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Testolin: Josquin, primo umanista delle note, cambiò la musica del suo tempo

Il maestro Walter Testolin, direttore dell’ensemble “De labyrintho” e grande esperto di musica polifonica rinascimentale e madrigali, spiega la grandezza del musicista fiammingo scomparso 500 anni fa, vissuto per più di 10 anni a Roma, alla corte del cardinale milanese Ascanio Sforza. “E’ stato il primo grande umanista nella storia della musica”

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Josquin è il Michelangelo della musica” perché, come per il grande pittore e scultore italiano, “non serve mettere il cognome per sapere di chi parliamo”. Mella sua opera, “riesce a far coesistere in modo totale parola e musica” e questo ne fa il motore “anche inconsapevole, della grande rivoluzione che dopo la sua morte porterà alla nascita del madrigale, e da quella all’opera”. Il maestro Walter Testolin, cantore e direttore di coro vicentino, è tra i massimi conoscitori dell’opera di Josquin Desprez, il musicista fiammingo scomparso 500 anni fa, il 27 agosto 1521, nel nord della Francia, e così ne ricorda i motivi della fama.

Il maestro Walter Testolin davanti a Palazzo Sforza, dove Josquin avrebbe vissuto tra il 1492 e il 1499
Il maestro Walter Testolin davanti a Palazzo Sforza, dove Josquin avrebbe vissuto tra il 1492 e il 1499

“Il musico ritratto da Leonardo da Vinci è Josquin”

In questa ampia intervista, Testolin ci aiuta a ripercorrere i tratti principali della vita e dell’evoluzione artistica di Josquin, dalla formazione a Cambrai, dopo essere stato adottato dagli zii nel 1466, alla morte a Condé-sur-l’Escaut, sempre nel nord della Francia, nelle tappe fondamentali ad Aix-en-Provence, Milano, Roma e Ferrara. Ci parla poi dei quattro mottetti e della parte di Messa composti da Desprez scelti per il concerto celebrativo con l’ensemble “de Labyrintho”, da lui creata e diretta, che ha vent’anni di esperienza nell’esecuzione del repertorio volale polifonico del Rinascimento.

Ascolta l'intervista al maestro Walter Testolin (De labyrintho)

Maestro Testolin, ci racconti a grandi linee la formazione di Josquin Desprez e le sue esperienze di cantore e compositore prima del suo arrivo a Roma, dalla corte di Renato D'Angiò fino alla Cappella del cardinale milanese Ascanio Sforza…

Josquin nasce in un territorio conteso tra il Regno di Francia e il Ducato di Borgogna e la sua crescita avviene, come tutti i cantori dell'epoca, presso la cantoria di una chiesa, probabilmente di Cambrai, la chiesa di Saint Géry. E’ da lì che poi lui inizia la sua carriera che avrà il suo primo vero impiego ad Aix-en-Provence, nella Corte appunto di Renato D’Angiò. In quegli anni inizia ad evolvere il suo stile, che lo porterà forse poi anche a passare attraverso la corte di Luigi XI e poi, appunto, ad attirare l'attenzione del cardinale Ascanio Sforza, del quale sarà poi un “familiare”, da un certo punto di vista, sarà veramente un elemento portante della sua corte. Forse il più prestigioso degli artisti della corte di Ascanio.

 

A proposito del periodo milanese, su cosa fonda la sua tesi che il musico ritratto da Leonardo da Vinci oggi nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, sia proprio Josquin?

La mia ipotesi che quello possa essere Josquin, è legata al fatto che nella pergamena che il musico tiene in mano compaiono 6 lettere appena visibili e sono la j, la o, la s, la q, la i e la n, cioè si legge ”Josqin”. La cosa è molto delicata, nel senso che la lunghezza della scritta è inferiore al centimetro e l'altezza è di poco superiore al mezzo centimetro. veramente una cosa minuscola. Però purtroppo la pergamena aveva subìto durante i restauri di inizio Novecento dei pesanti interventi che hanno cancellato diverse parti, ma con un certo tipo di osservazione queste lettere in qualche modo emergono. Poi che sia lui o che non sia lui è un altro discorso. Io resto convinto che quell'uomo sia lui, anche perché probabilmente usciranno altre testimonianze che confermano che quell'uomo, quel cantore, era presente anche a Roma negli anni successivi.

Il maestro Walter Testolin davanti a Palazzo De Cupis, dove Josquin avrebbe vissuto tra il 1484 e il 1492
Il maestro Walter Testolin davanti a Palazzo De Cupis, dove Josquin avrebbe vissuto tra il 1484 e il 1492

Ci parli ora dell'arrivo di Josquin a Roma con la corte del cardinale Sforza, nel palazzo De Cupis, in Piazza Navona…

Le prime tracce di Josquin in Italia risalgono ai primi mesi del 1484, nelle quali lui si dice “familiaris et continuum commensalis” di un cardinale. Non lo nomina, però pochi mesi dopo sarà a tutti gli effetti nella corte di Ascanio. Dunque pensiamo che già da allora lui sia a Roma con Ascanio, e proprio nel palazzo che è le mie spalle, il palazzo De Cupis che è dall'agosto del 1484 la residenza romana di Ascanio Sforza. E in questa residenza risiedeva tutta la corte di Ascanio: i musicisti, i poeti, tutti. Sicchè probabilmente, dalla metà degli anni Ottanta del Quattrocento fino ai primi anni Novanta, Josquin quasi sicuramente risiedeva qui dietro, in Palazzo De Cupis, in Piazza Navona.

Quando arriva a Roma, il Papa è Innocenzo VIII. Cosa si sa dei rapporti del musicista con questo Pontefice, che lo vuole anche cantore nella Cappella musicale pontificia Sistina?

Josquin diventa cantore papale nel 1489, appunto con Innocenzo VIII, e immediatamente viene inserito nel ristretto novero di quei musicisti che non erano soltanto cantori, ma anche compositori papali. In quegli anni lui comincia a comporre alcune delle sue opere più importanti: tra tutte la Messa “L’homme armé super voces musicales”, che probabilmente viene scritta proprio qui, o comunque concepita qui. Una Messa straordinaria da diversi punti di vista soprattutto perché segnerà una linea di demarcazione nello stile in cui si scrive musica sul tema dell’Homme armé, che era un tema che da più di 30 anni investiva la pratica musicale dei grandi compositori. Con questa Messa Josquin da’ una lettura completamente diversa, forse la prima messa che possiamo considerare totalmente umanistica di Josquin. E forse la Messa che darà vita anche al nuovo Josquin, perché durante gli anni romani lui cambierà radicalmente e crescerà in maniera notevolissima. Diventerà in pochi anni da uno dei tanti compositori, al principale compositore europeo.

Un incisione che ritrae Josquin Desprez
Un incisione che ritrae Josquin Desprez

Nella seconda parte del suo soggiorno romano, Josquin si trasferisce dal Palazzo De Cupis in Piazza Navona al palazzo della vecchia cancelleria, il Palazzo Sforza. Perché avviene questo trasferimento e quando?

Nel 1492 Rodrigo Borgia, che era il precedente cancelliere, proprietario e costruttore del palazzo alle nostre spalle, viene eletto Papa col nome di Alessandro VI. A sua volta nomina Ascanio Sforza come cancelliere e lo fa trasferire all'interno del Palazzo della cancelleria, questo che è chiamato il vecchio Palazzo della cancelleria. Di conseguenza, Ascanio con tutta la sua corte si trasferisce qui, anche se sappiamo che Alessandro VI chiederà ad Ascanio comunque di risiedere nel Palazzo apostolico in Vaticano. Ma è pressoché sicuro che l'intera sua corte invece abbia continuato a risiedere nel palazzo.

 

Cosa si sa dei rapporti di Josquin con Papa Alessandro VI Borgia?

Si può presumere che, come quando lavorava con Innocenzo VIII, il suo rapporto fosse abbastanza blando, nel senso che era un cantore del Papa, in costante contatto col Papa, ma ovviamente erano categorie che non era possibile mettere insieme. È probabile che Josquin come gran parte del Coro papale abbia partecipato alle seconde nozze di Lucrezia, quando Alessandro era Papa, però non abbiamo grandi notizie. Sappiamo che sia Innocenzo sia Alessandro VI potevano essere comunque intervenuti dal punto di vista della committenza, nell'indicare un certo tipo di musica da scrivere. È probabile che proprio sia stato uno dei due Papi a indicare a Josquin di scrivere sia la Messa “L’homme armé super voces musicales” di cui abbiamo parlato prima, che l'altra Messa “L’ homme armé sexti toni”, scritta anch’essa a Roma, negli stessi anni. Entrambe, probabilmente, sono una diretta committenza papale.

Una testimonianza della grandezza di Josquin l'abbiamo da un suo contemporaneo, un suo collega musico, Serafino Aquilano, che in un suo sonetto riconosce la grandezza di Josquin e gli dice di non lamentarsi troppo se ancora questa grandezza non gli ha portato ricchezza…

Sì, il sonetto, che è dedicato “A Josquin, mio compagno musico d'Ascanio”, inizia con dei versi che sono già esplicativi. Dice: “Josquin non dir che il ciel sia crudo et empio, che ti adornò di sì sublime ingegno”. Poi però comincia a elencare una serie di elementi per i quali Josquin evidentemente si lamentava: i colleghi vestiti meglio, il fatto che fossero pagati di più, che lui fondamentalmente non fosse riconosciuto per la sua grandezza. Però Serafino conclude dicendo: “Guarda che tu sei come l'uomo che nuota con la zucca a fianco”, ovvero col salvagente, per quanto uno tenti di metterlo sott’acqua, lui tornerà sempre a galla. Gli sta dicendo: la tua musica, praticamente, sarà eterna. Ed è quello che fondamentalmente è successo.

Un altro probabile ritratto di Josquin Desprez (1450?-1521)
Un altro probabile ritratto di Josquin Desprez (1450?-1521)

E in cosa consiste, fondamentalmente, la grandezza di Josquin?

Diciamo che Josquin è un musicista che opera una svolta radicale nella storia della musica, una delle grandi svolte. E come spesso succede nelle grandi svolte, forse inconscia. Perché Josquin è il primo musicista che mette innanzitutto il significato della parola cantata davanti a tutte le altre cose. Lui fa sì che la musica possa essere la risposta armonica ai significati dei testi, che spesso sono Testi sacri, ma non solo, anche nelle chansons. C'è questo totale coesistere della parola e della musica nella sua opera, che fa sì che poi lui, inconsciamente, anche quasi senza volerlo, sia un po' il motore della grande rivoluzione che accadrà un paio di generazioni dopo la sua morte in Italia, e che vedrà la nascita del madrigale. Che sarà poi quella musica dalla quale nascerà l'opera. Però il primo a smuovere questo rapporto, a crearlo, a concretizzarlo, sarà lui. E’ quello che fa sì che musica e testo diventino una cosa unica.

Viene anche riconosciuta la sua capacità di espressività anche drammatica, la capacità di esprimere i sentimenti…

Assolutamente sì, ed è proprio perché lui riesce a far coincidere testo e musica che saprà esprimere compiutamente anche i sentimenti. Non a caso lui è considerato il primo grande umanista nella storia della musica, nel senso che la sua opera sembra prendere a cuore le sorti anche dell'uomo, esprimerne le sofferenze, le aspirazioni, le preghiere. Dare proprio l'idea che la musica, in qualche modo, può quasi tutto.

Di lui ha parlato anche Martin Lutero, suo contemporaneo, per dire che Josquin è padrone delle note, che hanno dovuto fare come vuole lui…

 E’ una frase molto famosa di Lutero, che ci spiega come nella difficoltà della tecnica compositiva del contrappunto dell'epoca, difficoltà in cui spesso i compositori annaspavano, oppure erano costretti a scegliere una direzione esclusivamente tecnica, lui riuscisse a non trovarsi mai in difficoltà. Aveva una capacità quasi di previsione di dove sarebbe andata a finire una frase e di come intersecarla con le altre e far sì che tutto nella sua scrittura sembrasse semplice, sembrasse naturale. Che poi era uno degli ideali dell'uomo dell'epoca, cioé quello di tentare di imitare la natura e fare quello che la natura ci indica nella sua apparente semplicità. E lui in questo era maestro.

[ Photo Embed: Un momento dell'esecuzione di un mottetto di Josquin in cappella Sistina. Il coro "De labyrintho" è diretta da Walter Testolin]
[ Photo Embed: Un momento dell'esecuzione di un mottetto di Josquin in cappella Sistina. Il coro "De labyrintho" è diretta da Walter Testolin]

Un'altra testimonianza della fama di Josquin la pubblicazione delle sue opere nei libri di Petrucci. Questo ha anche contribuito poi ad aumentare la sua stessa fama?

Senz'altro! Dobbiamo tenere presente che Petrucci nel suo terzo libro, quando la sua attività industriale, possiamo dire, è appena nata, decide di stampare un libro monografico che è anche la prima raccolta di Messe stampata e lo intitola semplicemente “Misse Josquin”. Raccoglie 5 Messe di Josquin e nel titolo non ha neanche bisogno di indicare il cognome del compositore, eppure il nome era abbastanza diffuso nelle regioni del nord-ovest della Francia, non era così raro. Ma nel suo caso non serviva mettere il cognome perché Josquin era Josquin. Era come parlare di Michelangelo: non serviva dire Buonarroti. E in qualche modo possiamo dire che Josquin è stato il Michelangelo della musica.

Ci parli sempre a grandi linee dell'ultimo periodo, prima a Ferrara e poi il ritorno in Francia e la morte.

Quando Josquin se ne va da Roma, la data è ancora abbastanza contrastata, subito torno in Francia. Però ci sono delle tracce di lettere che progressivamente lo mandano verso Ferrara. Nell’ aprile del 1503 Josquin arriva a Ferrara e ci starà per un anno. Avrà questo particolarissimo rapporto col duca Ercole d'Este, per il quale scriverà una delle sue opere più famose, il “Miserere mei Deus”. Però da subito, appena arrivato a Ferrara, Josquin continua con la sua pratica di chiedere suppliche, per ottenere benefici, per riuscire a tornare e ad avere anche un sostentamento fisso, costante. Va detto che quando Josquin va a Ferrara, viene assunto nonostante costi quasi il doppio di un altro grande compositore che veniva proposto, che era Heinrich Isaac, che costava 120 ducati, mentre lui ne costava 200. Però Ercole d’Este, comunque, si prende Josquin, e infatti nell'ambiente musicale è famoso per essere stato il magnate di Josquin, un po’ come Ascanio Sforza. Ad un certo punto Josquin riceve finalmente la risposta positiva a queste suppliche e viene nominato prevosto nella collegiata proprio di Condé, della cittadina dove era cresciuto. Sicché, in fretta e furia, prende armi e bagagli e si trasferisce, in un viaggio che si calcola sia durato più o meno una dozzina di giorni. E prende subito il ruolo di prevosto di questa collegiata di Notre Dame. Lì inizia l'ultima fase della sua storia, sia umana che musicale, ed è interessante, perché lì a Conde lui ha disposizione, tra l'altro, molte voci bianche, ha i pueri cantores. Cosi può scrivere anche musica di una tessitura a volte più acuta, e può scrivere per più voci, perché ha molti cantori e anche i pueri. Infatti comincia scrivere mottetti con un organico più ampio, e proprio in quel periodo lì comincia a scrivere i suoi più famosi mottetti a sei voci, come il “Praeter rerum seriem”, “Benedicta es” e tanti altri, che sono proprio il culmine della sua espansione musicale. D'altra parte lui continua questa ricerca della relazione fra testo e musica che troverà forse un altro dei suoi vertici nella sua ultima Messa che è la “Pange lingua”, che scrive negli ultimi anni della sua vita. E che è forse uno dei vertici, non solo della sua produzione, ma dell'intero Cinquecento ed è un po' un ponte fra il suo stile, lo stile dei fiamminghi del 400 e quello che diventerà poi lo stile di Palestrina a Roma.

Ancora l'esecuzione di un brano di Josquin in Cappella Sistina. Il coro "De labyrintho" è diretta da Walter Testolin
Ancora l'esecuzione di un brano di Josquin in Cappella Sistina. Il coro "De labyrintho" è diretta da Walter Testolin

Che cosa si sa della sua morte, il 27 agosto del 1521?

Abbiamo un documento in cui lui dichiara di essere uno straniero a Condé, perché era cresciuto dall'altra parte del fiume, nei territori borgognoni ed era stato poi adottato dagli zii a Condé. Si sa che lascia tutto alla Collegiata, e si sa che vuole che la processione che passerà sotto sua finestra, mentre lui sta per morire, gli canti il suo “Pater Noster”. Questo è uno dei momenti in cui si sa di più di Josquin, perchè ormai era diventato il grande nome di quella piccola località e ci ha lasciato appunto un testamento che, visto come è scritto il suo Pater Noster, che è un pezzo piuttosto toccante, ci aiuta a conoscere quello che poteva essere il suo carattere, che sappiamo probabilmente non essere stato molto tranquillo. Probabilmente era un uomo abbastanza energico e anche abbastanza sanguigno.

Con l’ensemble De Labirintho da lei creata, insieme alla Cappella musicale pontificia Sistina, celebrerete il cinquecentesimo anniversario della sua morte con un concerto. Quali brani avete scelto?

Noi abbiamo cercato intanto dei brani che potessero in qualche modo descrivere il percorso di Josquin ma che soprattutto avessero un legame diretto con Roma. A parte il “Praeter rerum seriem” che citavo prima, che riguarda il suo ultimo periodo, abbiamo scelto di cantare l’ “Illibata Dei virgo nutrix” che è un mottetto in cui Josquin si firma. E’ una specie di autoritratto, nel senso che pone il suo nome come acrostico sui versi della prima pars. Abbiamo scelto anche includere delle parti della “Missa Gaudeamus”, Messa di straordinaria bellezza scritta a Roma e poi abbiamo scelto due mottetti che hanno un preciso riferimento alla Cappella Sistina. Uno è il “Factum est autem”, che descrive la scena del battesimo di Cristo tratta dal Vangelo di Luca. L'idea è quella di eseguirla sotto l'affresco di Perugino che descrive la stessa scena, e poi questo enorme mottetto, il “Liber generationis Jesu Cristi”, la genealogia di Cristo che è l’iniziò del Vangelo secondo Matteo, che ha la caratteristica di essere completamente rappresentata all'interno della Cappella Sistina da Michelangelo. Sono i nomi, potremmo dire, dei parenti di Cristo da Abramo fino a Giuseppe che Josquin ha messo in musica e che Michelangelo, pochissimi anni dopo, ha dipinto nelle lunette della Sistina.

E cosa significa per voi questo concerto?

Per me un regalo: è una specie di coronamento di una vita, Perché poter cantare Josquin, non solo nel luogo più bello del mondo, possiamo dire, ma nel luogo dove lui stesso cantava, dove c'è la sua firma, dove c'è l'unica traccia reale della sua scrittura, che abbiamo tutt'ora. Con Michelangelo intorno, con Botticelli, con il Perugino, è commovente. E’ un regalo, appunto.

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"De labyrintho" canta Josquin in Cappella Sistina
27 agosto 2021, 08:30