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Gonzalez-Ferrer: l’unità dei cristiani si fa guarendo la memoria

Tra i bilanci di sei decenni di lavoro ecumenico da parte della Santa Sede spicca, la scelta di ridurre antiche distanze facendo leva su ciò che unisce e sulla collaborazione concreta. Una riflessione di padre Avelino González-Ferrer del dicastero per l’Unità dei Cristiani

Bernadette Reis – Città del Vaticano

Ci sono ferite nel passato che “l’arte del dialogo” può guarire. Incomprensioni che possono essere rilette da un punto di vista diverso, non antagonista, e portare a un percorso che dal pregiudizio approdi alla condivisione. È l’esperienza maturata in decenni di lavoro ecumenico dal Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani che si appresta a celebrare il 60.mo di attività. Una strada lungo la quale – afferma padre Avelino González-Ferrer, assistente per la sezione occidentale del dicastero – si sono moltiplicate le occasioni di reciproco inviato al dialogo con le altre confessioni cristiane, ad esempio in seno al Consiglio mondiale delle Chiese.

Ascolta padre Avelino González-Ferrer

R. - Il Consiglio mondiale delle Chiese ha sempre avuto un ruolo molto importante in tutto il movimento ecumenico. Per questo, la partecipazione della Chiesa cattolica è sempre stata rilevante. Partecipiamo come osservatori, ma collaboriamo nella Commissione Fede e Costituzione (“Faith and Order Commission”), una collaborazione molto importante che si occupa di temi centrali per il movimento cattolico.

Quali sono questi temi di cui noi, come Chiesa cattolica, trattiamo con le altre comunità, specialmente quelle delle tradizioni protestanti?

R. - Sono tanti e diversi temi perché ogni dialogo bilaterale ha la sua storia, la sua realtà teologica. Direi che in generale c’è una metodologia del dialogo, quella di andare sempre a una rilettura della storia tra le Chiese, perché ogni Chiesa ha la sua memoria, che è una memoria caratterizzata da molta sofferenza. Rileggere la storia innesca una dinamica che porta alla guarigione di una memoria. Questa guarigione della memoria è molto importante, perché solamente con questa guarigione della memoria si può andare verso un’unità.

Questo tema della memoria e della guarigione è molto forte nel magistero di Papa Francesco. Che cosa può offrire la Chiesa con la sua esperienza in questo campo?

R. - Secondo me viviamo in un tempo in cui il dialogo si fa difficile. Possiamo dire che c’è una crisi di dialogo nel mondo. La Chiesa cattolica, attraverso l’esperienza, ha fornito - possiamo dire - l’arte del dialogo insieme agli altri partner del dialogo. Questa metodologia di andare dal conflitto alla comunione – non piena, ma comunque una comunione che oggi è molto diversa rispetto a 60 anni fa – questa amicizia e questo dialogo sono molto importanti e il mondo ha bisogno di questa arte del dialogo. Penso sia questa la nostra sfida per il futuro.

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04 giugno 2020, 12:14