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Confessione e riconciliazione al tempo del coronavirus

A causa dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19, è stata annullata la celebrazione che Papa Francesco avrebbe dovuto presiedere questo pomeriggio alle 17 nella Basilica di San Pietro nell'ambito dell'iniziativa "24 ore per il Signore". Intervista con monsignor Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica

Benedetta Capelli e Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Le dovute restrizioni imposte per evitare nuovi contagi di coronavirus hanno portato a cancellare in alcuni Paesi la celebrazione di “24 Ore per il Signore”, la Liturgia penitenziale promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione, incentrata sul versetto di Luca: “I tuoi peccati sono perdonati”. All’udienza generale Papa Francesco ha ricordato che purtroppo “a Roma, in Italia e in altri Paesi questa iniziativa non potrà avere luogo nelle forme consuete a causa dell’emergenza del coronavirus”. “Tuttavia, in tutte le altre parti del mondo, si continuerà con questa bella tradizione”. Il Papa ha anche incoraggiato “i fedeli ad accostarsi in maniera sincera alla misericordia di Dio nella confessione e a pregare specialmente per quanti sono nella prova a causa della pandemia”. “Dove non si potrà celebrare 24 ore per il Signore - ha spiegato il Papa - sono certo che si potrà vivere questo momento penitenziale con la preghiera personale”.

Come confessarsi in assenza di un sacerdote

E nella Messa di oggi a Santa Marta il Papa ha spiegato come fare la Confessione in assenza  di sacerdoti:  «Io so che tanti di voi, per Pasqua andate a fare la confessione per ritrovarvi con Dio. Ma, tanti mi diranno oggi: “Ma, padre, dove posso trovare un sacerdote, un confessore, perché non si può uscire da casa? E io voglio fare la pace con il Signore, io voglio che Lui mi abbracci, che il mio papà mi abbracci… Come posso fare se non trovo sacerdoti?” Tu fai quello che dice il Catechismo. È molto chiaro: se tu non trovi un sacerdote per confessarti, parla con Dio, è tuo Padre, e digli la verità: “Signore ho combinato questo, questo, questo… Scusami”, e chiedigli perdono con tutto il cuore, con l’Atto di Dolore e promettigli: “Dopo mi confesserò, ma perdonami adesso”. E subito, tornerai alla grazia di Dio».

Confessione in tempo di Covid-19

Nei precedenti sei anni, Papa Francesco aveva sempre preso parte all’iniziativa “24 Ore per il Signore”, in concomitanza con la Quarta domenica di Quaresima, che prevedeva l’apertura straordinaria delle chiese per offrire la possibilità di accedere alle confessioni in un contesto di Adorazione Eucaristica animata. Recentemente, una nota della Conferenza episcopale Italiana ha chiarito le norme sulle confessioni in tempo di coronavirus, raccomandando di somministrare il Sacramento in luoghi di culto “ampi ed areati”, mantenendo la distanza di un metro e chiedendo agli altri fedeli di allontanarsi per garantire la dovuta riservatezza. Il sacerdote è invitato inoltre ad indossare una mascherina di protezione, a non stringere la mano prima di congedarsi.

Vivere il carattere penitenziale della Liturgia

Nel comunicare la cancellazione dell’evento, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione suggerisce però di “conservare il carattere penitenziale di 24 Ore per il Signore, ad esempio meditando e pregando davanti al Crocifisso”. L’invito ai fedeli che possono celebrare la Liturgia, perché non colpiti dal coronavirus, è di riservare preghiere per il Papa, la Chiesa, e “per tutti coloro che, nella società, devono affrontare questa situazione perché preposti al bene comune, alla cura medica, all’ordine pubblico o in quanto pazienti”. Nell’occasione era stato predisposto un sussidio pastorale per vivere al meglio l’iniziativa; testi riguardanti il Sacramento della Riconciliazione e letture per aiutare nella preghiera e nella meditazione attraverso un percorso basato sulla Parola di Dio.

Misericordia e perdono di Dio

La Liturgia Penitenziale in San Pietro con il Papa non si potrà celebrare vista l'emergenza coronavirus. Come un credente può mantenere il carattere di questa giornata? Risponde monsignor Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica:

Ascolta l’intervista a monsignor Krzysztof Nykiel

R. - La Liturgia Penitenziale con il Santo Padre avrebbe dovuto concludere il programma del Corso sul foro interno, organizzato annualmente dalla Penitenzieria Apostolica che per l'occasione avrebbe messo a disposizione una sessantina di confessori, tra cui i superiori e gli officiali del Dicastero, così come i penitenzieri minori delle quattro basiliche papali. Quest'anno la diffusione dell'epidemia di Coronavirus ha costretto a rinviare il Corso e a cancellare la liturgia penitenziale in San Pietro, così come molte analoghe iniziative già programmate a livello di Chiese locali. Tuttavia, per recuperare e mantenere vivo lo spirito delle "24 Ore con il Signore" e, in generale, del tempo di Quaresima, credo che non sia difficile per ognuno di noi, alla luce della propria situazione personale, trovare dei modi giusti per esprimere il carattere di conversione e di penitenza di questa giornata. Ricordo alcune delle pratiche penitenziali suggerite tradizionalmente dalla Chiesa tra cui il digiuno, la preghiera, l'elemosina, il silenzio... Vorrei sottolineare, però, che tutti questi gesti e atteggiamenti potranno risultare veramente efficaci solo se praticati per la conversione del cuore e della mente con l'aiuto della grazia di Dio. Le difficili condizioni di molti di noi in questi giorni sono già un modo di offrire una penitenza al Signore. Penso soprattutto agli ammalati, ai sofferenti, al personale sanitario, a quanti si trovano in difficoltà per la perdita del lavoro. E in questo tempo affidiamo i morti alla Divina misericordia...

Durante la Messa ieri a Santa Marta Papa Francesco ha esortato alla comunione spirituale e ha elevato una preghiera per la comunione spirituale. “Ai tuoi piedi, o mio Gesù – sono le prime parole della preghiera - mi prostro e ti offro il pentimento del mio cuore”…

R. - Quella della comunione spirituale è un'antica pratica della Chiesa, che in circostanze quali quelle che stiamo vivendo può e deve essere favorita tra i fedeli. In sostanza, chi non può partecipare fisicamente alla celebrazione dell'Eucaristia, anche grazie al supporto dei mezzi di comunicazione che trasmettono le celebrazioni a porte chiuse, può sempre offrire a Dio il desiderio sincero di riceverlo nella Santa Comunione, unendosi spiritualmente a Lui. Si possono usare varie formule di preghiera, come quella che ha ricordato ieri il Santo Padre. La comunione spirituale è davvero una sorgente di innumerevoli grazie, soprattutto in tempi di prova come quello presente.

Monsignor Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica
Monsignor Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica

L'iniziativa "24 ore per il Signore" ha sempre avuto come momento centrale la confessione. Oggi con le misure stringenti, come è possibile confessarsi?  Ci si può accostare all'Eucaristia senza aver ricevuto il Sacramento della Riconciliazione?

R. - La Comunione ricevuta senza prima confessarsi, avendo consapevolezza del peccato grave commesso e avendo la possibilità di confessarsi, non è permessa: chi la riceve commette sacrilegio. E' quanto insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica e dispone il Codice di Diritto Canonico. Papa Francesco ha invitato a lasciare aperte le chiese e ha incoraggiato i sacerdoti a non abbandonare il popolo di Dio loro affidato in questa situazione di emergenza. Per chi può, dunque, non è quindi vietato accostarsi al sacramento della Penitenza, con la massima prudenza e le dovute cautele previste dalle disposizioni civili. La Conferenza Episcopale Italiana, ad esempio, ha raccomandato, per la Confessione, di mantenere una distanza di almeno un metro tra il confessore e il penitente, chiedendo agli eventuali presenti di mantenere le distanze per garantire la riservatezza del colloquio. Il sacerdote è tenuto, inoltre, a prendere tutte le precauzioni possibili, come quelle di indossare la mascherina e non toccare con le mani il fedele. Sono le stesse precauzioni consigliate, del resto, per amministrare l'Unzione degli Infermi o per la visita ai malati.

La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza. In questa situazione di emergenza, il telefono o l’email possono essere considerati in casi eccezionali strumenti idonei per la confessione? Ci si può confessare, in alcuni casi, senza la mediazione del sacerdote, interiormente e direttamente con il Signore?

R. - La Confessione sacramentale non può avvenire per telefono o l’email o con altri strumenti di comunicazione per motivi legati alla tutela del sigillo sacramentale. E soprattutto ci vuole la presenza fisica del penitente. Tramite questi mezzi di comunicazione invece, il sacerdote può eventualmente fornire utili consigli spirituali al fedele, consolarlo o rifrancarne la speranza, ma non impartire l'assoluzione sacramentale. Quanto alla possibilità di confessarsi "interiormente", senza l'intervento di un sacerdote, la Chiesa ha sempre ribadito che "la confessione individuale e integra dei peccati con l’assoluzione egualmente individuale costituisce l’unico modo ordinario con cui il fedele, consapevole di peccato grave, è riconciliato con Dio e con la Chiesa” (Reconciliatio et paenitentia, 33). In momenti di particolare gravità, quando non vi siano assolutamente le condizioni per accostarsi al sacramento della Penitenza nella forma consueta della confessione personale, la Chiesa stessa prevede la possibilità di ricevere il perdono del Signore nella forma del cosiddetto votum sacramenti, cioè esprimendo il sincero desiderio di ricevere il sacramento della Riconciliazione e proponendosi di celebrarlo successivamente, non appena possibile. Secondo il giudizio del vescovo diocesano, se la situazione impedisce di ricevere l’assoluzione sacramentale nella forma ordinaria, la confessione individuale in questo tempo di emergenza potrebbe essere sostituita da un atto di sincera contrizione, espresso magari con una formula di preghiera (Confesso a Dio Onnipotente, Atto di dolore...) o con parole nostre, e compiendo se possibile un gesto penitenziale (digiuno, veglia di preghiera o elemosina), fino alla futura celebrazione del sacramento nella sua forma consueta.

Come riuscire a "sentire" la misericordia e il perdono di Dio in questo momento di grave difficoltà e in mancanza di un sacerdote?

R. - In questi momenti di emergenza e di paura, i sacerdoti e tutti i fedeli sono invitati a rivolgersi più intensamente al Signore, chiedendo che ci faccia sentire la sua tenera misericordia. La fede ci sostiene sempre. La fede sostiene la speranza che nei misteriosi disegni della Provvidenza divina, anche dal male, Dio sa trarre un bene più grande. Chi crede non è mai solo. Con san Paolo,infatti, "sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28). Vorrei inoltre riprendere l'invito di Papa Francesco, che ha esortato a non interrompere in questi giorni i legami di solidarietà con i fratelli. Nei limiti del possibile; ciascuno superi la tentazione di chiudersi in se stesso, ma sappia guardare alle necessità di chi è nel bisogno e nella sofferenza, per esprimere anche "a livello orizzontale", potremmo dire, la misericordia di Dio.

20 marzo 2020, 07:43