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Il cardinale Pietro Parolin e il premier Giuseppe Conte con Antonio Spadaro alla presentazione del libro "Essere Mediterranei" Il cardinale Pietro Parolin e il premier Giuseppe Conte con Antonio Spadaro alla presentazione del libro "Essere Mediterranei"  (ANSA)

Parolin: cittadinanza per integrare i migranti in Europa, evitando ghettizzazioni

Il segretario di Stato vaticano alla presentazione dei volumi “Essere mediterranei” e “Fratellanza” de “La Civiltà Cattolica”: non è stato ancora riconosciuto “il contributo dei migranti allo sviluppo dei Paesi di destinazione” del Nord Europa. Il premier italiano Conte: “No a soluzioni nazionalistiche, serve la responsabilità condivisa” dell’Europa. Sì a trasferimenti e corridori umanitari

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“La cittadinanza è la parola chiave per favorire il processo di integrazione di coloro che sbarcano sulle nostre coste ed evitare fenomeni di ghettizzazione, che non sono altro che l’incubatrice di altre violenze”. Il segretario di Stato vaticano , cardinale Pietro Parolin, torna così sul tema delle migrazioni in Europa e in Italia, intervenendo, insieme al premier italiano Giuseppe Conte alla presentazione di due volumi de “La Civiltà Cattolica”, “Essere mediterranei” e “Fratellanza”, editi da Ancora, nella sede della rivista dei Gesuiti.

Un anno fa la firma del Documento sulla fratellanza umana

Un incontro che cade ad un anno dalla firma, ad Abu Dhabi, dello storico Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, da parte di Papa Francesco e dello sceicco Ahmad al-Tayyib, imam di Al-azhar, il 4 febbraio 2019. E a quel documento, che “ha fatto comprendere, tra l’altro, come il concetto di ‘fratellanza’ porti a riflettere su quello di ‘cittadinanza’, con il significato di uguali diritti e doveri per tutte le persone” ricorda il direttore de “La Civiltà Cattolica” padre Antonio Spadaro, la rivista che quest’anno compie 170 anni di vita, ha dedicato nell’aprile 2019 il convegno i cui interventi sono oggi raccolti nel saggio “Essere Mediterranei: fratelli e cittadini del ‘Mare Nostro’”.

Sui migranti Europa poco attiva

Nei dibattiti recenti, chiarisce il cardinale Parolin "non è stato pienamente riconosciuto il contributo dei migranti allo sviluppo dei Paesi di destinazione" del Nord Mediterraneo: lo strumento, anche giuridico da perseguire, è quello della "cittadinanza", "anche per quanti approdano sulle nostre coste europee". Sulla questione dei migranti, prosegue il segretario di Stato vaticano, abbiamo davanti un’ "Europa poco consapevole e poco attiva". "lo scetticismo di alcuni Paesi Ue – aggiunge - rischia di aprire ulteriori divisioni".

Il volume "Essere mediterranei" con gli atti del seminario dell'aprile 2019
Il volume "Essere mediterranei" con gli atti del seminario dell'aprile 2019

Verso Bari e l'incontro "Mediterraneo, frontiera di pace"

Il porporato vicentino apre però il suo intervento ricordando l’ormai prossimo appuntamento organizzato dal 19 al 23 febbraio a Bari dalla Conferenza episcopale italiana “Mediterraneo, frontiera di pace”, che sarà concluso da Papa Francesco. “Il Mediterraneo – ricorda - è un luogo di incontro e a volte anche di scontro tra popoli e culture di tre continenti e delle tre grandi religioni monoteiste. Bisogna dare voce alle attese e alle speranze di tutti i popoli. Nessuno escluso”. Un luogo, aggiunge, “che genera valori, cultura e pensiero, pur nelle differenze e nonostante i conflitti”.

Ascoltare le voci di cristiani, musulmani ed ebrei

Il cardinale Parolin guarda e viaggia nei temi e nei problemi del Mediterraneo con la lente del Documento sulla fratellanza umana, ripetendo quanto fatto da una ventina di esperti, cattolici, ortodossi, islamici ed ebrei, “voci che vanno ascoltate tutte” chiosa il segretario di Stato, nel seminario dell’aprile 2019 per tutti i paesi che si affacciano sul “Mare Nostro”.

Non trasformare il Meditarraneo in un grande cimitero

Papa Francesco, che ha parlato di fratellanza fin dalla sua presentazione al popolo di Dio il giorno dell’elezione, ricorda Parolin, ricorda che questa è anche “attenzione ai migranti”. Il suo primo viaggio è stato infatti nel cuore del Mediterraneo, a Lampedusa, l’8 luglio 2013, e lì ci ha chiesto, come Dio a Caino: “Dov’è tuo fratello”? “Non siamo più capaci di custodirci gli uni con gli altri” lamenta con il Papa il cardinale Parolin, aggiungendo che “se la prospettiva è quella di Caino, il Mediterraneo non può che trasformarsi in un grande cimitero”.

Un momento della presentazione del libro "Essere mediterranei"
Un momento della presentazione del libro "Essere mediterranei"

Tutti fratelli e tutti cittadini con uguali diritti e doveri

Il riconoscimento della fratellanza cambia la prospettiva, e ha portato Francesco e al-Tayyib direttamente a riflettere sul significato della “cittadinanza”: “tutti siamo fratelli e quindi tutti siamo cittadini con eguali diritti e doveri, all’ombra dei quali tutti godono della giustizia” scrivono nel Documento di Abu Dhabi.

Conte: no a soluzioni nazionali per le migrazioni

Di migrazioni parla, nel suo intervento, anche il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, sottolineando che "soluzioni nazionali, o peggio ancora nazionalistiche, non hanno chance di successo. La migrazione richiede invece un approccio multi-livello europeo e internazionale fondato sui principi di solidarietà e di responsabilità condivisa”. "Nell'ottica di salvare innanzitutto vite umane – prosegue Conte - abbiamo finora accolto centinaia di rifugiati particolarmente vulnerabili bloccati in Libia e giunti direttamente in Italia in modo sicuro e dignitoso, grazie all'esperienza tutta italiana dei trasferimenti umanitari".

Lo strumento prezioso dei corridoi umanitari

Altro strumento prezioso, ricorda il primo ministro “è quello dei corridoi umanitari, organizzati insieme a organizzazioni della società civile di ispirazione religiosa, tra cui Caritas, Comunità di Sant'Egidio, Tavola Valdese, Federazione delle Chiese Evangeliche. Sono esperienze che riteniamo centrali” e per questo “continuiamo ad invitare gli altri Stati Membri dell'Unione Europea a replicare”. In parallelo, aggiunge, “abbiamo consolidato in questi anni il partenariato con i principali Paesi africani di origine, transito e destinazione dei movimenti migratori. Siamo quindi molto soddisfatti della priorità che la nuova Commissione Europea intende dare al partenariato con un continente, l'Africa, senza il quale è impensabile contrastare le cause profonde della migrazione e, al contempo, disincentivare, attraverso i rimpatri, le partenze affidate ai trafficanti di esseri umani".

Per il Medio Oriente la strada è "due Stati per due popoli"

Entrambi i relatori intervengono sulla crisi mediorientale, dopo l'annuncio del leader dell'Autorità palestinese Abu Mazen della rottura dei rapporti diplomatici con Israele e con gli Stati Uniti, a seguito del piano di pace proposto dal presidente Usa Trump. Ed entrambi ritengono la soluzione dei "due stati per due popoli" l'unica che può porre fine al conflitto israelo-palestinese.  Una soluzione che, per il cardinale Parolin, “deve ritrovare nuovo slancio nella comunità internazionale”, anche perché, "oltre alle difficoltà persistenti della politica interna israeliana, vengono ora ad aggiungersi nuovi scenari". “Due Stati e due popoli – ribadisce il premier Conte – resta la prospettiva più giusta e più sostenibile, tenendo conto delle legittime aspirazioni delle due parti e contribuendo alla stabilità e alla sicurezza dell’intera regione mediorientale”.

Il cammino della Chiesa cattolica verso Abu Dhabi

Nella sua relazione, Il segretario di Stato ripercorre tutto il cammino compiuto dalla Santa Sede per arrivare al Documento di Abu Dhabi, “avviato da sa Giovanni Paolo II con la convocazione, nel settembre 1991, del Sinodo per il Libano”, realizzato nel 1995, e con l’Esortazione post-sinodale “Una speranza nuova per il Libano”. Papa Wojtyla, ricorda Parolin, invitò i cristiani ad inserirsi nella cultura araba, e a costruire con i musulmani un avvenire di dialogo. Ci sono stati poi il Sinodo del 2010 per tutto il Medio Oriente, voluto da Benedetto XVI, e nel 2014 il concistoro straordinario per il Medio Oriente convocato da Papa Francesco nel pieno della crisi siriana e irachena e della cacciata dei cristiani da Mosul.

E quello dei musulmani guidati da al-Azhar

Ma anche l’università sunnita di al–Azhar, a Il Cairo, ha compiuto grandi passi in questi anni, ricorda il cardinale, passando dal diritto alla protezione per i monoteisti non musulmani alla loro cittadinanza, in un percorso avviato nel dicembre 2015, con la conferenza su “Terrorismo e fondamentalismo”, con la denuncia delle azioni terroristiche. E’ nel marzo 2017, durante il simposio “Libertà, cittadinanza, diversità e integrazione”, organizzata con il Consiglio dei saggi musulmani di Abu Dhabi, che più di 600 delegati, cristiani e musulmani, provenienti da 50 Paesi, ricorda ancora Parolin , hanno sottoscritto la “Dichiarazione di reciproca coesistenza islamo-cristiana”, che “condanna l’uso della violenza in nome della religione e indica nel principio di cittadinanza il criterio da applicare per garantire la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone appartenenti a fedi e comunità religiose differenti”. Le parole del Grande imam di Al-Azhar, che richiama “la necessità di applicare i principi di cittadinanza, uguaglianza e Stato di diritto per contrastare discriminazioni e maltrattamenti” sottolinea il cardinale, vengono ritenute “epocali” da molti cristiani. Si arriva così alla visita ad al-Azhar di Papa Francesco, il 28 aprile 2017, nella quale il Pontefice evoca la prospettiva della fratellanza: “L’unica alternativa alla civiltà dell’incontro è la inciviltà dello scontro”. Servono giovani che “trasformino ogni giorno l’aria inquinata dell’odio nell’ossigeno della fraternità”.

In Siria e Iraq, difendere i cristiani tutelando la persona

Riguardo alle crisi più recenti, in Siria e in altri Paesi nei quali, dopo la cosiddetta Primavera araba, i cristiani hanno temuto per il loro destino, “non si tratta – per il cardinale Parolin - di invocare, da parte del potere, la ‘protezione’ dell’una o dell’altra comunità religiosa, ma di garantire alle persone” i diritti fondamentali. “Il luogo proprio della difesa dei cristiani – quindi - è la tutela della persona e del rispetto dei diritti umani, in particolare quelli della libertà religiosa e della libertà di coscienza”. "In Siria – ricorda ancora Parolin - permane altissima le preoccupazione del Papa per la tragedia di Idlib, che lo ha spinto a scrivere al presidente Assad". E conclude sottolineando che "nel Mediterraneo le religioni non possono sostituire la politica, ma nel passato le religioni sono state utilissime per chi le voleva utilizzare per dividere”. Oggi non può essere più così.

Un documento che declina la fratellanza umana in cittadinanza

Spadaro: la stabilità del Mediterraneo ha un impatto globale

Nell’introdurre i due relatori, padre Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, aveva ricordato che “il Mediterraneo è un paradosso geopolitico, una regione molto frammentata e interconnessa” che deve affrontare sfide quali le migrazioni, terrorismo, diseguaglianze economiche e climatiche, conflitti armati”. “La stabilità del Mediterraneo  - sottolineava  - ha un impatto diretto sulla società italiana ed europea, ma assume anche una centralità globale”. Temi affrontati da padre Antonio Spadaro anche nell’intervista a Vatican News.

Ascolta l'intervista a padre Antonio Spadaro

R. - Guardando la situazione del Mediterraneo ci rendiamo conto di come è un luogo di grande tensioni, un luogo di congiunzione di fratture. La grande sfida che abbiamo davanti a quella della pace. Sono sotto gli occhi di tutti i grandi conflitti, le situazioni calde come quella della Siria, del Libano, e di recente anche di Israele. Allora, il tentativo della nostra riflessione è quello di proporre una via alternativa che è quella della fratellanza, proposta da Papa Francesco, insieme con l’Imam di Al Azhar proprio un anno fa firmando il Documento sulla fratellanza umana ad Abu Dhabi.

Fratellanza e cittadinanza possono davvero coniugarsi, essere legate?

R. – La cosa straordinaria di quel documento è che è riuscito a declinare la fratellanza umana in cittadinanza: cioè essere fratelli significa di fatto essere consapevoli che si può essere cittadini, quindi avendo gli stessi diritti e gli stessi doveri e vivendo insieme la giustizia. E’ un'utopia per alcuni? Forse ma certamente la firma di quel documento è stato un momento fondamentale per andare verso la direzione giusta.

Quindi fa bene il Papa a partecipare a questo incontro promosso dalla Cei a Bari, “Mediterraneo frontiera di pace?

R. - Ogni iniziativa, incluso questo incontro molto importante di Bari sul Mediterraneo, rappresentano momenti importanti di riflessione perché se mettiamo la necessità della pace al centro della riflessione possiamo andare avanti. Altrimenti ci si divide in conflitti intestini che rischiano di spaccare il Mediterraneo stesso e quindi la convivenza civile. Il Mediterraneo è uno dei cuori centrali della geopolitica mondiale: dal Mediterraneo passa la Via della seta, passano anche delle dimensioni economiche, se vogliamo, della vita di tutti i giorni che vanno curate e sanate.

Anche il Papa con i suoi viaggi ha contribuito a far luce su alcuni di questi aspetti, di queste culture e di queste religioni, dal Marocco a Lesbo fino agli Emirati Arabi?

R. – Il primo viaggio internazionale di Francesco che io ritengo tale è stato quello di Lampedusa, “porta” del Mediterraneo ma poi certamente Lesbo, la Turchia, il Marocco, l’Egitto, sono tutti luoghi che il Papa ha toccato proprio per toccare il polso della situazione e controllare se il sangue circola bene all'interno dell'Europa e porre la sfida di una convivenza civile, umana, proprio nel Mediterraneo.

L'Europa cosa può imparare da questi viaggi del Papa, e dal Documento sulla fratellanza umana?

R. – In Europa sappiamo che ci sono grandi tensioni – per esempio, abbiamo assistito alla Brexit per esempio - e queste tensioni sono quelle che rischiano proprio di fratturare il continente perché si basano più su logiche economiche che su logiche umane e di pace. Allora certamente il messaggio che viene dal Mediterraneo è un messaggio di culture molto diverse tra di loro, però allo stesso tempo unite da un desiderio anche di spiritualità, se vogliamo. In questo senso l'Europa ha da imparare e certamente gli equilibri di pace dell'Europa intera si basano proprio sul Mediterraneo: pensiamo al grande dramma delle migrazioni a tutte le tensioni che vengono vissute in questo mare.

Ad un anno da Abu Dhabi, l'impegno dei giovani nelle piazze

Cristiano: nelle piazze di Beirut e Baghdad i giovani chiedono cittadinanza

L' introduzione del libro "Essere mediterranei" è affidata anche, con il titolo "Figli di Isacco e di Ismaele", a Riccardo Cristiano, già giornalista Rai, che dal 1990 segue gli sviluppo politico-sociali del Libano. E lui chiediamo uno sguardo sui primi frutti del Documento sulla fratellanza umana, ad un anno dalla firma.

Ascolta l'intervista a Riccardo Cristiano

R. - Io vedo delle grandi opportunità che a mio avviso sono anche il frutto di questo documento. Mi riferisco a quello che è successo nelle piazze di Beirut e di Baghdad dove, in modo incredibile per il contesto di tensione politica, culturale e sociale, tantissime persone, appartenenti a diverse comunità e diverse confessioni, hanno deciso di manifestare insieme per la cittadinanza. La comune e pari cittadinanza è l'emblema della fratellanza. Se non siamo cittadini non possiamo essere fratelli. Io credo che, a un anno da Abu Dhabi, queste manifestazioni dimostrano come, soprattutto nelle giovani generazioni del Mediterraneo, il bisogno di cittadinanza non è stato represso da anni di violenze, terrorismo e repressione. No è lì e bisogna riuscire a raccoglierlo, interpretarlo e aiutarlo.

Resta l’ombra di quello che sta accadendo tra Israele e Palestina. Il piano di pace Trump ha creato nuove tensioni…

R. - Ma questo è la politica: la politica incontra le sue difficoltà, i suoi problemi. Io credo che bisogna guadare ai segnali che vengono dalle società: sono quelli i segnali politici importanti. Se poi la politica riterrà di raccoglierli indirizzarli, meglio, ma lo spirito del Documento sulla fratellanza sta a mio avviso nelle scelte consapevoli di tanti giovani e, in modo sempre più significativo, di tante donne.

Il Papa e l’Imam di al-Azhar danno alle religioni un nuovo ruolo, non più bandiera per combattere ma per dialogare da fratelli…

R. - Nel 2005 a Beirut, quando fu ucciso Rafiq Hariri (già primo ministro del Libano, musulmano sunnita, n.d.r.) nelle piazze si fecero incontrare, in una simbologia che voleva unire le comunità, il Corano e la Croce: era un tentativo, uno sforzo, forse simbolico. Oggi non siamo andati indietro, ma avanti: non ci sono i simboli, ci sono le persone in carne ed ossa che chiedono alle comunità religiose di rappresentare questo loro desiderio. Quando il patriarca caldeo, il cardinal Sako, dice che in piazza si sta facendo teologia, che la piazza è diventata un luogo teologico, non dobbiamo fare l'errore di sottovalutare la portata delle sue parole. Le confessioni si uniscono nel dato nazionale della cittadinanza, non per cancellare le diversità, ma per consentire a quelle diversità di essere autentiche nella fratellanza.

I cristiani crescano come coscienza del Medio Oriente

Impagliazzo: anche i cristiani nei Paesi islamici vogliono essere cittadini

Il contributo che chiude il libro "Essere mediterranei", dal titolo "Esiste una identità mediterranea?", è scritto da Marco Impagliazzo, storico e presidente della Comunità di Sant'Egidio. Lo abbiamo intervistato.

Ascolta l'intervista a Marco Impagliazzo

R. - Sta crescendo nell'area Mediterranea la volontà di incontrarsi, in particolare tra uomini e donne di religione diversa. Sta crescendo la consapevolezza che soltanto nel dialogo si potrà trovare la strada per la soluzione dei conflitti e abbassare il tono violento che ancora esiste in alcuni paesi toccati dal mare Mediterraneo. Certamente per la Chiesa Cattolica questa è una grande spinta che viene dal tempo del Concilio, che passa per lo spirito di Assisi voluto da san Giovanni Paolo II e che oggi si incarna nel documento sulla Fratellanza umana. Il problema è come allargare ancora questo spazio. Io credo che una riflessione come quella fatta nei volumi pubblicati da la Civiltà Cattolica può aiutare a far crescere, anche culturalmente, la consapevolezza che il dialogo è l'unica via per arrivare ad una società del vivere insieme che supera i conflitti.

Pur nei tanti contrasti e conflitti che ci sono nel Mediterraneo può essere questo davvero anche un “laboratorio di cittadinanza”?

R. - Sicuramente sì. E’ il tema fondamentale oggi anche per i tanti cristiani che vivono nei Paesi musulmani. Che cosa significa essere cittadini a parte intera? E io credo che i cristiani oggi si stanno misurando con questa questione, ed entrano nella vita concreta dei paesi in cui sono presenti. Il problema è crescere non grazie ad una protezione esterna ma crescere come consapevolezza, come coscienza interna a questi Paesi, di forze che devono avere la possibilità di esprimere ciò che hanno dentro. Le energie di bene e di pace che ha ogni cristiano.

Nel mondo musulmano si sta diffondendo il seme del dialogo portato dall’Università di al-Azhar?

R. – Certamente l’Università di al-Azhar ha ripreso in mano il pallino della cultura musulmana che purtroppo era stato strappato da fondamentalismi e fuori da ogni discorso culturale, quella con Oliviero Roy chiama “la santa ignoranza”. C'è stato uno sfruttamento da parte dei fondamentalisti del discorso religioso, e oggi il fatto che al-Azhar ritorna al centro dell'interesse internazionale e culturale fa ben sperare per il futuro.

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La presentazione del libro "Essere mediterranei" nella sede de "La Civiltà Cattolica"
02 febbraio 2020, 11:37