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È beata suor Maria Laura Mainetti, il volto della carità

Nello stadio di Chiavenna, in provincia di Sondrio, la beatificazione della religiosa appartenente alla Congregazione delle Figlie della Croce. Suor Maria Laura venne uccisa “in odium fidei” il 6 giugno del 2000 da tre giovanissime che offrirono la sua vita come rito satanico. La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Sull'altare una teca reliquiario contenente una pietra intrisa di sangue raccolta sul luogo del martirio della suora

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

C’è luce e grazia nel volto di suor Maria Laura Mainetti. Nelle foto appare sempre con un sorriso accennato, riflesso di un pudore tipico della sua terra, Colico, nel lecchese dove era nata il 20 agosto del 1939. Oggi quel volto appartiene alla schiera dei beati. La Chiesa infatti ha riconosciuto il suo martirio, il coronamento di una vita donata al Signore, offerta agli altri che erano il primo pensiero. Anche quelle ragazze che l’hanno uccisa a Chiavenna, in una sera di inizio estate, per offrire il suo sacrificio al male, erano nel cuore di questa religiosa, sempre prudente e dedicata, per loro ebbe parole di amore e perdono.  

Il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, nel rito di beatificazione ricorda che suor Maria Laura chiedeva a Dio la grazia della “vera carità” che consiste, come sottolineava san Tommaso, “nell’amare Dio più di se stessi e il prossimo come se stessi ed è l’opposto dell’amore di sé”.

La festa ogni anno il 6 giugno

La festa della nuova beata, secondo il decreto papale letto dal cardinale, sarà celebrata ogni anno proprio il 6 giugno, "giorno della sua nascita al Cielo". L'arazzo che ritrae suor Maria Laura non è stato esposto durante la cerimonia a causa delle condizioni meteo, in particolare del forte vento che soffia, pur nella giornata di sole, sulla piccola cittadina quasi ai confini con la Svizzera e sul suo stadio comunale, e sarà esposto in un secondo tempo presso la Diocesi di Como, di cui Chiavenna fa parte.

La carità, segno di Cristo

Nella sua omelia, il cardinale Semeraro si chiede se ancora oggi nella Chiesa ci siano “fatti caritativi” che ci fanno intravedere la presenza di Cristo fra noi. La risposta è affermativa perché sono tante “le luci di carità” che si irradiano:

Osservate quante vocazioni di uomini e di donne ancor oggi immolano vite giovani e fiorenti all’esercizio e alla testimonianza della carità. La beata Maria Laura Mainetti, che invocò dal Signore il dono della "vera carità", è una di queste testimoni. Anzi, è martire!

Le mani tese 

Soffermandosi sul mistero dell’Eucaristia che si celebra questa domenica, il prefetto Semeraro parla dell’ “annuncio di morte di Gesù” ma anche dell’offerta di vita che il Signore dona ai suoi discepoli. Una consegna racchiusa nel pane e nel vino che raggiunge anche noi nella mensa quando si ripete “in memoria di lui”. Parole di congedo e di “promessa”, fiori di speranza, “mani tese verso di noi – afferma il cardinale – che tutti ci raccoglie”.

Vestiti di lino puro e splendente

È il “vino nuovo” che Gesù attende di bere con noi ma che pregusta “ogni volta che la sua comunità – quella per la quale ha dato la sua vita e alla quale il Padre lo ha ridonato risorto – fa memoria di Lui in attesa della sua venuta”.

E già degustano il "vino nuovo" del Regno quanti sono rivestiti della "veste di lino puro e splendente", ossia delle "opere giuste dei santi", per i quali è scritto: "Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!". Tra questi invitati la Chiesa oggi riconosce la beata martire Maria Laura Mainetti.

Perdonando si è perdonati

Gli ultimi istanti della vita della suora sono nel segno del perdono, di quel “come noi li rimettiamo ai nostri debitori” che si recita nel Padre Nostro. “Una fotocopia del Vangelo” è il perdono di Maria Laura Mainetti, secondo un testimone della sua causa di beatificazione, coltivato ogni giorno nella quotidianità, in una vita semplice – lei diceva – ma votata agli altri, il “senso pieno” del suo essere.

La santità è così: non è il frutto di uno sforzo umano, ma spunta semplicemente come un fiore nel prato.

Tanti fiori diversi, tante anime che profumano “il giardino di Gesù”, come ripeteva santa Teresa di Gesù Bambino, molto amata dalla nuova beata, e dove “la perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere ciò che Egli vuole che noi siamo”.

Nel quotidiano la radice del bene

Citando la Gaudete et exsultate di Papa Francesco, il cardinale Semeraro ricorda che la santità è offrire la propria testimonianza ogni giorno, lì dove ognuno si trova.

Oggi, forse, è necessario ricordarlo: il terreno per la fioritura della santità non è l’eccezionale, ma la fedeltà nel quotidiano. È in esso che si fa presente il momento opportuno (kairós). Alla fin fine, la "vera carità" che la beata Maria Laura Mainetti scelse e portò a compimento nell’ora del martirio.

Un offrirsi completamente all’amore di Dio perché è in quella unica radice che cresce il bene.

06 giugno 2021, 17:00