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La Santa Sede: aiutiamo il Libano a non sprofondare oltre

Il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Miroslaw Wachowski, interviene con un videomessaggio alla Conferenza organizzata da Francia e Nazioni Unite a un anno dall’esplosione che devastò il porto di Beirut: “Diamo ai libanesi la possibilità di un futuro migliore senza interferenze”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Usa il termine “sprofondare”, monsignor Miroslaw Wachowski, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, nel suo intervento alla Conferenza internazionale sul Libano organizzata per oggi da Francia e Nazioni Unite, per identificare il rischio che corre il Libano, già afflitto da una gravissima crisi socioeconomica e politica e che da dodici mesi si trova a fare i conti con le conseguenze della terribile esplosione al porto di Beirut, che ha causato 200 morti e 6 mila feriti. Wachowski usa, cioè, lo stesso termine pronunciato da Papa Francesco nel suo messaggio conclusivo della Giornata di preghiera e riflessione del primo luglio con i leader religiosi del Libano, quando invitò la comunità internazionale a intervenire perché, disse, “il Paese non sprofondi, ma avvii un cammino di ripresa”.

Un cammino di risalita 

E proprio questo è il principale auspicio della Santa Sede, afferma il prelato, intervenendo alla Conferenza tramite videomessaggio: “La Santa Sede auspica che la presente riunione, nell’aiutare economicamente il Paese, favorisca le condizioni affinché il Libano non sprofondi oltre, ma inizi una ripresa e un cammino di risalita che sarà a beneficio di tutti”.

Raccogliere 350 milioni di dollari per la popolazione

Obiettivo dell’evento, che si svolge oggi dalle 12 alle 15.30 a Parigi, è di raccogliere per il Libano – ancora senza governo e in preda a quella che diversi osservatori definiscono la peggiore crisi della storia del Paese – la cifra di 350 milioni di dollari, attraverso donazioni e investimenti, in modo da rispondere ai “nuovi bisogni” della popolazione, che adesso soffre anche per la mancanza di medicine. Il Papa, questa mattina, al termine dell’udienza generale in Aula Paolo VI, ha espresso infatti l’augurio che la Conferenza possa essere “proficua”. Anche il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha riconosciuto in un tweet la grande tenacia del popolo libanese, ribadendo che "questo è il momento per dimostrare solidarietà e sostenere i loro sforzi" per costruire insieme il futuro.

Un monumento a forma di martello che simboleggia la giustizia, di fronte ai silos di grano danneggiati dall'esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020
Un monumento a forma di martello che simboleggia la giustizia, di fronte ai silos di grano danneggiati dall'esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020

Esplosione a Beirut, "ulteriore tragedia"

Nel suo intervento video, monsignor Wachowski ha ringraziato il presidente francese, Emmanuel Macron, e il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, per la promozione di questa iniziativa. Un grazie pure alla comunità internazionale “che si è attivata fin da subito con celerità e generosità per venire incontro alle necessità immediate della popolazione di Beirut colpita da questa ulteriore tragedia”, che “ha causato tante vittime ed ingenti danni materiali”.

“La Santa Sede e le Agenzie umanitarie della Chiesa cattolica hanno offerto un aiuto sostanziale a sostegno delle vittime e della ricostruzione, in particolare delle case, degli ospedali e delle scuole”, ha ricordato il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, rammentando la “viva preoccupazione” mostrata in diverse occasioni dal Papa e dalla Santa Sede per il Paese dei Cedri.

Il Libano, messaggio universale di pace 


“Il Libano è una grande nazione che testimonia una esperienza unica del vivere insieme consolidata nel trascorso dei secoli e anche per questo non può essere lasciato in balia della sorte o nelle reti di chi persegue i propri interessi”, afferma Wachowski. “Il Libano è più di un Paese, è un messaggio universale di pace e di fratellanza che si leva dal Medio Oriente”, come ha ricordato recentemente Papa Francesco e, prima di lui, San Giovanni Paolo II. Fondamentale, pertanto, “che il Libano continui tale sua vocazione specifica”. Ma perché questo sia possibile, indica, “c’è bisogno dell’impegno di tutti, dentro e fuori del Paese”. Tornano di nuovo, a tal proposito, le parole del Papa nella Giornata per il Libano in Vaticano: “È essenziale che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti!”.

Aiutare il Paese a uscire dalla crisi

“Aiutiamo il Libano a trovare la via di uscita da questa grave crisi!”, è quindi l’appello di monsignor Wachowski. “Aiutiamo il suo popolo a non perdere la speranza, e diamo ai libanesi la possibilità di essere protagonisti di un futuro migliore nella loro terra e senza indebite interferenze”. Assistiamo il Libano, ha aggiunto citando ancora il Pontefice, “a riprendere un camino di ‘risurrezione’, con gesti concreti”.

Macron: la priorità è formare un governo 


Ad aprire i lavori della Conferenza è stato il presidente Macron, il quale ha ribadito che la priorità per il Libano rimane la formazione di un governo in grado di attuare le riforme. Nonostante la pressione francese e internazionale, la situazione politica libanese rimane allo stallo, con il primo ministro incaricato Najib Mikrati che sta cercando di appianare le divergenze tra le forze politiche. "I vertici dello Stato devono al popolo libanese la verità sull'esplosione che un anno fa ha devastato il porto di Beirut e parte della città", ha aggiunto Macron.

L'impegno economico di Francia e Stati Uniti

Il capo di Stato francese - che dall'esplosione ha visitato Beirut due volte - ha promesso oggi la donazione di altri 100 milioni di euro (118,54 milioni di dollari) per gli aiuti di emergenza per la nazione mediorentale, oltre a 500 mila dosi di vaccini anti-Covid. E nel corso della videoconferenza, anche gli Stati Uniti hanno promesso di destinare 100 milioni di dollari in aiuti umanitari al Libano. Lo ha annunciato il presidente Usa Joe Biden precisando che "questi si aggiungono ai 560 milioni di dollari in aiuti umanitari già forniti dagli Stati Uniti al Libano negli ultimi due anni". Con parole diverse, sia Macron che Biden hanno sottolineato in sostanza che tuttavia nessun aiuto sarà mai sufficiente se i politici libanesi non si impegnano a svolgere il duro ma necessario lavoro di riforma dell'economia e di lotta alla corruzione nel Paese.  

04 agosto 2021, 14:30