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Maria di Madgala e le sue «sorelle»

Nel giorno della festa di Santa Maria Maddalena ripercorriamo sulle pagine de L'Osservatore Romano l'itinerario mistico che l'apostola degli apostoli rappresenta, e ritroviamo le diverse figure di donne presenti nei vangeli che in lei convergono

di Antonella Lumini

Secondo la tradizione medievale, nell’iconografia di santa Maria Maddalena, vanno a confluire come tessere di un unico mosaico, diverse figure di donne presenti nei vangeli. La lettura spirituale che scaturisce dai padri e in particolare da Gregorio Magno, mira a far risaltare, attraverso le varie figure femminili che costellano la variegata immagine di Maria di Magdala, un vero e proprio itinerario mistico. 

Citata fra le donne alla sequela Gesù (Marco 15,40), come colei che è liberata da sette demoni (Marco 16,9; Luca 8,2), presente fra le mirofore che si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, assume in Giovanni i suoi aspetti più rilevanti: è sotto la croce (Giovanni 19,25), è la prima testimone della resurrezione e inviata a darne l’annuncio agli apostoli (Giovanni 20,1-18).

La tradizione antica ne rafforza l’intensità incorporando elementi messi in luce da altre donne. La peccatrice che lava i piedi di Gesù con le lacrime e li asciuga con i capelli (Luca 7,36-38); la donna di Betania che cosparge il vasetto pieno di nardo sul capo di Gesù (Matteo 26, 1-13; Mc 14, 1-9). Un racconto similare è riproposto in Giovanni, dove però la donna è Maria di Betania, sorella di Marta e Lazzaro e non cosparge la testa, ma i piedi di Gesù, asciugandoli con i capelli come nel primo racconto (Giovanni 12, 1-8).

Certamente un bell’intreccio da dipanare per filologi e storici, ma molto meno problematico per la tradizione antica che invece semplicemente fonde le diverse donne in una sola. Certamente il tratto più pregnante è la sua unificazione con Maria di Betania, che, «sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola» (Luca 10, 39). Già a partire da una delle fonti più antiche, la Vita della beata Maria Maddalena e di sua sorella santa Marta, testo latino anonimo (XI secolo), falsamente attribuito a Mauro Rabano (780/84-856), è attestata questa convergenza, confermata anche dalla Legenda aurea (XIII secolo), di Jacopo da Voragine.

Lo spessore della figura viene a delinearsi assumendo quella fisionomia di vero e proprio itinerario di trasformazione che, nonostante i risultati dell’approccio storico filologico, ancora sopravvive nelle coscienze. L’incontro con l’amore di Cristo libera la peccatrice, alla quale, come risulta dalle parole di Gesù pronunciate in casa di Simeone il fariseo: «sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato» (Luca 7, 47). La peccatrice, sentendosi accolta, ha amato Gesù di un amore ardente e per questo profondamente perdonata. Nei passi riferiti a Maria di Magdala si parla di sette demoni, alludendo allo stato di peccato, ma nella donna anonima di Luca si specifica una peccatrice, il che dà una connotazione precisa al peccato. Ciò nonostante, l’amore ardente che la unisce a Gesù, ne fa l’amata, che nella tradizione assume varie colorazioni, ma che nella lettura spirituale indica colei che vive con Gesù un’intima comunione d’amore, talmente ardente, che la porta a condividerne la passione, a restare sotto la croce, a divenire la prima testimone oculare della resurrezione.

Fin dalle fonti più antiche è chiamata apostola degli apostoli per essere stata inviata da Gesù ad annunciare la resurrezione ai fratelli. Insieme a Maria, la madre, e a Giovanni, il discepolo amato, va a costituire il filo aureo di un annuncio che si trasmette attraverso la comunione intima con Gesù che possiamo definire unione mistica. Pertanto a fianco dell’annuncio portato attraverso la predicazione, che caratterizza la Chiesa petrina, si effonde un annuncio più nascosto, interiore, silenzioso, sempre tenuto vivo dal fuoco dello Spirito santo e che, nonostante tanti tentativi di tesi a soffocarlo, mai potrà morire. «Signore e lui? Gesù gli rispose: Se voglio che lui rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi» (Giovanni. 21, 21-22).

Via mistica che si apre non solo per pochi eletti come per Maria, la madre, che entra per purezza e grazia, o come per Giovanni, il discepolo amato, ma anche per coloro che, come la Maddalena, entrano attraverso la conoscenza del peccato. Lei ne fa una possibilità per tutti. Questo ne spiega la grande devozione popolare.

Il peccato può trasformarsi in strumento di grazia e di salvezza. Maria, la madre, è il silenzio, l’amore puro. Giovanni l’amore mistico nel suo rivelarsi. Maria Maddalena è invece l’amore della trasmutazione che richiede il crogiolo dell’opera al nero, cioè l’assunzione delle tenebre al fine di poterle consumare. L’annuncio della resurrezione richiede lo svelamento di tutte le misteriose dimensioni dell’amore che, nell’itinerario mistico guidato dallo Spirito, non possono essere cronologiche, ma sempre fra loro intersecate.

Altra interessante fonte il cosiddetto Vangelo di Maria, insieme di frammenti in copto saidico databile al v secolo, ma ritenuto copia di un originale di probabile datazione al ii.

Di evidente natura gnostica presenta Maria di Magdala come l’amata di Gesù e sua profonda confidente dalla quale emerge una misteriosa sapienza sconosciuta agli apostoli «Egli l’ha amata più di noi. Pentiamoci dunque e diventiamo l’essere umano nella sua interezza; lasciamolo mettere radici in noi e crescere come Egli ha chiesto. Andiamo ad annunciare il vangelo senza cercare di stabilire altre regole e altre leggi all’infuori di quelle di cui Egli fu il testimone». Ma dove conduce questa via silenziosa, misteriosa, ardente? Maria di Magdala, secondo la tradizione agiografica greca, sembra seguire l’evangelista Giovanni a Efeso e qui terminare in santità i suoi giorni. Ma la tradizione latina offre la versione più diffusa secondo la quale con Marta e Lazzaro s’imbarca per fuggire dalle persecuzioni. Approda a Marsiglia e inizia ad annunciare il vangelo finché non si spinge verso un luogo deserto e selvaggio dove si narra rimase per trenta anni chiusa in una grotta presso il massiccio di Sainte-Baume. Qui morì, fu sepolta, qui fu costruita l’importante basilica (xiii- xiv secolo) a suo nome che insieme a quella di Vézelay, dove nell’XI secolo erano state traslate le sue reliquie, costituisce i suoi più importanti luoghi di culto.

L’annuncio della resurrezione avviene attraverso una vita risorta, attraverso la resurrezione della carne, la testimonianza di una vita rinnovata dallo Spirito. La resurrezione non può prescindere dalla passione, dall’assunzione della morte. Chi accoglie la luce del Risorto si lascia illuminare e la prima cosa che vede sono le tenebre che abitano il mondo. Perché germini la vita nuova serve il tempo della purificazione. Resurrezione della carne vuol dire che tutto quanto giace nella morte deve ritornare alla vita. Questo l’annuncio della resurrezione testimoniato da Maria di Magdala per lunghi anni rimasta in una grotta, per intraprendere una via di purificazione. S’inoltra nel mistero dell’amore abissale, insondabile e sempre oltre che abbraccia quanto più si allontana e si chiude. Assume l’immagine della penitente nel deserto, simbolo per eccellenza della via di purificazione, particolarmente evocativo nei nostri giorni di smarrimento in cui cerchiamo di trovare un appiglio per ricominciare in modo migliore. Silenzio, solitudine, abbandono, come per la Maddalena nella grotta, chiamano verso una svolta di vera conversione, di svuotamento dallo spirito di inganno che ci domina in maniera subdola e sotterranea. Serve lo smascheramento dello sguardo per cominciare a vedere nella nuda verità.

Sentire il peso della storia e assumerlo, offrendo il dolore di tutto quello che vediamo. Questa la passione/resurrezione secondo Maria di Magdala che chiede di aderire senza più resistenze al dolore per viverne la consumazione e conoscerne la luce.

22 luglio 2021, 09:00