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Il cardinale Pietro Parolin durante una celebrazione nella Basilica vaticana (foto d'archivio) Il cardinale Pietro Parolin durante una celebrazione nella Basilica vaticana (foto d'archivio)  (Vatican Media)

Parolin, Messa in ricordo di padre Martignani per 30 anni a servizio della Santa Sede

Si è spento lo scorso luglio il padre cappuccino Luigi Martignani. Il 22 ottobre scorso il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha celebrato in suo suffragio una Messa in San Pietro alla presenta anche di alcuni familiari. Parolin ha messo in evidenza, come scrive L'Osservatore Romano in un articolo pubblicato oggi, la grande disponibilità del religioso al dialogo e alla collaborazione e il coraggio con cui ha affrontato la "dura prova" della malattia

L'Osservatore Romano

«Gesù sprona alla disponibilità — non priva a volte di eroismo — di riconciliarci con avversari e nemici e di promuovere gesti concreti di dialogo, concordia e pace, quanto mai necessari in un tempo segnato da pericolose contrapposizioni e squilibri sociali». Proprio la continua disponibilità «ad ogni tipo di impegno e collaborazione» ha caratterizzato i 30 anni di servizio in Segreteria di Stato del cappuccino Luigi Martignani, morto lo scorso 15 luglio. Lo ha ricordato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, celebrando il 22 ottobre scorso la messa di suffragio nella cappella del Coro della basilica Vaticana.

Sulla predisposizione alla collaborazione di padre Martignani, il porporato ha confidato come in una lettera in merito a nuovi incarichi ricevuti, il cappuccino — in perfetta sintonia con la Regola del proprio ordine — gli avesse scritto: «Ho sentito rinverdire in me quel piacere di lavorare e il gusto del servizio presso la Santa Sede, che avevo provato al momento dell’ingresso in Segreteria di Stato».

Alla presenza di alcuni familiari giunti da Borgo Tossignano, in diocesi di Imola — dove padre Martignani era nato il 17 luglio 1955 e dove è stato anche sepolto — con il porporato hanno concelebrato il sostituto, il segretario per i Rapporti con gli Stati e il segretario per le rappresentanze pontificie, rispettivamente gli arcivescovi Peña Parra, Gallagher e Pawłowski; il vescovo emerito di Alife-Caizzo, monsignor Di Cerbo; e i monsignori Cona, Wachowski e Rueda Beltz, rispettivamente assessore della Segreteria di Stato, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, e sottosegretario per il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede.

Il rito si è svolto in coincidenza con il 43° anniversario di inizio del ministero petrino di Giovanni Paolo II. E rievocandolo il cardinale Parolin ha inizialmente citato la frase pronunciata dal Pontefice polacco proprio il 22 ottobre 1978 in piazza San Pietro. Quel «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo» che scandì i passi del suo lungo pontificato. Un invito che il Pontefice polacco «non smetteva di rivolgere a tutti i popoli, incontrati personalmente nei numerosi viaggi, affinché arricchissero le proprie culture con i valori del Vangelo» ha osservato il segretario di Stato.

«“Non abbiate paura”, sono le parole che Gesù ha rivolto in più occasioni ai discepoli, quando li vedeva oppressi da angosce e difficoltà e persino tentati dall’incredulità nei suoi confronti» ha aggiunto il porporato nell’omelia, sottolineando come da questo punto di vista Wojtyła, «facendosi eco di quell’amorevole incoraggiamento, ha voluto esortare la Chiesa dell’epoca e l’intero mondo ad “aprire le porte a Cristo”».

Proprio con il Papa venuto “da un Paese lontano”, padre Martignani cominciò il suo servizio come officiale della Segreteria di Stato il 1° ottobre 1992. Ebbe così inizio il suo impegno quasi trentennale, costante e duraturo «dapprima nella Sezione italiana, successivamente presso l’Ufficio del personale e, infine, sebbene per pochi mesi, nella Terza sezione» ha specificato Parolin, mettendo in evidenza le elevate competenze, le «grandi capacità redazionali», la brillantezza «nel proporre le soluzioni a difficili questioni» del religioso cappuccino.

Il segretario di Stato ha, quindi, parlato della «dura prova» della grave malattia che ha colpito il suo collaboratore. Questo, ha detto, «gli ha però permesso di abbracciare, con paziente abbandono e fede, la croce del Signore e in essa vincere la paura umana che, come è naturale per tutti, lo ha colto di sorpresa proprio nei giorni del triduo pasquale di quest’anno». A conferma di tale atteggiamento la testimonianza del nipote Mattia, che ha raccontato come lo zio, cosciente dell’irrimediabilità delle sue condizioni di salute, affermasse «di essere pronto a qualsiasi soluzione».

26 ottobre 2021, 17:37