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Caccia: in Centrafrica tacciano le armi, si lavori per lo sviluppo integrale

L'Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, intervenuto a New York ha parlato della situazione dello Stato africano, invocando "progressi reali in termini di sviluppo integrale”

Isabello Piro - Città del Vaticano

Nel suo intervento al Palazzo di Vetro, sulla situazione centrafricana, l'Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Onu a New York, monsignor Gabriele Caccia, ha sottolineato la necessità di “aiutare tutti coloro che fanno un uso ingiusto delle armi a deporre questi strumenti di morte!”. Il sostegno e "il finanziamento del flusso illecito di armi e di gruppi che non sono impegnati a favore dell'unità e del bene del Paese devono cessare”, ha aggiunto, esortando poi tutti i cittadini del Paese africano “di ogni ceto sociale, indipendentemente dall'origine etnica, dall'appartenenza religiosa o dalle convinzioni politiche”, a promuovere lo sviluppo integrale. La nazione, infatti, è in un momento storico importante: a dicembre sono previste le elezioni legislative e presidenziali, che la Santa Sede auspica siano “pacifiche”, perché per la popolazione è giunta l’ora di “iniziare a scrivere insieme un nuovo capitolo della storia del Paese”.

L'impatto della pandemia

Nonostante l’Accordo di pace firmato a Bangui nel febbraio 2019 tra il governo nazionale ed i gruppi armati, in Centrafrica persistono “le tensioni e gli scontri violenti”, tanto che permangono numerosi “sfollati in massa ed elevate esigenze umanitarie”. Per questo, Monsignor Caccia ha incoraggiato “il dialogo tra le parti, nello spirito dell’Accordo, così da favorire una maggiore adesione agli impegni presi”. In particolare, l’Osservatore permanente ha esortato a prendere in considerazione anche l’impatto che la pandemia da Covid-19 sta avendo sull’intera società centrafricana. Nel Paese, infatti, il virus ha fatto registrare, finora, quasi 5mila casi in totale. Dall’Osservatore permanente anche la denuncia contro “chi, sulla carta, sceglie l'impegno politico mentre in pratica terrorizza la popolazione in un modo indegno di un impegno solenne verso la trasparenza e la democrazia”.

I più vulnerabili pagano il prezzo più alto

“Tali azioni impediscono il necessario sviluppo e fomentano ulteriori discordie e divisioni – ha detto monsignor Caccia – e coloro che pagano il prezzo più alto sono i membri più poveri e vulnerabili della popolazione”. I giovani, infatti, sono privati dell’istruzione e “costretti illegalmente a entrare in gruppi armati, dove sono vittime di gravi violenze”; uomini e donne non possono coltivare i loro campi e quindi procurarsi il necessario sostentamento, obbligati come sono “a vivere nella paura a causa di violazioni dei diritti umani su larga scala”; mancano “i beni di prima necessità” ed anche gli aiuti umanitari a volte non riescono a raggiungere i bisognosi “a causa del disprezzo per lo stato di diritto messo in atto dai gruppi armati”.

L'impegno della Santa Sede per il Paese

A tal proposito, Monsignor Caccia ha ricordato che, nel 2016, per volontà di Papa Francesco, la Santa Sede, in stretta collaborazione con l'ospedale Bambino Gesù di Roma, ha dato un importante contributo “alla qualità del servizio e dell'assistenza fornita presso il Complexe Pédiatrique de Bangui”, migliorando così le condizioni di vita dei bambini locali. Pianificazione, finanziamento di nuove strutture, formazione di medici pediatri ed promozione dello sviluppo di tutte le comunità locali: questi gli strumenti messi in atto da quattro anni a questa parte. Infine, l’Osservatore permanente ha fatto sue le parole del Pontefice, pronunciate nel 2015 proprio nella Repubblica Centrafricana, ovvero il richiamo “al popolo, ai suoi leader ed ai suoi partner a lavorare incessantemente per l’unità, la dignità umana e la pace basata sulla giustizia".

02 ottobre 2020, 14:26