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Padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana Padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana 

Protezione minori. Padre Zollner: si moltiplicano le iniziative dei vescovi

La Chiesa procede con determinazione nel suo impegno per la tutela dei minori. L’intervista a padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana

Barbara Castelli – Città del Vaticano

Revisione delle linee guida per i casi di abuso, collaborazione più stretta con le autorità civili, oltre alla consapevolezza di lavorare sul fronte della protezione dei minori con maggiore coerenza e determinazione. Sono alcuni dei frutti che padre Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, mette a fuoco a poco meno di un mese dall’Incontro su “La protezione dei minori nella Chiesa”, tra il 21 e il 24 febbraio in Vaticano. Nell’intervista rilasciata a Vatican News, il gesuita parla anche delle testimonianze di alcune vittime di abusi e commenta le notizie “brutte e anche sconvolgenti” che hanno investito il cardinale australiano George Pell e francese Philippe Barbarin.

Ascolta l'intervista a padre Hans Zollner

È passato meno di un mese dall’Incontro in Vaticano sulla protezione dei minori, al termine del quale sono stati annunciati alcuni passi concreti. A che punto siamo a questo riguardo?

R. – Alcune cose sono state concretizzate, soprattutto nel territorio, cioè dalle conferenze episcopali, i cui presidenti sono tornati a casa e, almeno io ho ricevuto numerose indicazioni, hanno non solo fatto un rapporto di ciò che è successo e di ciò che hanno ascoltato e che hanno compreso di questi 4 giorni di incontro ma hanno anche avviato rispettivamente delle procedure, ad esempio, di revisione delle linee guida. Hanno dichiarato un altro livello di collaborazione con le autorità civili, hanno puntato sulla necessità di mettere incentivi e anche di lavorare più consistentemente sulla prevenzione degli abusi. Questo è nel territorio e questo era, a mio parere, anche il risultato principale di questo Incontro in cui speravo perché la Chiesa intera era radunata tramite i rappresentanti delle conferenze episcopali, i loro presidenti e i superiori generali… Appunto, era lo scopo principale a mio parere di questo raduno di mettere in evidenza per tutta la Chiesa, per la Chiesa intera, in tutto il mondo, la necessità di lavorare su questo tema con coerenza e determinazione. Poi ci sono cose che sono state anche annunciate e che, da quello che io capisco, alcune di queste sono anche imminenti. Era stata annunciata la promulgazione delle linee guida per il vicariato dello Stato della Città del Vaticano, c’è una nuova legge che riguarda lo Stato della Città del Vaticano, in merito anche a tutto ciò che riguarda la denuncia e anche il combattimento contro questo male. C’è il vademecum che, da quello che ho sentito, stanno elaborando… Il vademecum sarebbe una specie di orientamento per i vescovi e per i superiori religiosi come trattare certi casi di denunce, come andare avanti, a chi scrivere, come preparare i documenti e poi ci sono altre cose di cui stiamo parlando in alcune varie riunioni che abbiamo già avuto in seguito al raduno stesso, in cui parliamo anche delle task force, di dare una mano alle conferenze episcopali alla stesura delle linee guida dove è necessario: non è necessario in tutti i Paesi ma in alcuni sì. Quindi siamo impegnati, abbiamo già proclamato anche altre riunioni, quindi questo è su una via che certamente produrrà a breve più dati concreti.

Parlava delle task force per aiutare le diocesi in difficoltà. Sono state costituite? Ci sono conferenze episcopali che hanno fatto richiesta per un consulto?

R. – No, non abbiamo ancora formato nessuna di queste task force. Forse non era neanche previsto immediatamente, perché dobbiamo veramente discutere molto bene che tipo di impegno abbiano, che tipo di mandato potranno ricevere, chi saranno le persone, non solo disposte, ma anche competenti a lavorare in questo campo e non sarebbero in primo luogo le diocesi ma sarebbero le conferenze episcopali, specialmente nelle zone dove finora hanno faticato a preparare una bozza di linee guida per una varietà di ragioni. Io personalmente ho ricevuto già richieste e inviti per task force, una volta che esisteranno, di andare in certi Paesi dove i presidenti delle conferenze episcopali hanno già adesso direttamente chiesto il loro aiuto.

Quali sono, a suo avviso, i primi frutti di questo appuntamento tanto atteso, che si inseriva tra l’altro in un cammino già intrapreso da tempo: penso soprattutto alle vittime. Avete avuto un riscontro riguardo al loro sentire?

R. – Sono stato in contatto con le vittime che hanno dato la loro testimonianza tramite audio, video o attraverso una presenza fisica. Con coloro con i quali sono stato direttamente in contatto ho sentito – in particolare le tre persone che hanno dato la loro testimonianza in aula o in sala Regia – che erano molto impressionati dall’accoglienza in aula da parte di tutti i partecipanti, dal saluto che hanno ricevuto dal Santo Padre alla conclusione della testimonianza, alla conclusione della Liturgia, nella quale questa testimonianza si svolgeva, e da tutta l’atmosfera che hanno recepito. Un’atmosfera emotivamente molto densa, molto preparata a ricevere un messaggio, una testimonianza che in tutti e tre i casi era molto dura, molto chiara sia nel descrivere ciò che era accaduto a queste vittime di abusi da parte di un sacerdote sia nel messaggio ai vescovi, nel dire: “Questa è la vostra responsabilità, questo è ciò che dovete fare, a cui dovete attenervi. Dovete farlo in maniera trasparente e responsabile”.

Qual è il suo commento riguardo alle vicende giudiziarie degli ultimi tempi?

R. – Subito dopo la conclusione dell’Incontro che si è svolto dal 21 al 24 febbraio scorso, abbiamo avuto delle notizie anche molto brutte e anche sconvolgenti. La prima è stata la condanna del cardinale Pell in Australia, accusato di un abuso sessuale, che in prima istanza è stato condannato a sei anni di carcere; ovviamente questa è una notizia molto sconvolgente per tutto il mondo cattolico. Penso che dobbiamo aspettare anche il risultato dell’appello che ha fatto il cardinale in tribunale e che sarà reso noto all’inizio di giugno da ciò che ho capito. Poco dopo è venuta fuori la notizia della condanna del cardinale Barbarin di Lione, in Francia, per negligenza e non denuncia di un caso. Sappiamo ormai che non si tratta più di persone intoccabili e gli Stati, i governi, la giurisdizione di ciascuna entità statale, guardano quello che secondo loro è successo e applicano le leggi, le norme che sono da loro in vigore. La Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede già nel 2011, nella sua Lettera circolare ai vescovi e alle conferenze episcopali, aveva detto che era necessario seguire ed eseguire le leggi nello Stato in cui viviamo. Quindi, se lo Stato in una situazione stabilmente democratica, controllata e legittima arriva alla conclusione che un rappresentante della Chiesa, sia un diacono, sia un sacerdote, un vescovo, un cardinale abbia commesso un crimine questo deve essere non solo rispettato me deve essere accettato. Questa deve essere la norma per la Chiesa.

15 marzo 2019, 09:44