Cerca

Vatican News

Segretezza confessione, mons. Nykiel: conta la ‘salus animarum’

Il Reggente della Penitenzieria, mons. Krzysztof Nykiel, spiega i motivi per cui è stata pubblicata la Nota sull’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale e ricorda come la segretezza non possa mai tradursi in connivenza con il male

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

La recente Nota della Penitenzieria Apostolica sull’importanza del foro interno e del sigillo sacramentale ha spiegato come “l’inviolabile segretezza della Confessione proviene direttamente dal diritto divino rivelato” e dalla “natura stessa del sacramento”. Il documento riafferma che tale inviolabilità non ammette dunque eccezioni nell’ambito “ecclesiale” né, tantomeno, in quello “civile”.

Intervista con mons. Krzysztof Nykiel

Sui motivi per cui la Penitenzieria ha ritenuto opportuno pubblicare questa Nota, Radio Vaticana Italia ha sentito il reggente del dicastero, mons. Krzysztof Nykiel, che assieme al cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, ne ha firmato il testo.

Ascolta l'intervista a mons. Nykiel

Viviamo in una società fortemente mediatizzata, in cui spesso al grande sviluppo dei mezzi di comunicazione non corrisponde un analogo impegno per la ricerca della verità. Il potere dei social media, capaci con un clic di far circolare le notizie, vere o false che siano, da una parte all’altra del globo, alimenta una certa bramosia di informazioni. Anche sulla Chiesa convergono, da più parti, forti pressioni che vorrebbero applicare questi orientamenti all’ordinamento canonico, in nome di una pretesa e assoluta trasparenza. Dinanzi a questo preoccupante scenario, la Penitenzieria apostolica ha ritenuto opportuno ribadire con questa Nota il significato e l’importanza di alcuni concetti (il sigillo sacramentale, la riservatezza connaturata al foro interno extra-sacramentale, i limiti propri di ogni altra comunicazione) divenuti ormai estranei all’odierna opinione pubblica e talvolta all’interno stesso della Chiesa.

Cosa si intende con l’espressione “sigillo sacramentale” e perché questo è così importante ed è sempre stato salvaguardato dal diritto canonico?

Con il termine “sigillo sacramentale” si intende quello speciale ed inviolabile segreto che copre il contenuto della confessione: tutto ciò che il penitente manifesta al sacerdote rimane “sigillato” dal sacramento. Le ragioni dell’indissolubilità del sigillo sacramentale si trovano nella natura soprannaturale del sacramento della Riconciliazione, in cui il confessore agisce “in persona Christi capitis”, cioè nella persona stessa di Cristo, e viene perciò a conoscenza dei peccati del penitente “non come uomo, ma come Dio”, secondo una bella espressione di san Tommaso d’Aquino. Oltre che per rispetto alla santità del sacramento, inoltre, il confessore è vincolato da un’inviolabile segretezza anche per giustizia e somma carità verso il penitente, che si è accostato a lui confidando nella riservatezza del colloquio sacramentale. Mi preme sottolineare, a riguardo, la netta differenza che intercorre tra il sigillo confessionale e il segreto cui sono tenute alcune figure professionali: il primo è un’esigenza intrinseca del sacramento e proviene direttamente dal diritto divino, mentre il segreto professionale, in quanto obbligo imposto dall’ordinamento civile, può essere legittimamente derogato in presenza di giuste cause. D’altra parte, è proprio questa preoccupazione per la salus animarum che muove la Chiesa nello stabilire le pene più severe per chi viola il sigillo.

Una speciale riservatezza è riconosciuta nell’ordinamento canonico anche agli atti di foro interno extra-sacramentale. Di che si tratta?

La Chiesa esercita la propria missione occupandosi di tutto ciò che riguarda la santificazione delle anime e, perciò, la sfera più intima e personale di ciascun fedele. Il diritto canonico garantisce una speciale riservatezza anche a questi atti di foro interno che si compiono al di fuori della Confessione. L’esempio più frequente è quello della direzione o accompagnamento spirituale, nell’ambito della quale il fedele apre liberamente il segreto della propria coscienza al direttore o accompagnatore spirituale, per essere orientato e sostenuto nell’ascolto e nel compimento della volontà di Dio. Anche se “in modo soltanto ‘analogo’ a ciò che accade nel sacramento della confessione, – precisa la Nota – il direttore spirituale viene messo a parte della coscienza del singolo fedele in forza del suo ‘speciale’ rapporto con Cristo”. Per questi motivi, anche tale ambito richiede una certa segretezza da parte del direttore spirituale, al fine di salvaguardare il diritto di intimità e buona fama di colui che chiede la direzione spirituale.

Infine, l’ultimo punto della Nota tratta di altri ambiti in cui la sapienza della Chiesa orienta a un certo limite nella comunicazione. Tutto questo insistere sul segreto non è in contraddizione con il richiamo alla trasparenza e l’impegno per la ricerca della verità sempre proclamati da Papa Francesco, anche in relazione ai casi di abusi nella Chiesa?

Nell’ultima parte del documento si suggerisce come orientamento generale nel comunicare o celare la verità il criterio di “conformare la propria vita al precetto dell’amore fraterno, avendo davanti agli occhi il bene e la sicurezza altrui, il rispetto della vita privata e il bene comune”. È mio desiderio dichiarare con la massima fermezza che la Nota non intende in alcun modo essere una forma di giustificazione o di tolleranza degli orribili casi di abusi perpetrati più o meno recentemente da taluni membri del clero. Nel prevenire e contrastare ogni forma di abuso, la Penitenzieria Apostolica si associa senza riserve all’esempio e al magistero di Papa Francesco, che da ultimo ha regolato la materia con il motu proprio Vos estis lux mundi. La difesa del sigillo sacramentale e della santità della Confessione non possono costituire una qualche forma di connivenza col male, ma rappresentano l’unico vero antidoto al male. Solo l’esperienza dell’amore misericordioso del Padre, effuso nel sacramento della Riconciliazione, sana le ferite, realizza la conversione dei cuori e permette di riversare sugli altri l’amore ricevuto.

07 luglio 2019, 07:53