per passare poi a quello delle conferenze episcopali nazionali e terminare con quello continentale. In tale processo, l’ascolto è diventato occasione di incontro e di dialogo, all’interno di ciascuna Chiesa locale e fra esse, in particolare quelle appartenenti alla medesima regione, e anche a livello della Chiesa universale, grazie anche agli stimoli del Documento preparatorio e del Documento di lavoro per la tappa continentale predisposti dalla Segreteria generale del Sinodo, il secondo in particolare sulla base degli elementi raccolti dall’ascolto del popolo di Dio.

Anche la dinamica ecclesiale a livello continentale, che questo sinodo valorizza con forza, trova ispirazione nel Concilio, in particolare nel decreto Ad gentes che al n. 22 afferma: «È dunque desiderabile, per non dire sommamente conveniente, che le conferenze episcopali si riuniscano insieme nell’ambito di ogni vasto territorio socio-culturale, per poter realizzare, in piena armonia tra loro e in uniformità di decisioni, questo piano di adattamento».

La fase del discernimento, compito che in modo precipuo compete ai pastori, accentua altresì il proprio carattere processuale, grazie al fatto che la xvi Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi si svolgerà in due sessioni, intervallate da un tempo per gli opportuni approfondimenti e soprattutto per interpellare nuovamente il popolo di Dio. La maggiore articolazione del processo non può non riverberarsi nella composizione dell’assemblea sinodale. Essa mantiene il proprio fondamentale carattere episcopale, visto che sono vescovi i tre quarti dei membri. A loro si aggiungono sacerdoti e diaconi, religiose e religiosi, laici e laiche, scelti tra coloro che più intensamente si sono impegnati nelle diverse tappe del processo sinodale. Il loro compito è proprio portare la testimonianza e la memoria della ricchezza di quel processo all’interno dell’assemblea a cui compete il discernimento. Riconoscendo l’importanza del loro servizio, diamo spazio — in questo numero di Religio — alle voci di alcuni di essi.
 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

27 settembre 2023, 15:43