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Allen: per dignità digitale dei bambini serve alleanza con aziende tecnologiche

Al via in Vaticano l’incontro internazionale: “Promuovere la dignità digitale del bambino - Dal concetto all'azione”. A Vatican News, uno degli organizzatori: Ernie Allen, membro del Comitato Direttivo della “Child Dignity Alliance”

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Ci sono anche delle “responsabilità tecnologiche” da ricondurre alle aziende, al di là della missione educativa affidata alle famiglie, nell’impegno globale per la protezione dei minori nel mondo digitale. È quanto hanno ribadito ieri, in Sala stampa estera a Roma, alcuni degli organizzatori dell’incontro internazionale: “Promuovere la dignità digitale del bambino - Dal concetto all'azione”, che si svolge oggi e domani alla Casina Pio IV, in Vaticano. Stamani l’udienza del Papa ai partecipanti.

I diritti dell’infanzia

In occasione del 30° anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia - approvata dall'Assemblea Generale dell’Onu il 20 novembre 1989 e ratificata dalla Santa Sede il 20 aprile 1990 - leader religiosi, autorità civili, rappresentanti di grandi compagnie tecnologiche, amministratori di banche e di organizzazioni non governative si confrontano nella due giorni di lavoro sui rischi del digitale per i più piccoli e sulle azioni da intraprendere per promuovere anche in tale ambito la dignità dei bambini.

Violazioni e abusi

Dalla pedofilia alla pornografia, dal traffico di esseri umani a quello della droga, a descrivere il panorama delle violazioni e degli abusi su internet è stato Ernie Allen, membro del Comitato Direttivo della “Child Dignity Alliance”, nata a seguito del Congresso mondiale sul tema svoltosi alla Pontificia Università Gregoriana nel 2017 e tra gli organizzatori del convegno assieme alla Pontificia Accademia delle Scienze e a rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti. Allen, che da anni si occupa del contrasto allo sfruttamento dei minori, ha parlato di milioni di “segnalazioni su bambini che sono stati oggetto di abusi, poi fotografati e filmati”. “Dal nostro punto di vista - ha spiegato - queste sono foto di scene del crimine: sono immagini degli abusi sessuali compiuti su bambini. In ogni immagine sono loro le vere vittime”. Ciò avviene “ovunque, virtualmente: Facebook ha registrato 16 milioni di segnalazioni lo scorso anno”.

Il ruolo delle famiglie e delle aziende

Per un contrasto efficace, ha aggiunto Allen, “penso sia importante che le famiglie siano allertate e consapevoli del rischio che i loro bambini corrono e facciano quindi il possibile per tenerli al sicuro”. “Ma dal nostro punto di vista la responsabilità ultima ricade sulle compagnie. Ciò che accade ai bambini è conseguenza della tecnologia, che è positiva in moltissimi casi, ma è essa che provoca il problema”. L’appello alle aziende è allora di “affrontare seriamente la questione e trovare il modo per fermare il problema e non solo pensare che spendere tanti soldi nel preparare le persone su come usare i prodotti in modo sicuro sia abbastanza. Se così fosse, sarebbe come trasferire la responsabilità dalla compagnia all’utente. Non siamo negativi per quanto riguarda la tecnologia, la tecnologia ha cambiato il mondo in molti modi, ma ci sono delle conseguenze che occorre affrontare”.

Dal concetto all’azione

Il tema dell’incontro alla Casina Pio IV è “Dal concetto all’azione”, aggiunge il rappresentante della “Child Dignity Alliance”: “quello che diciamo - e non stiamo cercando di essere negativi nei confronti delle compagnie - è che c’è una chiamata più alta, un obbligo più alto: ‘unitevi a noi, non parliamo soltanto, facciamo qualcosa per mettere fine a questo problema’”. Dopo il convegno di due anni fa alla Gregoriana, ricorda Allen, “il Papa ci ha ricevuti in udienza; quindi gli abbiamo consegnato la ‘Dichiarazione di Roma’, dove sono elencate una serie di misure, abbiamo messo insieme un piano strategico. In questo momento il Santo Padre ci dice: ‘Abbiamo fatto progressi, ma è il momento avanzare di livello: è giunta l’ora di risolvere questo problema’”. Per tale motivo, ha concluso, è necessario “lavorare” congiuntamente.

14 novembre 2019, 10:24