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Padre Antonio Stefanizzi, negli ultimi anni Padre Antonio Stefanizzi, negli ultimi anni 

Lombardi: quella di padre Stefanizzi è stata una vita compiuta

Padre Antonio Stefanizzi è stato molto amato. Così dice di lui padre Federico Lombardi, suo confratello. Il ricordo lasciato in tutti coloro che l'hanno conosciuto è quello di una persona semplice, vicina e attenta agli altri, e insieme rigorosa ed esigente nel portare avanti gli incarichi a lui assegnati a servizio dei Papi e della Chiesa

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Centodue anni di età, ottantasette vissuti nella Compagnia di Gesù. Padre Antonio Stefanizzi è stato una persona con tante capacità e che ha svolto numerosi compiti a servizio della Chiesa e del Papa, tra cui la direzione della Radio Vaticana negli anni 1953-67.  Ieri sera la notizia della sua morte avvenuta a Roma, nell’infermeria della Residenza San Pietro Canisio. La sua è stata un'esistenza estremamente operosa e ricca di frutti. Padre Federico Lombardi, più tardi anch'egli direttore della Radio Vaticana e oggi presidente della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, l'ha conosciuto da vicino, anche nella sua sfera privata. Così lo ricorda a Vatican News:

Ascolta l'intervista integrale a padre Federico Lombardi

R. – Lo ricordo come un religioso, come un confratello con un atteggiamento di vita e un comportamento assolutamente lineare. Una persona semplice, intelligente, naturalmente, preparata, molto laboriosa, fedelisima nei suoi impegni di vita religiosa, attenta nei rapporti con gli altri. Padre Stefanizzi è sempre stato amato dai confratelli nelle comunità in cui ha vissuto, aveva un sorriso sereno, era una persona piacevole con cui vivere, rigorosa con se stessa, ma con pace e serenità. Ricordo che tutti i tecnici della Radio Vaticana che per decenni hanno lavorato sotto la sua direzione, lo hanno sempre sentito come un direttore che era vicino a loro, presente, competente e anche esigente con loro, perché voleva che facessero bene il loro lavoro, che fossero puntuali, ma questo corrispondeva alla sua stessa coerenza di vita, quindi era una persona amata. Proprio ieri parlavo con uno dei nostri vecchi amici colleghi della Radio Vaticana, un tecnico, e mi diceva: per me è sempre stato un maestro e gli ho sempre voluto moltissimo bene. Si sentiva estremamente grato per quello che padre Stefanizzi gli aveva insegnato. Ecco, una persona che ha testimoniato sia come religioso, sia professionalmente nel compito che gli era stato affidato, una dedizione totale, ma anche serena e gioiosa. Lui era fiero di aver avuto un compito così significativo come quello di far andare bene la Radio del Papa per diffondere la sua voce nel mondo.

Padre Stefanizzi anche dopo aver lasciato la Radio Vaticana ha fatto tanto cose per lo sviluppo della comunicazione nell'ambito della Santa Sede, sempre sostenuto dai Papi. Guardando alle sue iniziative, agli obiettivi raggiunti, viene in luce tutta l'importanza che la Santa Sede ha sempre dato al fatto del comunicare il pensiero e la vita della Chiesa …

R. – Sicuramente. Stefanizzi è stato forse una figura unica per come ha dato attenzione alla tecnica delle comunicazioni e delle telecomunicazioni al servizio della Chiesa, perché oltre alla Radio Vaticana di cui è stato nominato direttore generale a soli 35 anni - era giovanissimo e quando lui andava in Vaticano i gendarmi lo guardavano e non ci credevano che era il direttore - poi lui ha seguito gli sviluppi delle comunicazioni al servizio della Santa Sede in molti campi. Praticamente è stato il costruttore del Centro trasmittente di Santa Maria di Galeria inaugurato da Pio XII negli anni ’50, ma anche dopo aver terminato di essere direttore generale e poi direttore tecnico della Radio, è stato incaricato di seguire le trasmissioni via satellite per cui ha organizzato le mondovisioni per tutte le televisioni del mondo che volevano trasmettere le benedizioni del Papa a Natale e a Pasqua. Ha partecipato come rappresentante della Santa Sede a numerosissime riunioni internazionali nel campo delle telecomunicazioni e fino agli anni 2000 ha avuto diversi incarichi sempre nell’ambito delle comunicazioni sociali. Ecco quindi, una persona che ha svolto con competenza e con umiltà i suoi compiti, Era estremamente discreto, non si faceva vanto della sua competenza e della sua esperienza. Cito ancora l’aiuto dato nelle Filippine alla costruzione di Radio Veritas, una stazione sul modello della Radio Vaticana che raggiungeva con i suoi programmi tutti i Paesi asiatici. E poi ha seguito il Centro Televisivo Vaticano e ha lavorato fino agli anni duemila praticamente, avendo terminato proprio nel 2001 il suo incarico a servizio della Santa Sede per le comunicazioni in occasione del grande Giubileo.

E’ noto che padre Stefanizzi aveva un fratello anche lui gesuita, missionario nello Sri Lanka. Ma che cos'era la missione per padre Antonio che invece è rimasto soprattutto in Vaticano e a Roma?

R. – I gesuiti concepiscono la loro vita religiosa come essere inviati in missione, ricevere dei compiti a servizio della Chiesa. E questo già nella visione di Sant'Ignazio il campo della missione è estremamente ampio. Le missioni sono molto varie, possono essere di annuncio della parola di Dio e del Vangelo andando proprio come missionari nelle terre lontane come ha fatto il fratello Angelo che io ho anche visitato nello Sri Lanka. Padre Antonio, per parte sua, era impegnato nella direzione di una missione ricevuta anche lui, che era una missione di servizio dal punto di vista tecnico, ma essenziale per la diffusione della parola di Dio e del magistero dei Papa e quindi se Angelo faceva il missionario camminando e andando in terre lontane personalmente, avvicinando le persone che non conoscevano il Signore, Antonio lo faceva con le capacità tecniche mettendo al servizio, tramite la comunicazione sociale, le sue capacità per la diffusione della parola di Dio, attraverso le onde elettromagnetiche, i satelliti ecc.. Il Centro di Santa Maria di Galeria portava, attraverso le onde corte, la parola del Signore in tutti i Paesi della terra, anche là dove suo fratello è andato fisicamente. Antonio portava la parola di Dio con gli strumenti tecnici, due modi diversi di vivere diciamo al servizio della Chiesa e del Signore, con grande dedizione.

Gli ultimi anni hanno visto padre Stefanizzi ormai libero da grossi incarichi. Come ha vissuto quest'ultima stagione della sua vita?

R. - Non stava mai con le mani in mano, quindi nella comunità della Civiltà Cattolica dove lui ha abitato per molti decenni e dove ha continuato ad abitare fino a 5 anni fa, ha svolto diversi servizi di tipo organizzativo a servizio della comunità, nell'amministrazione, nella manutenzione della casa. Si occupava della salute dei confratelli, delle cose di cui avevano bisogno, delle medicine e delle visite mediche. Questo quando aveva già 80 e 90 anni. Nello stesso tempo dava sempre un esempio di vita religiosa estremamente edificante seguendo tutti i suoi impegni di preghiera, di celebrazione della messa, di meditazione quotidiana e con generosità anche verso le persone che incontrava. Una persona che ha lasciato un ottimo ricordo anche degli ultimi anni, quando è passato nell'infermeria. Partecipava a tutti i momenti della vita comunitaria e manifestava questa sua serenità anche nel prepararsi all’incontro con il Signore, perché alla sua età capiva che si avvicinava il momento. Il suo compleanno dei cent'anni fu una bellissima festa: provava una grande gratitudine per aver potuto servire il Signore, la Chiesa e i Papi. Portava sempre con sé, con grande gioia e anche con grande umiltà, ma con fierezza, le foto dei Papi che aveva incontrato nelle visite al centro di Santa Maria di Galeria. Una persona che ha vissuto con gioia e con serenità il servizio che gli era stato dato, la sua missione. Direi che veramente noi tutti abbiamo l’impressione di una vita compiuta, svolta con fedeltà e coerenza al servizio del Signore.

05 aprile 2020, 13:52