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Mons. Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede Mons. Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede  (ANSA)

Scicluna: clero e laici uniti per tutelare i minori dagli abusi

Intervista dell’arcivescovo Charles Jude Scicluna alla rivista “America” in vista dell’incontro indetto dal Papa sul tema “La protezione dei minori nella Chiesa”, che avrà luogo dal 21 al 24 febbraio 2019, in Vaticano

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“E’ l’inizio di un processo, non è l’inizio e la fine di qualcosa”, spiega alla rivista statunitense dei gesuiti il presule maltese, neo nominato segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, riferendosi al vertice mondiale convocato da Francesco in Vaticano, che vedrà partecipare i presidenti di oltre 100 Conferenze episcopali, i capi di tutte Chiese cattoliche di rito orientale, i superiori e le superiore maggiori di Ordini e Congregazione religiose.  

Un incontro sinodale di collegialità affettiva

Sarà “un incontro sinodale, il primo nel suo genere per affrontare la questione degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa”, in uno spirito di "collegialità affettiva" sottolinea mons. Scicluna, in qualità di membro del Comitato organizzativo del vertice, nominato dal Papa insieme ai cardinali Cupich, arcivescovo di Chicago e Gracias, arcivescovo di Bombay, oltre a p. Zollner della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e a diversi laici e laiche e ad alcune vittime di abusi da parte del clero.

Gli abusi sono un problema globale

Il Papa “ha realizzato - osserva il presule - che questo problema deve essere al primo posto nell’agenda della Chiesa”, perché “è un problema globale” - non è riferito a criteri geografici o culturali – e va affrontato “con un fronte unito”, che rispetti le differenti culture ma condivida gli intenti.

Coinvolgere tutte le Chiese locali

Quattro giorni non potranno certo risolvere ogni cosa, ma questo incontro – insiste mons. Scicluna - “è l’inizio molto importante di un processo globale che richiederà del tempo per essere perfezionato”, auspicando che porti quale risultato ad iniziative a livello continentale e locale, che si misurino con “aspetti positivi” ma anche con “restrizioni” e “mancanze” di diverse culture. Occorre che maturi un approccio di tutela dei minori “che non può essere astratto, deve essere vissuto in ogni parrocchia, in ogni scuola, in ogni diocesi, e quindi deve avere un effetto a livello locale, altrimenti non è affatto efficace”.

Vescovi prendano coscienza e discutano

“L’obiettivo principale” dell’incontro “è che i vescovi realizzino e discutano insieme il fatto che l’abuso sessuale dei minori non è solo un fenomeno abominevole in sé e un crimine, ma è anche un sintomo di un grave disagio di qualcosa di più profondo, che in realtà è una crisi nel modo in cui approcciamo il ministero. Alcuni lo chiamano clericalismo, altri lo chiamano una perversione del ministero.” Come ha ricordato Papa Francesco, ha aggiunto mons. Scicluna, “la questione non riguarda solo i singoli tragici casi di cattiva condotta e l’impatto di quel crimine sui più vulnerabili, i bambini” ma anche il modo in cui viene gestito il problema quando si presenta; il modo in cui trattiamo i perpetratori, il modo in cui trattiamo le vittime, il modo in cui trattiamo la comunità”. Di tutto ciò si discuterà a febbraio in Vaticano.

Coprire i fatti è inammissibile di fronte a Dio e alla comunità

La responsabilità del ministero è verso Dio e verso la coscienza ma anche verso la comunità, ha chiarito il segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e la copertura di fatti è in antitesi con una corretta amministrazione. “Quando tu copri – spiega – in realtà non stai risolvendo il problema, stai decidendo di non affrontarlo, stai decidendo di nascondere le importanti conseguenze ed evitare le domande di giustizia, il che certamente non è una buona amministrazione”.

Uscire da politiche guidate dal panico

“Dobbiamo uscire fuori - ha ammonito mons. Scicluna - da politiche guidate dal panico che mettono il buon nome delle istituzioni sopra ogni altra considerazione” e che “in realtà sono anche controproducenti” ed infine “recano danno alla reputazione delle istituzioni”. “Dobbiamo procedere oltre ogni tentazione di coprire qualunque crimine. Solo la verità ci renderà liberi”. Per questo il presule ha invitato i vescovi a non restare soli nella comunità ma a dare potere anche ai laici perché li aiutino “ad essere bravi amministratori”, apprezzandone “i diversi carismi e doni”, che dà loro lo Spirito Santo, e valorizzandone “le competenze”.

La Legge canonica segue la realtà dei tempi

Riguardo possibili cambiamenti nella legge della Chiesa in merito alla questione degli abusi sessuali, mons. Scicluna commenta che “il diritto canonico sempre segue la realtà” e “deve cambiare in risposta alle nuove questioni e nuove priorità nella Chiesa”, richiamando il Codice del 1983 che diede seguito all’implementazione del Vaticano II.

Vittime consultate e ascoltate

Le vittime di abusi saranno consultate prima e ascoltate durante questo incontro in Vaticano, ha concluso l’arcivescovo maltese, augurandosi che questo vertice contribuirà “a dare un segno di speranza ai vescovi stessi, all’intera Chiesa, al popolo di Dio”.

26 novembre 2018, 13:02