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Primo giorno di scuola  per i ragazzi di  Roma Primo giorno di scuola per i ragazzi di Roma  (ANSA)

#CantiereGiovani: la nuova rubrica dell'Osservatore Romano

L'editoriale del direttore Andrea Monda dedicato al mondo giovanile per l'avvio del nuovo anno scolastico

Andrea Monda 

Suona la campanella in questi giorni, a Roma proprio oggi 16 settembre, e inizia un viaggio, un’altra avventura che ha il simbolico arco temporale di nove mesi, una gravidanza, a rimarcare la dimensione generativa dell’esperienza scolastica. E «L’Osservatore Romano» è qui, a fianco ai protagonisti, che innanzitutto sono i bambini e i ragazzi che da stamattina si alzeranno un po’ prima, per accompagnarli e dare loro voce nel raccontare le loro storie. Nel paginone centrale del numero di oggi troverete la testimonianza del nostro voler dare voce a chi spesso voce non ha.

La Chiesa da sempre ha fatto questo lavoro di accompagnamento, come dimostra da ultimo la grande iniziativa di un “patto educativo” lanciata pochi giorni fa da Papa Francesco, ed è perciò che con grande piacere abbiamo riscoperto e ripubblicato il testo di un Angelus di Giovanni Paolo I datato 17 settembre del 1978 che si rivolge ai 12 milioni di studenti dell’epoca. Oggi gli studenti italiani sono 8 milioni, a proposito di generatività, ma questo della denatalità è un altro tema, spesso affrontato da Papa Francesco, che merita altri approfondimenti. Ora pensiamo al nuovo anno scolastico dell’Italia ma anche del mondo e immergiamoci in questo viaggio avventuroso. Lo facciamo a partire da oggi perché l’intenzione è quella di seguire da vicino e da qui in poi questo segmento della società così caro alla Chiesa e così delicato e cruciale per il presente e il futuro del nostro pianeta. Parafrasando il testo più famoso del Vaticano II, “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli studenti d’oggi sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. E allora partiamo per questo viaggio, perché la scuola è un viaggio nella memoria, nello spazio e nel tempo.

Come dice spesso anche Daniel Pennac, noi adulti “passiamo” alle nuove generazioni le informazioni e i punti di riferimento della cultura del passato perché anche i più giovani, sopra le spalle dei giganti che ci hanno preceduto, possano guardare a un orizzonte più lontano e più ampio. Per questi motivi la scuola è innanzi tutto un viaggio nella memoria (grazie ai giganti del passato) e nello spazio (perché permette allo sguardo dei fanciulli di andare un poco più in là del contingente), mentre nello stesso tempo contribuisce (o dovrebbe contribuire) alla costruzione della cultura del presente. La scuola però è soprattutto un viaggio nel tempo. Gli insegnanti insieme con le famiglie proiettano i propri sentimenti in un mondo che deve ancora venire. I ragazzi a loro volta sono i messaggeri e nello stesso tempo anche i protagonisti di una speranza che insieme con gli adulti è coltivata ogni giorno nelle aule scolastiche di tutto il mondo. Per questi motivi la scuola ha a che fare così tanto (e da così tanti secoli) con la missione della Chiesa: la testimonianza dei cristiani, in quella particolare macchina del tempo che è la scuola, è destinata infatti ad alimentare la speranza e la fiducia in una salvezza che è riservata a tutti, ai geni e a quelli che non ce la fanno, agli studenti modello e a quelli che siedono negli ultimi banchi. La scuola, da sempre, contribuisce quindi a costruire la nuova umanità del futuro e la Chiesa, da sempre, accompagna il faticoso cammino degli uomini e delle donne che sono alla ricerca della Salvezza. È difficile quindi parlare di scuola. La tentazione di una parte non marginale della didattica in tutto il mondo è quella di concentrarsi sulle tecniche e su un “saper fare” che rischiano di trasformare la strada da percorrere in una sorta di vicolo cieco. Una scuola che parli solo di sé stessa, una scuola autoreferenziale che non spera più in un futuro ancora da costruire, una scuola che non sappia rispondere alla domanda fondamentale sul tipo di umanità che sta contribuendo a formare, una scuola che non sappia indicare il senso e il significato della cultura che trasmette alle nuove generazioni: questa scuola serve a poco. È bene ricordarlo in questo particolare periodo dell’anno: in tutto il mondo si riaprono gli istituti scolastici e milioni di ragazze e di ragazzi ne varcano la soglia con un desiderio di infinito che non sanno ancora di possedere. I docenti hanno una duplice responsabilità: devono saper intercettare questa domanda inespressa e, nello stesso tempo, devono essere capaci di indicare una via che sia anche vera e vitale; come pellegrini su questa terra d’altra parte devono rendere conto della propria speranza in tutti i settori della vita umana, in modo particolare in quello dell’istruzione. Abbiamo così deciso di iniziare anche noi un viaggio. Vogliamo raccontare le scuole di tutto il mondo in una doppia prospettiva, orizzontale e verticale. Vogliamo infatti dare voce alle testimonianze dei cristiani impegnati nelle scuole in ogni latitudine, dalla Terra Santa (dove nelle aule gestite dai cristiani siedono, negli stessi banchi, ebrei e palestinesi) agli Usa, dall’Europa, culla della cultura cristiana, fino ai Paesi in via di sviluppo. Il viaggio però contemplerà anche la dimensione verticale. Entreremo nelle scuole delle eccellenze (dove cresce la futura classe dirigente) e nelle scuole del bisogno, quelle che sono impegnate ogni giorno a dare una possibile alternativa all’infanzia maltrattata e abbandonata dagli adulti.

Sono due gli obiettivi. Da una parte vogliamo capire quali siano le caratteristiche proprie della testimonianza degli insegnanti cristiani in tutto il mondo e, soprattutto, quale sia il progetto di costruzione dell’umanità che anima queste esperienze. Dall’altra vogliamo aprire queste pagine alle testimonianze dei più giovani. La scuola è il risultato di un dialogo fra due soggetti. Lo aveva ben capito don Milani. Il tavolo circolare intorno al quale si affollavano i ragazzi di Barbiana è il modello che vorremmo adottare per le pagine che settimanalmente dedicheremo al mondo (e ai mondi) della scuola. Ricercatori e dottorandi, seminaristi e preti freschi di ordinazione, studenti e studentesse, docenti di ogni ordine e grado e giovani genitori saranno chiamati a raccontare le loro esperienze per costruire insieme quegli strumenti di dialogo che sono necessari a rendere più efficiente il complesso cammino che ogni giorno si intraprende nelle aule di tutto il mondo. Con questo spazio sul mondo della scuola, insomma, vogliamo aprire le braccia, come nella rappresentazione architettonica del Colonnato del Bernini. Venite ragazzi e ragazze del terzo millennio: «L’Osservatore Romano» è anche casa vostra.

16 settembre 2019, 16:05