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Bambino Gesù e Samaritanus bonus: un convegno per capire

L'ospedale del Papa ospita nel pomeriggio un’iniziativa volta a spiegare il documento Samaritanus Bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Sarà possibile assistere via streaming dalle 15 alle 18

Eliana Astorri – Città del Vaticano

Saper accettare il limite della morte come parte della condizione umana quando non c’è più possibilità di intervenire con terapie mirate contro una malattia. Non abbandonare il malato, ma accompagnarlo proteggendo, al momento della morte, la dignità della persona malata: sono alcune delle riflessioni in vista del convegno, incentrato sul documento Samaritanus Bonus della Congregazione per la Dottrina della Fede, espresse da don Luigi Zucaro, cappellano presso l'Ospedale della Santa Sede, responsabile della Funzione Bioetica. All'evento prenderanno parte tra gli altri la presidente Mariella Enoc, don Fermin Gonzalez Melado della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Ascolta l'intervista a don Luigi Zucaro

Il limite della morte. Parlando di bambini, come è possibile per i genitori accettarlo e non spingere ad oltranza affinché si mettano in pratica tutte le possibilità terapeutiche per impedire la morte del loro figlio?

R. – Certo, un compito difficilissimo perché è chiaro che per un genitore e innaturale accettare di non poter far nulla per difendere a tutti i costi la vita del proprio bambino e, quindi, c'è un percorso che noi, tutta l'équipe medica, i medici, gli infermieri, gli psicologi, noi cappellani, perché siamo tre nell' ospedale, e anche il servizio etico, dobbiamo stringerci intorno alla famiglia per aiutarla a vedere con chiarezza qual è il bene del bambino. Del resto, noi sappiamo che la vita fisica è solo una fase di questa vita terrena che si apre, poi, a una pienezza della vita del cielo e non deve essere difesa a tutti i costi, ma bisogna anche sapersi arrendere di fronte al fatto che la medicina, e senza toni trionfalistici, spesso, non è in grado di risolvere tutti i problemi. Questo non significa una desistenza terapeutica, perché come dice giustamente la lettera Samaritanus bonus, quando sembra che non ci sia più niente da fare per guarire, c'è ancora tanto da fare per prendersi cura e accompagnare ad una morte dignitosa, cercando di ridurre al minimo la sofferenza e il dolore sopra ogni altra cosa.

 

Nel momento in cui un bambino deve andare, è fondamentale che venga accompagnato, che non sia da solo. E questo vale per tutti, per bambini e per adulti…

R. – E’ chiaro che per i bambini ci sono delle difficoltà in più, nel senso che il bambino non può manifestare un suo desiderio di essere assistito in un certo modo piuttosto che in un altro e qui i genitori, a volte, sono chiaramente offuscati. A volte, c’è una componente emotiva molto forte che in alcuni casi non permette loro di vedere con chiarezza. Il bene del bambino, a volte, è proprio quello di essere, come diceva lei, lasciato andare, accompagnato nella sua storia che è quella che è, va accettata per quella che è. Io mi occupo di un ambito pediatrico, però, ovviamente, rifletto anche sulla questione relativa agli adulti dove, invece, il problema può essere opposto e, cioè, che a volte, non avendo gli elementi  per poter capire qual è il vero bene per il paziente, non si sa far altro che rifarsi alla volontà del paziente e lasciare che sia lui a decidere quello che vuole per te stesso, ma il paziente stesso, quando si trova in una condizione di grande sofferenza, portatore di una malattia cronica, anche lui è emotivamente molto compromesso e, quindi, va aiutato perché può prendere delle scelte per sé stesso che sarebbero diverse se accanto a lui sentisse la vicinanza, l'affetto, il conforto, e non sono della famiglia, ma di tutti coloro che si prendono cura di lui, i medici, gli infermieri, il cappellano, e tutte le figure che lo sostengono nel percorso di malattia.

04 novembre 2020, 08:00