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Padre Zollner: “Abolire il segreto pontificio sugli abusi, decisione fondamentale”

Membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori e presidente del Centro della protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, Zollner spiega gli effetti positivi dei Rescritti firmati da Papa Francesco: “Massima collaborazione con le autorità civili, trasparenza nella Chiesa, certezza della pena, tutela delle vittime”

Federico Piana – Città del Vaticano

La decisione di Papa Francesco di abolire il segreto pontificio sui casi di abusi sessuali e quella di innalzare dai 14 ai 18 anni l’età per la quale acquisire, detenere, divulgare, immagini pornografiche rientra nei ‘delicta graviora’, gravi delitti per i quali il giudizio è riservato alla Congregazione della Dottrina della Fede, è salutata come “un passo decisamente importante” da padre Hanz Zollner. Membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori e presidente del Centro della protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, padre Zollner spiega che ora “la documentazione relativa alle accuse e all’investigazione di casi di abusi sui minori potrà essere richiesta dalla magistratura civile non solo alla Santa Sede ma anche alle diocesi o alle congregazioni religiose. Un passo avanti per la trasparenza della Chiesa e un segnale forte di collaborazione con le autorità legittime di uno stato democratico”.

Perché si faciliterà questa collaborazione?

R. - Per dire la verità questa cooperazione in alcune parti del mondo c’è già stata. Ad esempio, i vescovi statunitensi avevano già consegnato la documentazione sugli abusi in loro possesso alle autorità perché la situazione giuridica Usa  lo permette. I vescovi,  dunque, avevano già deciso liberamente di consegnarli. In altre parti del mondo non esiste la stessa possibilità, la giurisprudenza non è così chiara. Perciò è importante creare la possibilità di dare seguito alle richieste legittimamente espresse per tutelare le vittime, andare fino in fondo alle indagini sui tali crimini e punire i colpevoli.

Queste decisioni del Papa arrivano dopo il Summit internazionale sugli abusi che si è svolto in Vaticano lo scorso febbraio.  L’evento è stato uno spartiacque?

R. - Direi di sì. In quell’ambito c’è stata una presa di coscienza ed una volontà di agire mai viste prima. Ciò ha dato la possibilità che si creasse un’ulteriore slancio che ha provocato una reazione positiva all’interno degli organi della Santa Sede. Il risultato è stata la promulgazione di una nuova legge, emanata il 1° giugno del 2019, con alcune conseguenze per i reati di negligenza d’ufficio, d’omertà e di occultamento da parte dei superiori religiosi alla quale ora  si aggiunge questa decisione del Santo Padre che ci permette di prospettare nuovi passi che presto seguiranno.

Quali passi?

R. - Aspettiamo il vademecum che già da qualche tempo è stato annunciato: linee guida per i tribunali diocesani ed i vescovi del mondo con le quali si spiegherà come procedere in caso di abusi e con quali criteri punire certi crimini. Sarà una cosa molto utile soprattutto per le terre di missione e per altri Paesi dove la capacità e la competenza giuridica non è molto sviluppata.

La seconda decisione del Papa è stata quella di innalzare dai 14 ai 18 anni l’età per la quale acquisire, detenere, divulgare, immagini pornografiche rientra nei ‘delicta graviora’, gravi delitti per i quali il giudizio è riservato alla Congregazione della Dottrina della Fede…

R. - Sono particolarmente contento anche di questa scelta perché non era ragionevole delimitare l’età dei minori che vengono ripresi nei video o nelle fotografie. Il limite di 14 anni fu scelto per una decisione presa nel 2010 ma, nel frattempo, abbiamo visto che per adeguarsi alla legislazione internazionale dovevamo conformarci a quello che in tutto il mondo viene considerato il limite dell’età minore, i diciotto anni. 

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18 dicembre 2019, 14:06