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Giordania. ICMC in aiuto dei rifugiati colpiti da Covid-19

La pandemia da coronavirus ha ricadute pesanti sui rifugiati e le persone più vulnerabili della Giordania. La Commissione internazionale cattolica per le migrazioni (ICMC) va in loro aiuto, in partenariato con l’Ufficio per la popolazione e le migrazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (BPRM)

Isabella Piro – Città del Vaticano

“La crisi da Covid-19 ha colpito in modo sproporzionato i rifugiati e i giordani vulnerabili”: l’allarme arriva dal Bollettino sulle persone vulnerabili e fragili in movimento in epoca di Covid-19, a cura della Sezione per i migranti e i rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale che, questa settimana, si sofferma sulla Giordania. Nel Paese, infatti, la pandemia da coronavirus ha provocato, ad oggi, 224mila casi in totale e quasi 3mila decessi. Per frenare la diffusione dei contagi, sono state messe in atto misure preventive che tuttavia, si legge nel Bollettino, “hanno limitato l'accesso all'occupazione e all'assistenza, aumentando la gravità delle preoccupazioni finanziarie e di protezione già esistenti. Così, un numero crescente di famiglie è a rischio di sfratto e sfruttamento”. Una situazione complessa alla quale la Commissione internazionale cattolica per le migrazioni (Icmc) nel Paese ha cercato subito di reagire rinnovando, per l’ottavo anno consecutivo, la sua collaborazione con l’Ufficio per la popolazione e le migrazioni del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (Bprm).

Tutela psicosociale per i bambini e alfabetizzazione per i rifugiati

In tal modo, l’Icmc ha potuto assistere finora circa 27.670 persone in difficoltà ad Amman, Zarqa, Mafraq, Balqa, Jarash, Irbid, Ajlun e Madaba, offrendo loro “programmi di protezione, mezzi di sussistenza e generi di prima necessità”. A tali aiuti, ora si aggiunge un progetto che mira alla tutela psicosociale di 4.500 bambini, ai quali saranno dedicate “attività specifiche, volte ad aumentare la loro resilienza” nel difficile contesto attuale. Non solo: grazie ai finanziamenti del Bprm, fino al 2021 la Commissione potrà fornire “protezione umanitaria e assistenza a circa 14.500 persone, indipendentemente dal loro sesso, nazionalità, capacità o religione, nelle zone di Mafraq, Zarqa, Irbid, Ajlun e Jarash”. Al contempo, la Commissione continuerà a portare avanti le attività avviate da tempo, come “le lezioni di alfabetizzazione in lingua araba e inglese” per i migranti e i rifugiati di Irbid e Mafraq. Secondo il database dell'Icmc, infatti, “il 22 per cento dei rifugiati siriani adulti in Giordania è analfabeta”, mentre per gli altri non giordani la percentuale arriva al 18 per cento e per i giordani stessi sfiora il 14 per cento.

Contrastare disuguaglianze di genere

Altro punto essenziale del programma umanitario dell’Icmc è la lotta a “stereotipi, pratiche e atteggiamenti negativi, basati sulla disparità di genere, come il matrimonio infantile”. Per questo, con corsi di formazione specifica, l’organismo cattolico cercherà di supportare almeno cento giovani che sono sopravvissute o sono a rischio di nozze precoci, cercando di accrescerne la capacità di resistere e rispondere a “qualsiasi minaccia per la loro tutela sociale, il loro sviluppo e il loro benessere”. Ulteriori corsi formativi saranno rivolti a circa trenta “uomini e ragazzi” per sensibilizzarli sulle violenze di genere e sull’importanza di tutelare le donne. “L’obiettivo – si legge nel Bollettino – è quello di trasformare i partecipanti ai corsi di formazione in veri e propri ‘agenti del cambiamento’ e promotori dell’uguaglianza di genere all’interno delle comunità locali”.

Formazione professionale per combattere disoccupazione

Spazio anche agli aiuti per il mondo del lavoro: in Giordania, infatti, “nove partecipanti su dieci ai programmi dell'Icmc dichiarano di essere indebitati e più della metà di loro non è in grado di pagare l'affitto”. Inoltre, “circa un terzo dei partecipanti adulti ha un lavoro temporaneo e meno del 5 per cento può accedere ad occupazioni permanenti, a causa della mancanza di adeguate risorse formative”. Per questo, la Commissione ha avviato “un nuovo programma di assistenza economica, per aiutare 775 famiglie vulnerabili a soddisfare le loro esigenze di base”. Altre 150 persone, inoltre, beneficeranno della “formazione professionale necessaria a sviluppare competenze trasversali e aumentare la possibilità di trovare un’occupazione”. Tale preparazione mirerà anche a rendere i partecipanti ai corsi formativi più autonomi, “aumentando la loro resilienza finanziaria e la loro indipendenza”. A conclusione del ciclo di istruzione, ciascun iscritto riceverà un kit su misura contenente “materiali essenziali per iniziare attività generatrici di reddito”, sia attraverso un’occupazione in proprio, a domicilio, sia attraverso un datore di lavoro esterno.

Il dramma di 660mila rifugiati siriani

Da ricordare che, attualmente, la Giordania ospita circa 745mila rifugiati, di cui quasi 660mila siriani. La partnership tra Icmc e Bprm è nata nel 2012, proprio per rispondere all’arrivo, ad Amman, di un gran numero di rifugiati di Aleppo, in fuga dal devastante conflitto nel loro Paese di origine.

Per i precedenti numeri di questo Bollettino, visitare il sito: migrants-refugees.va/it/bollettino-c-19


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02 dicembre 2020, 14:51