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Card. Parolin ai cristiani di Erbil: continuate a vivere con gioia la vostra fede

Ieri sera l’arrivo del cardinale Pietro Parolin ad Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, nuova tappa della visita del segretario di Stato vaticano in Iraq iniziata il 24 dicembre e che si concluderà domani. Nel pomeriggio la Messa in memoria dei Martiri Innocenti

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Ad accogliere il cardinale Parolin all’aeroporto diversi ministri della Regione insieme ad alcune personalità musulmane. Prima di lasciare Baghdad, il porporato aveva incontrato, presso il Palazzo della Pace, il presidente della Repubblica, Barham Salih; stamattina invece l’incontro con il Presidente  del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani. Poi la visita ad alcune istituzioni cattoliche, al Patriarcato caldeo ad Ankawa, sobborgo della città di Erbil, considerato una delle più antiche località abitate del mondo, e il saluto a gruppi di rifugiati. Alle 17.30 locali la celebrazione della Messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe sempre ad Ankawa.

All'odio avete opposto accoglienza e solidarietà

Un' Eucaristia celebrata in memoria dell’uccisione dei bambini innocenti da parte di Erode a Betlemme, che la Chiesa ricorderà nella giornata di domani, e che risuona in modo particolare in questa terra di martiri. E all’attualità fa riferimento il Segretario di Stato all’inizio della sua omelia ricordando la generosa accoglienza compiuta dalla gente di Erbil e di Ankawa nei confronti dei tanti sfollati da Mosul e dalla piana di Ninive, e da altri posti ancora. “Con incredulità e ancora con un brivido nel cuore – dice - ricordiamo le tragiche scene dell’estate 2014, quando tante persone, forzate a fuggire dalle loro case, hanno bussato alle vostre porte, trovandovi ammirevole ospitalità”. “All’odio e all’intolleranza – prosegue - si sono opposte la solidarietà e la prossimità”.

Gesù è la luce vera che salva il mondo

Sono stati anni di persecuzioni per tanti cristiani e il cardinale ricorda che “quando si parla di persecuzione, si parla di un stretto rapporto di identificazione di Gesù con i suoi discepoli.” . Ed è proprio questo che si celebra a Natale, “questo mistero dell’amore di Dio che ci è venuto incontro fino a diventare uno di noi”. La buona notizia che in questi giorni la Chiesa annuncia a tutti è la venuta nel mondo della luce, quella vera, l’unica capace di vincere le tenebre.  Il cardinale Parolin sottolinea la tenerezza di Gesù che si è fatto come noi, condividendo tutto, tranne il peccato, anche limiti e sofferenze. “Non ha eliminato il dolore, ma lo ha trasformato con la forza di un amore più grande, facendolo diventare passaggio verso la pienezza di vita e di felicità”.

Nel bambino indifeso nella mangiatoia la risposta al male

Riandando con il pensiero ai bambini martiri di Betlemme, che “sono stati sacrificati per il nome di Gesù anche se ancora non lo conoscevano”, il cardinale sottolinea il mistero del dolore innocente, ma dice che nel “Figlio di Dio, bambino indifeso, adagiato in una mangiatoia, possiamo trovare una riposta” e ribadisce che non il male ma l’amore di Dio, che trionfa su di esso, ha “l’ultima parola nella storia e nella nostra vita”. Così i martiri di tutti i tempi sono uniti alla croce del Signore, ma anche alla sua vittoria. “Voi siete una Chiesa di martiri. Il sangue dei vostri martiri e la testimonianza di fede di tanti vostri fratelli e sorelle sono un tesoro per la Chiesa e un seme di nuova vitalità”.

Fuggite le divisioni e portate la pace

L’invito del cardinale Parolin ai fedeli di Erbil e di Ankawa è allora quello di “continuare a vivere con gioia e gratitudine la fede”, a non perdere la speranza, a portare amore e perdono verso tutti. “Siate artefici di comunione - è la sua esortazione - fuggendo come peste le divisioni, le contese, le rivalità all’interno delle nostre comunità e gareggiando nello stimarvi a vicenda e portando gli uni i pesi degli altri. (…) Così porterete un contributo fondamentale alla costruzione della società e del Paese insieme agli altri vostri concittadini”. 

Favorire il ritorno delle famiglie sfollate

Infine il segretario di Stato esprime la gioia per il rientro di tante famiglie nei propri villaggi in via di ricostruzione. E' necessario – dice - favorire questo ritorno, assicurando le condizioni adeguate affinché si possa riprendere una vita normale e tranquilla in un Paese a cui augura finalmente unità, riconciliazione e concordia.
 

27 dicembre 2018, 15:30