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L’ambizione mite di comunicare a tutti

I dicasteri della Santa Sede raccontati dall’interno: storia, obiettivi e "bilancio di missione", come funzionano le strutture che sostengono il ministero del Papa. Il Dicastero per la Comunicazione nell’intervista al prefetto, Paolo Ruffini

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

La sua è una storia recentissima dalle radici antiche. Il Dicastero Per la Comunicazione si avvia a compiere in giugno i sei anni di vita, ma nella famiglia che dal 2015 ha preso a rimodellarsi in un’unica struttura batte il cuore delle varie realtà che da molti decenni – spesso secoli come nel caso della Tipografia – sostengono il magistero dei Papi e in generale l’informazione vaticana attraverso i mezzi tradizionali e quelli delle tecnologie multimediali. Il processo di riforma avviato da Papa Francesco prosegue e tiene lo sguardo fisso su quel “contesto comunicativo” che muta in continuazione. “La nostra ambizione mite – afferma il prefetto del dicastero, Paolo Ruffini – è quella far sentire i tanti che ci seguono, e sono milioni oggi anche attraverso il web e i social, protagonisti in prima linea di quell'avventura collettiva che è la storia che si fa; e che ha bisogno di una lettura cristiana per essere capita.”

Il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini
Il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini

Con il Motu Proprio L'attuale contesto comunicativo Papa Francesco avvia nel 2015 una radicale trasformazione dei media vaticani, che da quel momento cominciano un percorso di convergenza all’interno di un unisco dicastero. Quali passi sono stati compiuti e quali restano da compiere?

Prima di parlare dei passi compiuti con la riforma, e di quelli ancora da compiere, forse dobbiamo fare un passo indietro. Anzi, più d’uno. Per capire perché esiste questo Dicastero, quale è il suo compito, dobbiamo riavvolgere il nastro. Cominciare dall’inizio. Dal perché per la Chiesa la comunicazione è una missione.

Dalla funzione della comunicazione nel tenere unita la Sede di Pietro con i fedeli di tutto il mondo Dal perché, dalla Pentecoste, la comunicazione della Chiesa parla tutte le lingue. E dal come sia possibile che questo porti non alla confusione di Babele ma (dagli albori del cristianesimo ad oggi) alla misteriosa sinfonia di un’unità nella diversità. Grazie alla quale allora come oggi, di noi cristiani si può dire “per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino ai confini del mondo le loro parole” (Sal 19).

Quanto ai passi compiuti e da compiere, questa metafora ci dice una cosa innanzitutto. Ogni riforma è un cammino. Ma nessun cammino parte dal nulla. Nemmeno il nostro.

Le nuove tecnologie ci sfidano, ma anche questa non è una novità. In questo senso possiamo dire che la storia del Dicastero per la Comunicazione nasce addirittura secoli fa. E nasce dal nostro essere membra gli uni degli altri. La Chiesa non può non comunicare. Esiste anzi anche per questo. Sono 434 anni che la Santa Sede ha una tipografia. La stampa a caratteri mobili era appena stata inventata da Gutenberg. Che riprodusse per la prima volta la Bibbia con la nuova tecnica nel 1455. Sono 160 anni che ha un giornale, 95 che ha una casa editrice. Sono 90 anni che ha una radio; 25 che ha un portale web. 82 anni fa nasceva la Sala Stampa della Santa Sede. 75 anni fa veniva istituita la Pontificia Commissione che poi diventò il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. 62 anni fa la Filmoteca vaticana, 38 anni fa il Centro televisivo vaticano, 26 anni fa l'Ufficio Internet vaticano. E cinque anni fa è nato il Dicastero. Il suo scopo era ed è l’unità. Ma oggi come allora una unità plurale. Una unità nella diversità delle professioni, dei media, dei ruoli, delle funzioni.

La Libreria Editrice Vaticana al Salone del Libro di Torino (2019)
La Libreria Editrice Vaticana al Salone del Libro di Torino (2019)

Che in qualche modo però c’era già, c’è sempre stata…

È vero. In questo senso infatti più che di radicale trasformazione penso sia meglio parlare di naturale evoluzione. Sempre il cristianesimo si è misurato con il tempo. Non possiamo sotterrare i talenti che la tecnologia ci offre sul fronte della comunicazione. Talenti che possono essere usati bene o male. Per unire o per dividere. Per diffondere la verità o la menzogna. L’amore o l’odio.

Si può già fare un bilancio di questi anni?

Certo. A patto di sentirsi sempre in cammino. Se ci guardiamo indietro misuriamo i tanti passi che abbiamo fatto. Se guardiamo avanti avvertiamo quanta strada dobbiamo ancora fare. E ci rendiamo conto che sempre sarà così. Oggi noi viviamo in un mondo che cinque anni fa non c’era. I nostri figli sono già abituati a questo tempo così veloce; dove non solo il cambiamento è continuo, ma è anche rapidissimo. E ci sfida. Non possiamo fermarci. La stessa parola “attuale”, che il Papa ha usato nel suo Motu proprio, non descrive ciò che era attuale cinque anni fa, ci indica piuttosto che non possiamo sfuggire all’attualità del tempo. Dobbiamo cercare di non rimanere indietro.

La riforma non sarà mai compiuta, perché noi corriamo insieme al tempo: ognuno di noi si deve sentire sfidato ogni giorno, senza paura, senza complessi né di inferiorità né di superiorità. Quanto al bilancio, inevitabilmente provvisorio, credo che la consapevolezza di essere una cosa sola sia cresciuta in questi anni.

Oggi il Dicastero per la Comunicazione è una realtà multimediale che diffonde i programmi di Radio Vaticana in 41 lingue (12mila ora di trasmissione nel 2020).

È il Centro di trasmissioni in onda corta di Santa Maria di Galeria. È un portale news in 43 lingue. Che non diffonde solo notizie, ma accompagna i fedeli anche nella preghiera (250 milioni di pagine lette nel 2020). È una galassia di account social (nelle tante sue lingue) che hanno costruito una rete di bene (5 milioni di utenti in 26 lingue su Facebook, con tasso di crescita del 23 per cento nel 2020; 101 milioni di video visti su YouTube nel 2020; oltre tre miliardi le visualizzazioni sugli account Twitter nel 2020).

Al lavoro in una delle regie di Palazzo Pio
Al lavoro in una delle regie di Palazzo Pio

È la redazione del sito Vatican.va che custodisce il magistero della Chiesa e dei messaggi pontifici su Instagram e su Twitter (nel 2020 sono stati letti 36 miliardi di volte; ogni singolo tweet ha raggiunto fino a 19 milioni di utenti).

È un centro di produzione tv, che oltre a diffondere le immagini del Papa contribuisce a realizzare documentari sulla storia della Chiesa (337 trasmissioni in diretta nel 2020, cui si aggiungono le registrazioni per documentazione di tutte tutti gli eventi pontifici e di altri importanti eventi). È una casa editrice con i suoi libri e le sue due librerie (165 libri pubblicati nel 2020). È un giornale, l’Osservatore Romano, scritto in sette lingue.

È un servizio fotografico. È una tipografia. È una Sala Stampa che parla più lingue, pubblica ogni giorno un bollettino e si interfaccia con i media di tutto il mondo. È un archivio multimediale.

È l’infrastruttura tecnologica che sta dietro tutto questo, che ha sviluppato i siti internet dei Dicasteri della Santa Sede, che ci permette di ascoltare la voce del Papa in piazza San Pietro, di vedere le immagini sui maxischermi. Tutto questo può esistere solo grazie al sostegno dei cattolici in tutto il mondo. È nella loro fiducia e nel loro aiuto che troviamo la forza per andare avanti. E la molla che ci spinge ad esserne degni. Con la riforma Papa Francesco ci ha spinti a partire innanzitutto da noi stessi.

Ci ha chiesto di fare in modo che ognuno di noi che lavora al Dicastero senta di far parte di una squadra più grande, avverta il suo ruolo come parte, essenziale ma non unica, necessaria ma non esclusiva, di un disegno più ampio. Che ci ricomprende tutti,

Ora sta a noi offrire il miglior servizio possibile a tutti coloro che usufruiscono del nostro lavoro per fare a loro volta informazione, nelle diverse lingue, nei loro Paesi.

Sta a noi, e a tutti coloro che ci leggono, ci ascoltano, guardano in tv o sui computer il nostro racconto per immagini, far sì che questa non sia solo una sinergia, una questione funzionale, ma espressione comunicativa del nostro essere una cosa sola, della nostra comunione, del nostro essere membra gli uni degli altri, della nostra capacità di dialogare con tutto il mondo, da fratelli e sorelle.

Palazzo Pio, l'open space del Dipartimento ICT
Palazzo Pio, l'open space del Dipartimento ICT

Quali i passaggi più importanti e significativi?

La Radio Vaticana ha portato la sua storia bellissima dentro l’universo digitale di Vatican News. L’Osservatore Romano, che si è appena trasferito nello stesso edificio dove si trovano le redazioni di Radio Vaticana, ha visto valorizzato il proprio lavoro, il proprio servizio, la propria testata, nel gioco di squadra che è venuto naturale esprimere.

E così la Radio, che attraverso il web ha dato vita ad un progetto multimediale, multilingue unico al mondo. Il Servizio fotografico ha messo a disposizione le proprie immagini, il proprio archivio, la propria sensibilità non solo del giornale, ma anche del portale e dei canali social media, tra cui quelli ufficiali del Santo Padre. Il Ctv, divenuto Vatican Media, ha alimentato l’intero sistema delle comunicazioni, realizzando riprese che rimarranno nella storia della Chiesa e del mondo. La Libreria editrice vaticana ha dato vita ad un progetto che le consente di stampare anche on demand, nelle diverse lingue. Ha realizzato anche degli e-book. Ha dato vita ad un sito che testimonia il nostro sforzo di accompagnare con una riflessione approfondita l’attività della comunicazione giorno per giorno.

I passi sono stati tanti. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati la riforma grafica dell’Osservatore Romano, e la app con cui si può leggere il giornale da uno smartphone. E poi le web radio, che hanno come obiettivo quello di far diventare l’offerta di Radio Vaticana una moderna radio multilingue. Una cosa a cui teniamo molto è il legame sempre più forte con le Chiese locali. Che ci ha portato a mettere a disposizione di ogni diocesi, di ogni parrocchia, di ogni istituto religioso nel mondo un widget, uno strumento telematico, per avere disponibile tutta la nostra offerta sul loro sito. Il nostro servizio, infatti, ha senso proprio per il suo essere strumento di comunione e di condivisione e di informazione fondata sulla ricerca, come dice sempre il Papa, “del vero, del bene e del giusto”.

Quali sono stati i passaggi più difficili?

La pandemia sicuramente ci ha sfidato a compiere in pochi mesi un salto in avanti dal punto di vista tecnologico. Ma ogni giorno ha avuto le sue pene e le sue soddisfazioni. Passo dopo passo andiamo avanti, ogni giorno un passo in più. Ci sono state anche tante incomprensioni sulla riforma. Non si trattava, infatti, di cancellare una storia, ma di renderla viva. Non si trattava di omologare l’offerta, ma di differenziarla secondo il mezzo. Il digitale ci permette connessioni prima impensabili con tutto il mondo. Ci permette di passare dalla logica della trasmissione, a quella della relazione, dal pensarci produttori di contenuti al viverci come instauratori di relazioni. Ci permette di mantenere la pluralità linguistica e culturale. Si trattava e si tratta in buona sostanza di impiegare bene i nostri talenti.

Una riunione del consiglio del Dicastero nella sede di Via della Conciliazione
Una riunione del consiglio del Dicastero nella sede di Via della Conciliazione

E quali i prossimi progetti?

Abbiamo appena varato un progetto di formazione su come comunicare le fede nel mondo digitale che ha riunito giovani comunicatori da tutti i continenti. Stiamo per rendere la nostra comunicazione accessibile a tutti, anche a chi non vede o non sente. Abbiamo un progetto per rendere la Sala stampa sempre più efficiente, più collegata con i media di tutto il mondo. Per gestire un sistema di accreditamento a distanza in modo che tutti i media di tutto il mondo possano essere direttamente collegati a noi. Abbiamo soprattutto il progetto di essere sempre di più membra gli uni degli altri. Il mondo digitale non è un ready made. È un mondo che cambia, si evolve, si reinventa. Anche noi possiamo cambiarlo, reinventarlo. Sta a noi intanto cercare di costruire una rete delle reti.

Tra i compiti essenziali del Dicastero ci sono quelli di diffondere il magistero del Papa e di informare sull’attività della Santa Sede e della Chiesa nel mondo. Per farlo vengono utilizzate notevoli risorse professionali, culturali, linguistiche e tecnologiche. Quali sono nel dettaglio?

Sono, siamo, tante persone. Diverse per lingua, Paesi di provenienza, mestiere. Ma unite dalla stessa missione. Dalla stessa fede. Dal Battesimo. Siamo laiche e laici, religiosi, religiose, sacerdoti. Siamo operai, giornalisti, tipografi, tecnici, autisti, grafici, ingegneri, esperti di informatica, fotografi, cameramen, montatori audio e video, registi, archivisti, impiegati, magazzinieri. Misuriamo ogni giorno la bellezza del nostro essere una cosa sola. Ed anche lo scarto ciò che vorremmo essere e ciò che siamo. E questo ci aiuta a cercare di fare sempre meglio.

Il Dicastero per la Comunicazione ha assorbito al proprio interno il personale prima distribuito in nove enti diversi. Quali sono i numeri effettivi e in che modo si è lavorato per gestirne la riorganizzazione?

Oggi siamo 565 persone. All’inizio della riforma eravamo 640. Allora, circa la metà del personale era in capo alla Radio Vaticana (332 unità) ma anche la Tipografia (83 unità) e l’Osservatore Romano (77 unità) avevano un numero di lavoratori considerevole. Nel corso degli anni della riforma il totale del personale in forza al Dicastero per la Comunicazione si è ridotto di 75 unità, garantendo nello stesso tempo sia la riqualificazione professionale che l’inserimento di figure professionali adeguate a gestire le sfide del nuovo contesto comunicativo sia dal punto di vista tecnologico che editoriale.

I costi del personale relativi al Dicastero nella sua totalità si sono ridotti di 4,4 milioni di Euro circa nel periodo 2014 – 2020, passando dai 33,9 milioni di Euro del 2014 ai 29,5 milioni di Euro del 2020.

La creazione del Dicastero ha comportato una complessa rimodulazione del comparto economico. Quali voci di spesa caratterizzano il bilancio di missione di una “macchina” che nel suo lavoro quotidiano gestisce una molteplicità di strutture, reti e piattaforme?

Come ho già detto nel Dicastero per la Comunicazione sono confluiti, a partire dall’avvio della riforma del sistema comunicativo: il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, la Sala Stampa della Santa Sede, una parte del Servizio Internet Vaticano, la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano, la Libreria Editrice Vaticana.

Nell’esercizio 2020, è stato completato il processo di integrazione dell’Ente Tipografia Vaticana – Editrice L’Osservatore Romano”, che raggruppava i seguenti servizi: L’Osservatore Romano, il Servizio Fotografico, la Tipografia Vaticana.

La maggior parte delle realtà rientrate sotto il DPC erano precedentemente Istituzioni collegate con la Santa Sede; e, in quanto tali, erano dotate di autonomia giuridica e patrimoniale e in una certa misura anche gestionale. Le spese di questi Enti erano finanziate oltre che dai ricavi da essi prodotti, attraverso i contributi della Segreteria di Stato e/o del Governatorato, in particolare per quanto atteneva al disavanzo della Radio Vaticana. La riforma ha reso possibile il processo di integrazione e gestione unitaria di tutto il sistema rafforzando anche il collegamento con le realtà ecclesiali locali ed i loro strumenti di comunicazione sociale.

È stata anche rafforzata la comunicazione istituzionale della Sala Stampa, dove opera dal 2019 un team multilinguistico con il compito di assistere la Direzione nei rapporti con alcune aree linguistiche e culturali del mondo, rafforzando così i servizi offerti. Questo gruppo di lavoro è formato da personale di provenienza interna al Dicastero, ciò ha permesso di limitare al massimo i costi e di sviluppare un approccio sinergico alle diverse questioni.

Le rotative de L'Osservatore Romano in azione
Le rotative de L'Osservatore Romano in azione

Con la riforma, grazie alla sinergia fra la Direzione Editoriale e la Direzione Teologico Pastorale, è stata rafforzata l’offerta editoriale sia di informazione giornalistica che teologico pastorale sul nuovo portale multimediale e multilinguistico vaticannews.va. In sinergia con la Segreteria di Stato si è velocizzata anche la pubblicazione delle principali traduzioni e sul sito vatican.va.

La riforma ha permesso anche una migliore presenza sulle piattaforme social e un migliore servizio ai Dicasteri della Santa Sede.

La maggiore integrazione ha consentito al Dicastero per la Comunicazione ed all’Ente Tipografia Vaticana – Editrice L’Osservatore Romano, unitariamente considerati, di ridurre strutturalmente il proprio deficit e di operare – accanto ad un aumento della produttività e dei servizi offerti – una riduzione sia dei costi che del personale. Questi risultati sono stati perseguiti migliorando l’efficienza dei processi di produzione editoriale e tecnologica, grazie ad un’attenta gestione delle attività e ad un sistema di controllo di gestione.

Il Dicastero per la Comunicazione, anche se in un contesto non sempre favorevole per l’attività di fundraising, si è sempre impegnato nella ricerca di fondi presso donatori privati per poter proseguire nell’ammodernamento del proprio sistema editoriale e tecnologico, riducendo il ricorso all’impiego di risorse della Santa Sede. I benefattori che finora hanno donato somme a favore del Dicastero per la Comunicazione hanno vincolato le proprie erogazioni alla realizzazione di progetti specifici predeterminati con possibilità di verificarne puntualmente l’effettiva attuazione.

Le donazioni ricevute, grazie all’attività di fundraising intrapresa dal Dicastero per il tramite della Fondazione S. Giovanni XXIII, hanno reso possibili, nel corso del quinquennio 2015‐2020 e senza oneri a carico della Santa Sede, investimenti di ammodernamento in ambito tecnico ed editoriale, tra i quali il progetto per l’infrastruttura informatica e tecnica del Dicastero denominato Newsport e il progetto della nuova Master Control Room per la gestione e lo smistamento dei segnali radiotelevisivi integrati. Va riconosciuto infine che, soprattutto durante il lockdown del 2020, come anche durante il successivo periodo della pandemia, questi ammodernamenti hanno permesso di continuare e persino potenziare i nostri servizi con lavoro delocalizzato, in massima sicurezza.  

Qual è il risultato in termini di riduzione del deficit?

I risultati aggregati del Dicastero per la Comunicazione e dell’Ente Tipografia Vaticana – Ed L’Osservatore Romano evidenziano una riduzione del deficit economico, registrata al 31 dicembre 2019, di circa 6,9 milioni di Euro rispetto al dato di partenza del 2014, riduzione che, in base alle stime non definitive, nel 2020, passa a un importo di circa 7,2 milioni di Euro.

Il risultato ottenuto assume ancora maggior rilievo se si considerano le difficoltà oggettive legate alla sfavorevole congiuntura economica che ha aggravato ad esempio tutto il comparto dell’editoria. Il raggiungimento degli obiettivi prefissati è stato possibile attuando una attenta politica di controllo dei costi che ha interessato tanto gli oneri del personale quanto le spese operative necessarie al funzionamento del Dicastero stesso.

Al termine dell’esercizio 2019 il risparmio complessivo cumulato dal Dicastero per la Comunicazione nel periodo 2015 – 2019 è stato pari a circa 16,6 milioni di euro; questo rappresenta l’ammontare complessivo che la Santa Sede ha risparmiato nel corso del quinquennio per effetto della riforma attuata.

Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali 2021, Papa Francesco ha invitato a “comunicare incontrando le persone dove e come sono”. In che modo il Dicastero lavora per questo tipo di narrazione?

Il Papa dice spesso che la fede si trasmette in dialetto. Parlare il linguaggio di chi ci ascolta può apparire una cosa secondaria. Certo non è una cosa vistosa. È un lavoro umile. Ma fondamentale. Credo che in questo nostro parlare così tante lingue (nel tentare caparbiamente di farci “tutto a tutti”) ci sia la risposta alla domanda. È così che con i nostri limiti, le nostre imperfezioni, l’aiuto di Dio, delle sorelle e dei fratelli, cerchiamo di rispondere alla chiamata a vedere, testimoniare, unire ciò che è diviso andando laddove nessuno va. Dobbiamo farlo con umiltà, senza vanagloria. Con semplicità. Con la pazienza di chi semina. Da questo credo che saremo riconosciuti. L’informazione vaticana non è una informazione di Palazzo. Il nostro sforzo è quello di costruire una rete di condivisione, una rete che unisce, una rete libera da pregiudizi; che coltiva la bellezza del noi.

Palazzo Pio, la redazione dei Programmi musicali
Palazzo Pio, la redazione dei Programmi musicali

Lo sviluppo delle tecnologie mediatiche continua e continuerà in futuro a orientare e condizionare i “modi” della comunicazione e dell’informazione. Il Dicastero come si vede proiettato in questo scenario?

Con la certezza e con la pazienza che viene dalla fede. Con la fiducia di poter contare sul sostegno, l’aiuto, il consiglio, la vicinanza, la creatività di milioni di cattolici in tutto il mondo. Ciò che ci caratterizza è la consapevolezza, incisa nel nostro DNA, di essere una grande comunità internazionale, multiculturale; unita dal suo essere al servizio della missione del Papa, dal compito di portare la sua parola nel mondo, nelle lingue del mondo. La nostra frontiera è parlare il linguaggio del tempo riscattandolo dalla piattezza di una comunicazione senza profondità. La nostra ambizione mite è quella far sentire i tanti che ci seguono, e sono milioni oggi anche attraverso il web e i social, protagonisti in prima linea di quell'avventura collettiva che è la storia che si fa; e che ha bisogno di una lettura cristiana per essere capita. Di coinvolgerli, insomma, anziché lasciarli solo spettatori. Di creare un legame vero tra loro e noi, e attraverso noi tra loro e il Papa. Questa è la nostra missione.

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I tanti "volti" del Dicastero per la Comunicazione
01 marzo 2021, 15:00