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Composizione per la Giornata mondiale dell'alimentazione Composizione per la Giornata mondiale dell'alimentazione 

Benedetto XVI: Dignità dell’uomo e diritto al cibo

L'Osservatore Romano pubblica un articolo dell’Osservatore Permanente della Santa Sede presso la Fao, Ifad, Pam, mons. Fernando Chica Arellano, che ripercorre i Messaggi di Papa Ratzinger alla Fao per la Giornata mondiale dell’alimentazione

«Qui sibi nomen imposuit Benedictum xvi». Con queste parole, il 19 aprile di quattordici anni fa, il cardinale Medina Estévez annunciava all’orbe l’ascesa al soglio petrino dell’allora cardinale Ratzinger il quale, nella sua prima udienza generale da Pontefice, intese spiegare le ragioni del nome additandone il reale riferimento a Benedetto xv e al grande santo di Norcia, patriarca del monachesimo occidentale. Ciò fece, per indicare il ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli che egli intese e fu in grado di svolgere, costituendo a sua volta un autentico e fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà.

L’instancabile magistero ordinario di Benedetto xvi, pertanto, non poté ignorare il tema nevralgico dell’emergenza alimentare, tanto nelle sue prominenze caritativa e solidale (Deus Caritas est, 30), quanto nelle articolate accezioni del diritto al cibo e dello sviluppo globale sostenibile (Caritas in veritate, 17.21.27). Queste ultime egli seppe declinare con acribia negli otto messaggi indirizzati al direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione (Gma).

Infatti, con lucida lungimiranza, Benedetto xvi seppe da subito collocare il problema dell’accesso al cibo e la tensione allo sviluppo mondiale, organizzato e integrale all’interno dello sviluppo che ebbe a definire armonioso, capace cioè di tener conto della prospettiva più vasta entro la quale è inevitabilmente inserito: una prospettiva che vede l’uomo al centro, con tutto l’insieme dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni, del suo patrimonio di valori spirituali e materiali. Tale richiamo all’antropocentrismo integrale, assieme alla necessità di assumere la tutela della dignità umana — origine e fine dei diritti fondamentali — quale criterio ispiratore della Fao, è la parenesi che il Pontefice volle muovere nel 2005, allorquando l’Organizzazione invitava a riflettere sul rapporto tra agricoltura e dialogo tra le culture.

La stessa tensione personalista costituisce il fulcro del messaggio del 2006, quando il tema della Gma fu l’assioma: «Investire nell’agricoltura per la sicurezza alimentare» e il Papa non esitò nel denunciare come non venga offerta attenzione sufficiente alle necessità dell’agricoltura e questo, oltre a sovvertire l’ordine naturale della creazione, compromette il rispetto per la dignità umana. Benedetto xvi continuava poi segnalando come per attuare una saggia inversione del trend d’inadeguatezza che caratterizza l’attenzione rivolta al settore agricolo, sia necessario ridimensionare la priorità troppo spesso conferita agli aspetti tecnici e socioeconomici, giungendo a riconsiderare in maniera adeguata il fattore umano; solo nel momento in cui la persona umana verrà trattata come protagonista, sarà finalmente chiaro che i guadagni economici a breve termine debbano essere posti nel contesto di una migliore pianificazione a lungo termine per la sicurezza alimentare, scongiurando qualsivoglia attività in grado di arrecare danni irreversibili alla natura, anzi acquisendo nel contempo un giusto equilibrio fra consumo e sostenibilità delle risorse.

Realismo e consapevolezza dell’inadempimento del diritto all’alimentazione innervano anche il messaggio per la Gma 2007, proteso a riflettere sulle cause di tipo naturale e sulle situazioni provocate dal comportamento degli uomini che continuano a flagellare l’umanità, affamandola. Sradicare la fame, per il Pontefice, è una priorità che comporta non solo il beneficiare dei risultati della scienza, ma anche il tenere conto dei cicli e del ritmo della natura: priorità da assolvere in seno al multilateralismo internazionale, il quale iniziava a mostrare premura circa la minaccia del cambiamento climatico. Fu proprio a questo tema che Papa Ratzinger dedicò il messaggio per la Gma 2008, rilevando come le repentine alterazioni climatiche costituissero un pericolo per la sopravvivenza di milioni di uomini: pericolo che già allora lasciava intravedere la necessità di provvedimenti coraggiosi, scongiurando la tentazione di considerare la fame e la malnutrizione semplicemente fenomeni endemici e irrisolvibili. Tali provvedimenti potranno trovare genesi nella misura in cui le relazioni internazionali tornino ad ancorarsi su di una giustizia sociale effettivamente consapevole della destinazione universale dei beni creati, una giustizia in grado di innescare una necessaria modificazione degli stili di vita e dei modi di pensare (Messaggio per la Gma 2009).

Dare e ricevere in proporzione ai bisogni effettivi, corrispondendo all’urgente bisogno morale di solidarietà, è lo stimolo che nel 2010 Benedetto xvi affidava a quegli Stati che, uniti nell’urgente consapevolezza di una cooperazione internazionale autentica e fraterna, intendessero sovvenzionare progetti sussidiari per sostenere un autentico sviluppo umano, abbattendo il divario alimentare e contribuendo a far emergere l’unità della famiglia umana. In alternativa, ebbe a ricordare in occasione della Gma 2011, la crisi, la sfrenata globalizzazione dettata da interessi particolari e la conseguente intensificazione dei flussi migratori contribuiranno a far sentire i popoli più vicini, ma non fratelli. I valori della fratellanza e della compassione, richiamati e raccomandati nel messaggio, sono gli unici in grado di garantire imparzialità ed efficienza nel servizio delle istituzioni internazionali che hanno l’obiettivo di garantire la nutrizione.

Eppure l’operato di quei poteri pubblici che tendono a favorire forme di condivisione e di gratuità non possono trovare campo d’azione e giustificazione esclusivamente nel campo valoriale; dovrebbero bensì disporre adeguati strumenti legislativi e finanziari affinché ogni corpo intermedio preposto all’incremento della produzione agricola e della sicurezza alimentare, a tutela del mutamento sociale e della tensione per un più ampio miglioramento di vita, possa giovare di un sostegno concreto e perdurante per il proprio operato. È infatti la sussidiarietà — scriveva nel 2012 Benedetto xvi in merito ai diversi soggetti antagonisti della fame — a garantire la capacità e l’apporto originale della persona preservando le sue aspirazioni nella dimensione spirituale e materiale, tenendo nella giusta considerazione la promozione del bene comune e la tutela dei diritti della persona.

Se, dopo questa breve disamina, facilmente si è potuto evincere come la radicale consapevolezza biblica «Non in solo pane vivit homo» abbia costantemente plasmato le dichiarazioni del Pontefice emerito sul tema di alimentazione e diritto al cibo, in maniera ancor più lampante potrà comprendersi la lungimiranza che guida la Chiesa in questa direzione. In virtù della trascendenza della persona umana: pasce fame morientem; a motivo del significato e della dignità dell’uomo: pasce fame morientem; in ossequio del mandatum novum: pasce fame morientem; per onorare il Creatore, servendo la creatura: pasce fame morientem.

Benedetto xvi, nell’ottemperare al monito di Giovanni 21, 17 «Pasce oves meas», ha saputo ribadire come l’uomo possa conoscere l’autenticità della propria vocazione solo al cospetto di Dio; in questa direzione egli è stato in grado di tracciare un sentiero di equità e giustizia sociale: sullo stesso, l’umanità può camminare verso la riscoperta della dignità di ogni persona, specialmente se affamata, perché è in modo particolare per quest’ultima che risuona l’invito ad cœnam Agni.

 

18 aprile 2019, 15:30