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Catechesi: un Direttorio molto atteso, “per far conoscere l'amore cristiano"

La presentazione del nuovo “Direttorio per la catechesi” in Sala Stampa vaticana, con l’arcivescovo Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, il vescovo segretario Ruiz Arenas e il vescovo delegato per la catechesi Tebartz-van Elst

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Un documento molto atteso nella Chiesa, in tutti i continenti, che ha richiesto dodici bozze e più di 5 anni di lavoro, per il quale anche Papa Francesco ha chiesto, firmandolo, che “si suonino le campane a festa” in segno di gratitudine per l’impegno che ha richiesto. Così l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e i suoi principali collaboratori nella preparazione del nuovo “Direttorio per la catechesi”, il segretario del dicastero monsignor Octavio Ruiz Arenas e il delegato per la catechesi monsignor Franz-Peter Tebartz-van Elst, presentano il documento di quasi 300 pagine ai giornalisti di tutto il mondo, in Sala Stampa vaticana. Oggi in italiano, ma già pronto in altre sei lingue e in 10 edizioni, dallo spagnolo per l’America Latina all’inglese per gli Stati Uniti.

Un nuovo Direttorio perché c’è una nuova cultura digitale

Serviva un nuovo Direttorio, chiarisce subito monsignor Fisichella, a quasi 50 anni dal primo, il "Direttorio catechistico generale" (1971), e a più di 20 dal secondo, il "Direttorio generale per la catechesi" (1997), perché la catechesi va inculturata, e la cultura in questi vent’anni è profondamente cambiata. La sfida è rappresentata dalla nuova cultura digitale, che coinvolge tutte le Chiese locali per effetto della globalizzazione. La tecnologia creata in questo ultimo decennio, spiega l’arcivescovo lombardo, trasforma i comportamenti “che incidono soprattutto nella formazione dell’identità personale e nei rapporti interpersonali”. La velocità con cui si modifica il linguaggio, e le relazioni, porta ad un “nuovo modello di comunicazione e di formazione che tocca inevitabilmente anche la Chiesa nel complesso mondo dell’educazione”.

Percorsi per far comprendere la proposta

La cultura digitale, sottolinea il presidente del dicastero per la Nuova evangelizzazione, tocca la questione decisiva “della verità e della libertà”, e non basta la presenza, pur molto positiva, di diverse espressioni ecclesiali nel web. Per questo il Direttorio non presenta solo la sfida del digitale, “ma suggerisce anche quali percorsi effettuare perché la catechesi diventi una proposta che trova l’interlocutore in grado di comprenderla” e di vederla adeguata al proprio mondo.

Rivolto ai vescovi ma anche a milioni di catechisti

Il Direttorio si rivolge ai vescovi, “primi catechisti tra il popolo di Dio”, alle conferenze episcopali che dovranno preparare i Direttòri per la Chiese locali, ma anche ai sacerdoti, ai diaconi, alle persone consacrate, “e ai milioni di catechisti e catechiste che quotidianamente offrono con gratuità, fatica e speranza il loro ministero nelle differenti comunità”. E giustifica la sua pubblicazione con le novità teologiche ed ecclesiali portate in questi vent’anni da cinque Sinodi dei vescovi, da quello sull’Eucaristia del 2005 fino all’assemblea sui giovani del 2018, passando per Parola di Dio e famiglia, ma soprattutto per il Sinodo sulla nuova evangelizzazione del 2012, con l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Evangelii gaudium”.

Il tavolo dei relatori alla conferenza stampa di presentazione del Direttorio
Il tavolo dei relatori alla conferenza stampa di presentazione del Direttorio

Quando Benedetto XVI unì la catechesi all’ evangelizzazione

Dopo quel Sinodo, Papa Benedetto XVI, come ricorda nel suo intervento monsignor Octavio Ruiz Arenas, ha trasferito la responsabilità della catechesi dalla Congregazione per il Clero al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, sottolineando così “l'importantissimo ruolo della catechesi nella realizzazione della missione fondamentale della Chiesa: l'evangelizzazione”. Ne aveva parlato alla fine dell’assemblea, e ha concretizzato l’intenzione nella lettera apostolica “Fides per Doctrinam”, del gennaio 2013, nella quale afferma che l'intelligenza della fede “richiede sempre che i suoi contenuti siano espressi con un linguaggio nuovo, capace di presentare la speranza presente nei credenti a tutti coloro che chiedono la loro ragione”.

Il primato spetta sempre all’evangelizzazione

L’evangelizzazione, ricorda ancora monsignor Fisichella, “occupa il posto primario nella vita della Chiesa e nel quotidiano insegnamento di Papa Francesco” che si pone in forte continuità con l’insegnamento di san Paolo VI nella “Evangelii nuntiandi” del 1975. I due documenti pontifici sono legati “alla ricchezza scaturita dal Vaticano II che, per quanto riguarda la catechesi, ha trovato nella ‘Catechesi tradendae’ (1979) di san Giovanni Paolo II il suo punto focale”. La catechesi, quindi, “va intimamente unita all’opera di evangelizzazione e non può prescindere da essa”, perché il primato “spetta all’evangelizzazione non alla catechesi”.

Kerygma: il cuore è l’annuncio della persona di Cristo

Questo spiega perché alla luce di “Evangelii gaudium”, il nuovo Direttoriosi qualifica per sostenere una ‘catechesi kerygmatica’. Cuore della catechesi è l’annuncio della persona di Gesù Cristo, che sorpassa i limiti di spazio e tempo per presentarsi ad ogni generazione come la novità offerta per raggiungere il senso della vita”. Il kerygma, chiarisce l’arcivescovo, “è annuncio della misericordia del Padre che va incontro al peccatore non più considerato come un escluso, ma un invitato privilegiato al banchetto della salvezza che consiste nel perdono dei peccati”. E’ il “primo annuncio” che sempre viene fatto perché Cristo è l’unico necessario. “La fede non è qualcosa di ovvio che si recupera nei momenti del bisogno, ma un atto di libertà che impegna tutta la vita”.

L'intervento di monsignor Ruiz Arenas
L'intervento di monsignor Ruiz Arenas

Accogliere l’annuncio, diventare discepoli evangelizzatori

La catechesi, insomma, sottolinea monsignor Fisichella, “ha lo scopo di far raggiungere la conoscenza dell’amore cristiano” che porta quelli che l’hanno accolto “a divenire discepoli evangelizzatori”. Tutte le tematiche del Direttorio portano a questo obiettivo, a partire dalla mistagogia, l’introduzione al mistero di Cristo, che viene presentata innanzitutto attraverso una “rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana”. L’annuncio della fede, ricorda il presidente del dicastero per la nuova evangelizzazione, “è pur sempre annuncio del mistero dell’amore di Dio che si fa uomo per la nostra salvezza”.

No allo schema scolastico e all’obiettivo-sacramento

Nel documento si invita poi a liberare la catechesi “da alcuni lacci che ne impediscono l’efficacia”, dallo “schema scolastico”, secondo il quale la catechesi dell’Iniziazione cristiana è vissuta sul paradigma della scuola, alla mentalità per la quale “si fa la catechesi per ricevere un sacramento”. Fisichella critica anche la “strumentalizzazione del sacramento a opera della pastorale, per cui i tempi del sacramento della Confermazione sono stabiliti dalla strategia pastorale di non perdere il piccolo gregge di giovani rimasto in parrocchia” e non dal significato che il sacramento nell’economia della vita cristiana.

L'intervento di monsignor Tebartz-van Elst, vescovo delegato per la catechesi
L'intervento di monsignor Tebartz-van Elst, vescovo delegato per la catechesi

La “via della bellezza”, una fonte della catechesi

Nella “Evangeli gaudium”, Papa Francesco chiede che “la formazione nella via pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede”, e così l’arcivescovo sottolinea che valorizzare nella catechesi la “via della bellezza”, che il Direttorio pone come una delle “fonti” della catechesi stessa, potrà permettere “di conoscere il grande patrimonio di arte, letteratura e musica che ogni Chiesa locale possiede".

La forza dell’incontro: Dio presente nella nostra vita

In conclusione, il Direttorio, “presenta la catechesi kerygmatica non come una teoria astratta, piuttosto come uno strumento con una forte valenza esistenziale”. La catechesi, infatti, “trova il suo punto di forza nell’incontro che permette di sperimentare la presenza di Dio nella vita di ognuno. Un Dio vicino che ama e che segue le vicende della nostra storia, perché l’incarnazione del Figlio lo impegna in modo diretto”. Una catechesi di questo genere, per Fisichella, “permette di scoprire che la fede è realmente l’incontro con una persona prima di essere una proposta morale, e che il cristianesimo non è una religione del passato, ma un evento del presente”. Anche per questo il documento sottolinea l’importanza dell’atto di fede compiuto in assoluta libertà. “Per troppo tempo – ricorda l’arcivescovo - la catechesi ha focalizzato il suo impegno nel far conoscere i contenuti della fede e con quale pedagogia trasmetterli, tralasciando purtroppo il momento più determinante come l’atto di scegliere la fede e dare il proprio assenso”. 

25 giugno 2020, 14:23