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La prossimità di Caritas in Medio Oriente e Nord Africa

Caritas Internationalis sta svolgendo una serie di webinar in occasione del suo settantesimo anniversario. Si è iniziato il mese di ottobre con quello dedicato al Nord America, poi è stato il turno di Europa, Oceania e altre Regioni. Giovedì 2 dicembre è stata la volta del MONA, ovvero della Caritas del Medio Oriente e Nord Africa

Andrea De Angelis - Città del Vaticano 

Il seminario online dal titolo Promuovere lo sviluppo umano integrale - Caritas Oceania nello spirito della Laudato si', ha presentato il ruolo di Caritas nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MONA), con testimonianze da Libano, Siria, Mauritania ed altri Paesi dell'area. 

Paesi al crocevia

"Guardando i Paesi che compongono questa regione, ci si potrebbe chiedere cos'hanno in comune".  La domanda l'ha posta, all'inizio del seminario online ha guardato alla regione del Medio Oriente e Nord Africa, il presidente di Caritas Internationalis, Gabriel Hatti. "In comune - spiega - c'è l'essere un crocevia di tante difficoltà, sì, ma anche del dialogo, ed essere Chiesa è ciò che più ci accomuna". "Le nostre Caritas hanno, inoltre, iscritto nei loro geni e in quelli delle nostre società, questa chiamata permanente al dialogo, all'accoglienza reciproca della diversità e alla collaborazione con tutti per il bene comune. Come potete immaginare, questo cammino che stiamo facendo insieme non è facile. Ha luogo soprattutto in situazioni di emergenza e in condizioni estreme: guerre, occupazioni, pressioni politiche ed economiche", ha spiegato Hatti. "Anche se difficile, questo cammino è anche una grazia, perché tutte queste difficoltà sono una vera opportunità per la Caritas: riadattarsi costantemente allo scopo per cui è stata creata e - ha concluso - cercare di essere sempre più fedele ai suoi valori e al cuore di ciò che costituisce la sua missione: l'amore concreto e gratuito, al servizio di ogni persona umana in difficoltà e in vista dello sviluppo umano integrale; in uno spirito sinodale e ispirato dalle encicliche Laudato si' e Fratelli Tutti

La crisi del Libano 

Numerosi gli interventi nel corso del webinar di giovedì 2 dicembre, tra cui quello di padre Michel Abboud, Presidente di Caritas Libano, un Paese che nell'ultimo anno e mezzo ha visto aumentare in modo esponenziale il numero di persone bisognose di assistenza. Il Libano, alle prese con una forte crisi economica e sociale, ha dovuto fronteggiare anche quella sanitaria legata alla pandemia di Covid-19. Una crisi che, ha sottolineato padre Abboud, ha colpito anche i servizi pubblici di base come l'elettricità e l'acqua, con forti ripercusssioni anche sull'Istruzione. "La carenza di cibo e di altri beni stanno rendendo più difficile la possibilità per la gente di avere una buona alimentazione. Inoltre - ha spiegato - i tagli prolungati all'elettricità stanno causando intossicazioni alimentari". L'enorme inflazione ha costretto le famiglie della classe media a cercare aiuti alimentari, poiché "il costo medio mensile del cibo per una famiglia è pari a cinque volte il valore di uno stipendio". Il lavoro della Caritas libanese è aumentato e continua a crescere, giorno dopo giorno. "Non possiamo stare fermi e rimanere in silenzio di fronte ai dolori e alle sofferenze della gente. Chi una volta donava soldi o beni per le persone meno fortunate, ora chiede diversi tipi di assistenza per se stesso", ha rivelato padre Abboud, sottolineando come le richieste siano molteplici: farmaci, generi alimentari, ma anche sostegni di tipo psicologico. 

L'insicurezza alimentare in Mauritania 

Un milione di chilometri quadrati, dove vivono poco più di quattro milioni di persone, di cui quasi un terzo sotto la soglia di povertà. Con meno di un dollaro statunitense, dunque, al giorno. Gran parte delle persone meno abbienti si trovano in un contesto rurale. "Il problema cronico è l'insicurezza alimentare, la mancanza di accesso all'acqua", ha affermato all'inizio del suo intervento Benoît Boulangé, direttore di Caritas Mauritania. "Il 44% della popolazione ha meno di 15 anni, ma un quarto dei bambini non va a scuola", ha aggiunto, sottolineando come la sfida di una maggiore scolarizzazione sia un altro elemento fondamentale. Sfide per la popolazione, dunque, ma anche sfide per gli esponenti della Caritas locale, che lavorano "in una realtà totalmente musulmana, per e con la popolazione musulmana". Attraverso la promozione umana si riesce così "a mantenere una Visione, valori e principi fondamentali, in linea con lo spirito della Caritas, nel dialogo interculturale. Poi - ha proseguito - c'è la sfida dell'inclusione sociale. Di fronte alle tensioni comunitarie, Caritas Mauritania contribuisce alla collaborazione nelle comunità, tra gruppi di diversa origine all'interno di una zona rurale, all'interno di un quartiere periferico, tra persone migranti e nativi del posto. È un approccio attivo - ha concluso - contro la radicalizzazione.

Meno sanzioni, più aiuti 

Sono circa 200mila i siriani aiutati ogni anno dalla Caritas locale. Lo ha affermato, nel corso del suo intervento, Riad Sargi, direttore di Caritas Siria. "Il nostro aiuto arriva in modi diversi: dai cesti alimentari ai kit per l'igiene, dai programmi educativi - pagando le tasse scolastiche, distribuendo materiale di cancelleria e borse agli studenti - alla ristrutturazione di scuole e case. Vi è poi il supporto psicologico, compreso quello per i più piccoli, ed ancora dei progetti specifici per i più anziani, senza dimenticare tutto ciò che concerne i medicinali e l'abbigliamento". Parliamo di una realtà dove la guerra ha lasciato ferite ancora aperte.  "Oltre cinque milioni di persone sono andate via dalla Siria, ma ancora di più hanno abbandonato la propria casa per spostarsi in un'altra zona di un Paese che conta almeno 400mila vittime in dieci anni di guerra", ha spiegato Sargi. "Il fabbrisogno alimentare di una famiglia è pari al triplo di uno stipendio, basti pensare che il costo del pane è di 60 volte superiore a quello precedente alla guerra". Da qui il forte appello alla comunità internazionale, affinché si tolgano le sanzioni economiche. "Il popolo siriano paga un prezzo per una colpa non sua", ha concluso. 

06 dicembre 2021, 14:39