Cerca

Vatican News

Il cinema, spazio tra memoria e futuro

Nella suggestiva cornice di Palazzo Borromeo, a Roma, l’ambasciatore Pietro Sebastiani ha conferito a monsignor Dario Edoardo Viganò l’onorificenza di commendatore. All’evento, sul tema “Il cinema: memoria visuale per il futuro”, è intervenuto anche il noto attore e regista Carlo Verdone

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

Il rapporto tra Chiesa e cinema è stato al centro della cerimonia tenutasi questa mattina nella sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede per il conferimento dell’onorificenza di commendatore dell’ordine della Stella d’Italia a monsignor Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e delle Scienze Sociali. L’incontro, moderato dalla giornalista della Rai Chiara del Gaudio, si è aperto con un momento di raccoglimento per ricordare il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. L'evento si è tenuto nella Sala del Caminetto, dominata da arazzi e dallo stemma dei Medici. In questo luogo si sono idealmente congiunti patrimoni culturali del passato con linguaggi contemporanei, tra cui quello del cinema. 

La motivazione dell'onorificenza

"L'altissimo profilo culturale e i rilevantissimi incarichi ecclesiastici ed accademici - si sottolinea tra l'altro nella motivazione letta dall'ambasciatore Pietro Sebastiani - fanno di monsignor Dario Edoardo Viganò uno dei punti di riferimento dell'intero panorama culturale italiano. I titoli accademici, gli incarichi in istituti di ricerca internazionali, l'attività di insegnamento in prestigiose università, anche straniere, i premi e i riconoscimenti, l'attività di ricerca e la vastissima pubblicistica testimoniano il suo indiscusso prestigio negli ambiti culturall e della comunicazione anche a livello internazionale". 

Ascolta l'intervista all'ambasciatore Pietro Sebastiani

È importantissimo “custodire la memoria”, ha detto a Vatican News l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, dal momento che viviamo in tempi in cui “tutto si brucia in fretta”. Per questo è necessaria “un’opera pedagogica continua, in particolare per quanto riguarda memorie visive” e per le tante espressioni d’arte di quella che si chiama “cultura immateriale”. Durante l'incontro Gianluca della Maggiore dell'Università Telematica Internazionale UniNettuno si è soffermato sulla relazione, nel mondo accademico, tra cinema e istituzioni.

Il patrimonio della memoria

Il conferimento della Stella d'Italia, ha spiegato monsignor Dario Edoardo Viganò, è l'occasione "per riannodare le fila della storia che Dio mi dato di vivere finora" "Il ringraziamento - ha sottolineato - va specialmente a Papa Francesco che mi ha manifestato in molti modi la sua personale vicinanza ed anche il suo interesse per i mezzi di comunicazione e il cinema in particolare". Dopo la consegna dell'onorificenza, monsignor Viganò ha donato all'ambasciatore Sebastiani una filigrana che celebra uno dei testi più antichi e autorevoli della Commedia dantesca, il codice Trivulziano della fine del Trecento. La pagina riprodotta è l'introduzione del Cantico dell'inferno. L'opera è stata realizzata dalla Bottega Tifernate.

Monsignor Dario Edoardo Viganò e l'ambasciatore Pietro Sebastiani
Monsignor Dario Edoardo Viganò e l'ambasciatore Pietro Sebastiani

Papa Francesco - ha ricordato a Vatican News monsignor Viganò - ha parlato recentemente dell’istituzione di una Mediateca vaticana per consegnare agli storici documenti audiovisivi, a partire dai quali comprendere le modalità dell’essere Chiesa nei vari contesti culturali. La memoria, ha aggiunto Viganò, è anche un grande patrimonio di generazioni “che hanno saputo vivere in maniera coesa, con grandi visioni di speranza, dei momenti ancora più tragici di quelli che ora viviamo”. “La memoria diventa davvero un patrimonio molto importante per costruire passo dopo passo: nonostante le fatiche, ci può essere “un futuro disegnato insieme da tutti”.

Ascolta l'intervista a monsignor Dario Edoardo Viganò

Il cinema italiano, ha poi sottolineato monsignor Viganò, è in grande spolvero: c’è un’industria che fatica a causa della pandemia, però sceneggiatori e registi sanno trovare “strade nuove per imporsi ad una attenzione non solo europea, ma davvero internazionale”, come ad esempio l’ultimo film di Sorrentino. Ma anche tante altre pellicole che sono “dei segnali, forse ancora timidi, per un rilancio importante del cinema italiano”.

Un momento dell'intervista a monsignor Dario Edoardo Viganò
Un momento dell'intervista a monsignor Dario Edoardo Viganò

Carlo Verdone: molti registi si sono confrontati con uomini di Chiesa

La giornata di oggi è stata dunque anche un'occasione per riflettere sul rapporto tra Chiesa e cinema. "Dal film 'La dolce vita' in poi - ha detto a Vatican News l'attore e regista Carlo Verdone - la Chiesa ha cominciato a sentire l'importanza del cinema, soprattutto di certi autori. La Chiesa si è accorta che c'erano personaggi come Robert Bresson, regista del film 'Il diario di un curato di campagna'. C'erano anche Pier Paolo Pasolini con il film 'Il Vangelo secondo Matteo' e Roberto Rossellini che ha girato 'Francesco, giullare di Dio'".

"Ci sono degli autori importanti che si avvicinano in qualche modo alla fede". E quindi all'interno della Chiesa ci sono stati "tanti studiosi di cinema", tra cui padre Virgilio Fantuzzi che "era amico di Marco Bellocchio, andava spesso a pranzo e a cena da Rossellini e da Fellini". "Molti autori hanno sentito il bisogno di confrontarsi con uomini di Chiesa" perché parlando con loro "si scuote qualcosa anche nella creazione e nasce qualcosa di più profondo".

Ascolta l'intervista a Carlo Verdone

Più umanità, meno violenza

Carlo Verdone ha poi sottolineato che un giorno, quando questa pandemia finirà, si potranno toccare in modo ironico alcuni aspetti di questa emergenza sanitaria, tra cui i tamponi etc. "Forse cercheremo di ricordarla con grande equilibrio attraverso dei tic e dei difetti che abbiamo visto in questo periodo". Ma in questo momento, in cui il bilancio delle vittime continua ad essere pesante, "è un argomento che non toccherei".

Un momento dell'intervista all'attore Carlo Verdone
Un momento dell'intervista all'attore Carlo Verdone

Il regista ha quindi aggiunto che nella comicità deve migliorare la sceneggiatura e ci deve "essere più umanità e meno violenza": "stiamo vedendo troppe serie televisive molto violente che sono di cattivo esempio ai rgazzi. Dobbiamo invece dare speranza, dare uno slancio alla fantasia". Pensando ad una ipotetica trama di un film ambientato tra le mura vaticane, Carlo Verdone ha infine affermato che potrebbe "forse interpretare un Papa, sempre visto da tutti, che riceve il 'dono' di tre ore in cui non è più il Pontefice, ma esce, cammina e guarda la città". "Un tempo limitato in cui non ha la faccia del Papa ed è vestito come un borghese. Chi lo sa"...

11 gennaio 2022, 14:15