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Neonato Neonato tra le braccia della madre 

Yes to Life. Gambino: impegno per portare le cure perinatali in tutto il mondo

Il ruolo degli hospice perinatali, l’importanza delle cure palliative e le riflessioni sulla bioetica sono stati i temi al centro della giornata conclusiva del Convegno internazionale sulla medicina perinatale, organizzato dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Domani i 400 delegati saranno ricevuti in udienza dal Papa

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Il primo passo da fare era mettervi in rete, per far conoscere a tutti dei modelli di accompagnamento e cura che è possibile riprodurre in ogni parte del mondo, e per diffondere del materiale su cui riflettere; ora spetta a voi portare avanti questo lavoro sapendo che potrete sempre contare sul sostegno del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita”. Con questa esortazione, rivolta agli oltre 400 esperti provenienti da 70 diocesi di altrettanti Paesi del mondo, il sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, prof.ssa Gabriella Gambino, ha chiuso la seconda e ultima giornata di lavori del Convegno internazionale “Yes to Life! – Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”.

Il ruolo dell’hospice perinatale

Le riflessioni odierne si sono soffermate sul ruolo degli Hospice perinatali, strutture che offrono cure per madri che vanno incontro a gravidanze difficili e un accompagnamento psicologico e spirituale alle famiglie che si preparano ad accogliere bambini con gravi patologie e disabilità. Sono realtà che propongono un’alternativa concreta all’opzione dell’aborto e alla cultura dello scarto che ha pervaso anche molti ambiti della medicina.

Le esperienze negli Stati Uniti

Il dibattito è quindi proseguito grazie all’intervento del dott. Byron Calhoun, specialista in medicina materna e fetale della West Virginia University, negli Usa, che ha parlato dell’etica medica nelle gravidanze con diagnosi avverse, sottolineando la necessità di offrire alle famiglie una scelta in favore della vita. “La pediatria e l’ostetricia di fronte alla Chirurgia prenatale” è stato invece il tema affrontato dal John Lantos, docente di pediatria all’Università del Missuri, che ha ripercorso la storia della chirurgia e della diagnostica perinatale, dalle prime amniocentesi eseguite per registrare l’incompatibilità dell’Rh del sangue tra madre e bambino, fino agli ultimi ritrovati delle medicina fetale che pongono i medici davanti ad enormi problemi di ordine etico.

Le cure palliative perinatali

A seguire è stata la volta dell’intervento della prof.ssa Patrizia Papacci, neonatologa del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, sui “trattamenti palliativi post-natali”. La neonatologa ha chiarito che le cure palliative vengono erroneamente associate solo al fine vita mentre sono cure di sostegno e "una risorsa alla vita" soprattutto in ambito neonatale. Infatti, secondo la Papacci, nella cura palliativa “la linea di base è l’attenzione alla percezione del dolore che può causare anche danni permanenti al sistema neurologico”, per questo motivo la cura palliativa va a sostenere, a tutti gli effetti, le capacità vitali, pur non agendo sulle cause della malattia. Oltretutto, ha sottolineato il medico del Gemelli, “la cura palliativa non è abbandono terapeutico ma dà il tempo per ulteriori accertamenti”.

Ascolta l'intervista alla prof. Papacci

La prof.ssa Papacci ha quindi affrontato i risvolti etici di queste cure che si pongono in una dimensione relazionale della natura umana, dove ogni vita ha un grande valore mentre il mondo coltiva la mentalità individualistica e l’idealismo della bellezza e della perfezione

La bioetica e le derive dell’eugenetica

“La vita crocevia del genere umano: fondamenti, progressi e dubbi” è stato il tema dell’intervento conclusivo affidato alla bioeticista francese, Alexandra Aude Henrion-Cude, dell’istituto Inserm e membro del comitato nazionale di bioetica della Francia.

La Henrion-Cude ha illustrato le derive dell’eugenetica che portano ad una “medicina personalizzata” che esclude i più deboli e che porta l’uomo da essere riparatore a creatore. Un processo che conduce alla banalizzazione di pratiche come la maternità surrogata, la selezione degli embrioni e che indica un prossimo futuro tecnologico che non esclude l’utero artificiale e la clonazione umana. Per questo motivo la bioeticista ha auspicato che la “teo-antropologia” sia posta sempre di più al servizio della visione dell’antropologia umana.

24 maggio 2019, 20:21