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Joaquin Navarro Valls: un portavoce indimenticabile

In occasione della presentazione in Sala stampa vaticana del libro "Navarro Valls, El portavoz", ripercorriamo la vita del fedele e attento portavoce di san Giovanni Paolo II che è stato anche appassionato medico, inviato di guerra e grande diplomatico

Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

La voce di un Papa, la voce di un santo. Così il mondo ha conosciuto e ricorda Joaquin Navarro-Valls, ex direttore della Sala Stampa Vaticana, per oltre vent’anni portavoce di san Giovanni Paolo II - che lo chiamò per questo incarico nel 1984 - e poi al fianco di Benedetto XVI fino al 2006. Un grande sportivo che aveva tentato anche di fare il torero, un professionista discreto, elegante, affabile, brillante, carismatico e molto competente, come lo hanno sempre descritto, colleghi e non. Un ritratto straordinariamente riassunto poi, nel tweet di Greg Burk il giorno della sua morte: “Navarro incarna ciò che Ernest Hemingway definiva coraggio: la grazia sotto pressione”.

Dalla Castiglia a Roma

La sua vita si è conclusa il 5 luglio del 2017 dopo 80 anni trascorsi intensamente. Originario del sud est della Castiglia, esattamente di Cartago, città, come amava lui stesso ricordare, da dove partì Annibale per l’Italia. Anche Joaquin arrivò in l’Italia per una grande impresa anche se, probabilmente, non se lo aspettava. Figlio di un avvocato, Joaquin Navarro-Valls nasce il 16 novembre del 1936 da una famiglia numerosa, di 5 fratelli - 4 maschi e una femmina- da cui dice di aver imparato tanto, incluso di “aver sentito parlare per la prima volta di Gesù”. Dopo gli studi alla scuola ‘Deutsche Schule’ nella sua città natale, si iscrive alla facoltà di Medicina a Granada e a Barcellona, poi in America dove consegue il dottorato in Psichiatria. Del 1968 anche la laurea in Giornalismo alla facoltà di Scienze della comunicazione all’Università di Navarra a Pamplona. Contemporaneamente il lungo cammino di fede con l’Opus Dei. Inizia da studente di Medicina a Granada, chiedendo un posto nel “Colegio Mayor Albayzín” che poi arriverà a dirigere dopo l’ammissione all’Opus Dei. Negli anni sessanta è segretario della Delegazione a Barcellona e collabora a diverse iniziative apostoliche, sociali ed educative, in Catalogna e nell’Aragona.

Laico dell'Opus Dei

Plurititolato, poliglotta e inarrestabile, negli anni 1970-75, Navarro Valls si trasferisce a vivere nella sede romana con monsignor Josemaría Escrivá, il fondatore della Prelatura della Santa Croce, collaborando insieme nell’ambito della comunicazione. A lui l’incarico di informare della morte del fondatore (26 giugno 1975) e dell’elezione del successore, l’ora beato Álvaro del Portillo. Di Navarro le parole su L’Osservatore Romano: “Josemaría Escrivá ci fa vedere che il santo non si muove in un mondo di ombre e di apparenze, ma in questo mondo, il nostro, fatto di realtà umane e concrete, in cui c’è un ‘qualcosa di divino’ che sta lì in attesa che l’uomo sappia trovarlo”.

Giornalista, inviato e portavoce

A Roma lavora anche come corrispondente per Nuestro Tiempo e inviato per il quotidiano di Madrid ABC, viaggiando dal Mediterraneo orientale all’Europa, al Giappone. Poi durante la presidenza dell’Associazione Stampa Estera a Roma, arriva l’invito a pranzo da parte di Giovanni Paolo II - conosciuto in udienza nel 1983 - un invito che gli avrebbe cambiato la vita, per sua stessa ammissione, “un dono”, “un’esperienza umana e professionale incredibile”. “Come si fa a dire di no al Papa?”: amava ripetere, risucchiato in un’attività frenetica che inizia da quel giorno per non avere più sosta: ”Di giorno - spiegava - mi chiamano da Europa e Africa, di sera e di notte dall’America, prima dell’alba da Giappone e Asia”.

Una vita e due santi

Dunque due i santi che incrociano la sua esistenza, in cui la dedizione e l’amore fedele alla Chiesa e al Papa sono stati assoluti. Con Giovanni Paolo II la sintonia è totale, sin dal primo momento. Nel privato condividono tante passioni: lo sport, il teatro, la recitazione. Nel lungo pontificato del Papa polacco, che cambia il volto dell’Europa e del mondo con i suoi viaggi e i suoi storici incontri, il portavoce dal 1984 fino alla morte di Wojtyla nel 2005, diventa una delle figure più importanti oltre che diplomatico di rilievo, inserito come delegato vaticano in varie Conferenze mondiali delle Nazioni Unite e protagonista di viaggi cruciali come quello del cardinale Casaroli in Russia nel 1988 o quello di Giovanni Paolo II a Cuba o ad Atene. 

Gli ultimi mesi del Papa

Fondamentale Navarro Valls, in quanto medico, è anche negli ultimi sei mesi del pontificato di Wojtyla, quando la sua formazione universitaria si rivela fondamentale per comunicare alla stampa le condizioni di salute del Papa. Più di vent’anni insieme racchiusi in quello sguardo che, senza pronunciare neanche una parola, i due si scambiano per l’ultima volta il pomeriggio del 2 aprile 2005, sul letto dal quale Papa Giovanni Paolo II raggiunge la “Casa del padre”. Il “grazie” al suo Papa lo avrebbe pronunciato qualche anno dopo, in occasione della veglia al Circo Massimo, a Roma, alla vigilia della Beatificazione di Papa Woitjla - 1 maggio 2011 - quando durante la sua testimonianza dice:”Grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che con l’aiuto di Dio hai fatto della tua vita!”

 

23 maggio 2019, 14:16