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Hilarion dal Papa: lavorare insieme per proteggere i cristiani in Medio Oriente

Udienza in Vaticano questa mattina per il Metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento delle Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca. Alla vigilia dell'incontro con il Papa il Metropolita ai nostri microfoni fa il punto sui progetti culturali e sociali a quattro anni dall'incontro tra Francesco e il Patriarca Kirill a L'Avana e sulle preoccupazioni della Chiesa ortodossa russa per le persecuzioni contro i cristiani nel mondo

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

In occasione del IV anniversario dell'incontro storico tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, è a Roma il Metropolita Hilarion, capo del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca. Ieri il Metropolita è intervenuto (a Roma) con il Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, alla Conferenza e al Concerto sul tema dei Santi - Segni e semi di unità.

Questa mattina in Vaticano l'udienza con Papa Francesco e poi, nel pomeriggio, Hilarion presenterà al pubblico romano la traduzione dell'ultimo volume "Morte e Resurrezione", appartenente alla collana, curata negli ultimi due anni, dal titolo "Gesù Cristo. Vita e Insegnamento". Lo abbiamo incontrato alla vigilia dell'udienza e al termine dell'incontro del Gruppo misto che in Vaticano ha fatto il punto sui progetti culturali e sociali che le due Chiese portano avanti da quattro anni per la realizzazione dei contenuti principali della Dichiarazione comune firmata a L'Avana il 12 febbraio del 2016 dal Papa e dal Patriarca Kirill:

Quali sono i suoi sentimenti nell'essere qui a Roma dopo le tappe di Friburgo, Vienna, Mosca e che cosa è successo fino ad ora in questo cammino compiuto insieme?

R. – Roma per noi è una città che è legata alla memoria dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e ogni volta che veniamo qua proviamo un sentimento del tutto particolare potendo toccare quasi la storia antica della cristianità. Ma la storia della cristianità continua e noi siamo partecipi e anzi creatori di questa stessa storia. Esattamente quattro anni fa, a L'Avana Papa Francesco incontrò il Patriarca Kirill e quella fu la prima volta nella storia che un Pontefice romano incontrava un Patriarca di Mosca. Noi definiamo quello “un incontro storico” non solo perché fu il primo del genere, ma piuttosto perché quell’incontro aprì una pagina del tutto nuova nelle relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana. E il compito del nostro Gruppo misto - a capo del quale siamo da una parte io dall’altra il cardinale Koch - è mettere in pratica ciò che è stato detto e concordato dal Papa e dal Patriarca. Al momento in questo gruppo abbiamo due tipi di collaborazione: la collaborazione culturale e la collaborazione nei progetti misti sociali. Questa è stata l’occasione per discutere i progetti che realizzeremo quest'anno e l’anno prossimo.

Oggi il suo incontro con Papa Francesco: quali i suoi sentimenti?

R. - Ho incontrato Papa Francesco più volte. Il nostro primo incontro avvenne il giorno dopo il suo insediamento sulla Cattedra di San Pietro. E durante tutti i nostri incontri discutiamo lo stato delle nostre relazioni bilaterali e i progetti che possiamo mettere in pratica. Sicuramente affronteremo i progetti che abbiamo discusso già con il cardinale Koch, soprattutto i nostri progetti umanitari in Medio Oriente. La nostra priorità è un progetto che consiste nel dare aiuto ai bambini siriani, che a causa delle ostilità hanno perso una mano, un piede o qualche altra parte del corpo. E’ un progetto abbastanza complesso e molto costoso, in quanto non si tratta solo di dar loro una protesi ma di organizzare una completa riabilitazione che aiuti questi bambini a integrarsi nella società. Voglio che proprio tali progetti siano al centro della nostra collaborazione, progetti che portino aiuto ai sofferenti, ai malati e soprattutto ai bambini, perché credo che proprio questi progetti siano la realizzazione di ciò che hanno detto il Papa e il Patriarca nel loro incontro a Cuba, ma anche di ciò che il Salvatore Gesù Cristo ha chiesto a noi tutti cattolici e ortodossi.

La situazione in Medio Oriente, per la quale si succedono gli appelli del Papa, è fonte di preoccupazione anche per la Chiesa ortodossa russa?

R. - La Chiesa ortodossa russa condivide pienamente questa preoccupazione del Papa e questa preoccupazione, a dire il vero, è stata il motivo principale dell'incontro del Papa e del Patriarca quattro anni fa. Nel Medio Oriente ha luogo praticamente un genocidio dei cristiani. Per tanto tempo i media e i politici occidentali hanno preferito non vederlo e non parlarne e appunto il Papa e il Patriarca sono stati tra i primi a dire che questa situazione era una minaccia, cercando di attrarre l'attenzione dei media mondiali. Dobbiamo fare tutto il possibile per preservare la presenza cristiana in Medio Oriente.

Quale il valore e il significato della santità che è il tema della conferenza di Roma? Cosa rappresentano i Santi per la Chiesa ortodossa Russa?

R. - Noi sappiamo bene che il peccato divide e la santità unisce. La causa principale della divisione tra cristiani è soprattutto il peccato umano. Invece l’esperienza della santità unisce i cristiani e questo è stato menzionato nella Dichiarazione congiunta del Papa e del Patriarca soprattutto nella parte dedicata ai martiri. Un antico autore ecclesiastico, Tertulliano, disse che il sangue dei martiri è il seme della Chiesa. Ambedue le nostre Chiese hanno una secolare storia di martirio e posso dire che il XX secolo è stato un secolo di martirio per milioni di fedeli sia cattolici che ortodossi. Il professor Andrea Riccardi nel suo libro 'Il secolo del martirio' ha mostrato bene la scala della persecuzione dei cristiani in diversi Paesi e purtroppo oggi le persecuzioni dei cristiani continuano e gli esperti dicono che il cristianesimo è la religione più perseguitata malgrado sia la più diffusa. E in tale situazione ritengo che diventi sempre più attuale la collaborazione tra i cattolici e gli ortodossi. Io chiamo questa collaborazione, una “alleanza strategica” tra cattolici e ortodossi. Usando questa espressione intendo dire che non possiamo risolvere oggi tutti i problemi di carattere teologico ed ecclesiologico, però niente ci impedisce di lavorare insieme e di sentirci  alleati e amici. E per sentirci così non abbiamo bisogno di alcun accordo teologico o compromesso, neanche dell'unione ecclesiale, ma solo della buona volontà. Dobbiamo capire bene che il futuro del cristianesimo è nelle nostre mani.   Però oggi il cristianesimo nel mondo spesso si trova in contesti molto ostili e quindi per preservare la cristianità dobbiamo imparare ad agire insieme. E questo non riguarda solo il Medio Oriente, ma anche Europa e America del nord dove i valori cristiani vengono molto spesso criticati, messi in dubbio o addirittura eliminati dallo spazio pubblico.  Dobbiamo imparare a difendere i nostri valori come ad esempio il matrimonio, inteso come unione tra uomo e donna finalizzato alla procreazione; dobbiamo difendere la santità della vita umana dal momento del concepimento alla morte naturale; dobbiamo affrontare insieme la propaganda del modo di vivere amorale che oggi purtroppo è presentata dai media e dagli alti rappresentanti delle società civili. Ho nominato solo alcuni campi in cui abbiamo prospettive molto ampie di lavoro congiunto.

Conferenza a Roma su:  Santi Segni  e semi di unità
Conferenza a Roma su: Santi Segni e semi di unità

I santi in tutto questo, ci proteggono, ci custodiscono? È bello pensare di pregarli per l’unità....

R. - Crediamo che i Santi siano presenti nella nostra vita, sentano le nostre preghiere e ci aiutino nel nostro lavoro comune. Vi cito un esempio assai noto, il caso di San Nicola che è il Santo più venerato dalla Chiesa ortodossa russa e le cui reliquie sono conservate nella città di Bari. Migliaia di fedeli della Chiesa ortodossa russa venerano ogni giorno quelle sante reliquie.  E per il Giorno della festa di San Nicola, secondo il calendario Giuliano, solo per quel giorno arrivano migliaia di fedeli russi e, appositamente per quella occasione, ci sono tanti voli charter dalla Russia a riempire l’aeroporto di Bari. Quando il Papa incontrò il Patriarca, questi gli chiese di traslare temporaneamente una parte delle reliquie del Santo in Russia. Durante i due mesi della permanenza delle reliquie a Mosca e a San Pietroburgo, sono arrivati più di due milioni e mezzo di fedeli per venerarle. Quella è stata una testimonianza molto chiara di come un Santo possa unire occidente e oriente e aiutarci nel nostro cammino.

Qual è il messaggio che ha voluto affidare alla collana “Gesù Cristo. Vita e insegnamento” che oggi presenta col suo ultimo volume “Morte e Risurrezione”?

R.- Qualche anno fa, lessi il libro di Benedetto XVI su Gesù di Nazareth. Sfogliandolo mi venne l’idea di scrivere un mio libro su Gesù. Inizialmente pensavo sarebbe stato un solo volume ma poi ho visto che c’era tantissimo materiale e così durante due anni e mezzo di lavoro ho scritto un libro in sei volumi sotto il nome comune “Gesù Cristo. Vita e insegnamento”. Il primo volume è dedicato alle fonti dalle quali conosciamo la vita e l'insegnamento di Gesù Cristo, nonché la sua nascita e l'inizio del suo ministero pubblico. Il secondo volume che è già uscito in italiano è dedicato interamente al Discorso della montagna e all'insegnamento morale di Gesù Cristo. Il terzo volume è dedicato ai miracoli di Gesù: esamino ogni miracolo in particolare e spiego cosa questi miracoli possono significare per il cristiano contemporaneo. Nel quarto volume parlo delle parabole di Gesù, interrogandomi sul motivo per cui Gesù usava parabole e poi esamino le singole particolarità e dico che cosa la conoscenza delle parabole di Gesù Cristo può dare all'uomo moderno. Nel quinto volume prendo in considerazione il materiale originale del Vangelo secondo Giovanni, cioè il materiale che non fa parte degli altri tre Vangeli. Infine, nel sesto volume, che è appena uscito in italiano è dedicato alla passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo e in quest'ultimo volume tiro le somme del mio lavoro, rispondendo alla domanda sul perché la morte di Gesù Cristo sulla croce fu una morte espiatoria e perché il Credo nella Resurrezione di Gesù Cristo è così significativo per la fede cristiana. In ognuno di questi sei volumi guardo alla persona di Gesù Cristo partendo dal contesto storico del suo ministero pubblico, però allo stesso tempo presto tantissima attenzione al testo e mi dedico anche all'analisi e al confronto dei testi di tutti i Vangeli. In ciascun volume faccio anche l'analisi teologica della vita e dell'insegnamento di Gesù Cristo. Diciamo che il mio scopo principale è stato quello di presentare al lettore moderno la vita e l'insegnamento di Gesù Cristo partendo dalle fonti storiche, dall'esegesi dei padri della Chiesa e dal significato che questa vita e questo insegnamento hanno nella vita di un cristiano moderno.

Quindi è un modo per farci sentire il Cristo più vicino?

R. - Esattamente così!

13 febbraio 2020, 12:00