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Mons. Auza: atenei cattolici formino alla tutela dei migranti

Quella della migrazione è una “sfida globale” per le università, specie se cattoliche, che hanno “responsabilità morali ed etiche” nel formare persone in grado di gestire il fenomeno in modo solidale. Lo afferma in un incontro a New York il rappresentante vaticano all’Onu, mons. Bernardito Auza

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Uno scampato all’Olocausto, Haim Ginnott, diventato psicoterapeuta, scrisse negli anni Settanta una celebre lettera agli insegnanti nella quale affermava di aver visto camere a gas costruite da ingegneri, bimbi avvelenati da medici istruiti e neonati uccisi da infermiere addestrate. E concludeva: “La lettura, la scrittura e l’aritmetica sono cose importanti soltanto se servono a rendere i nostri figli più umani”. Mons. Auza cita il pensiero di Ginnott per sottolineare in maniera incisiva l’argomento sviluppato giovedì scorso durante un incontro al Manhattan College di New York e incentrato sulle “responsabilità morali ed etiche delle università in risposta alle realtà globali di migranti e rifugiati”.

Formati al vero bene

L’osservatore della Santa Sede all’Onu si rifà alle parole di Francesco pronunciate nel novembre di un anno fa all’udienza con i Membri della Fiuc, la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche. In quella circostanza, il Papa aveva invitato a sviluppare la ricerca sul fenomeno migratorio, ad agevolare l’istruzione da un lato di migranti e rifugiati e dall’altro la preparazione di operatori pastorali specializzati e, terzo, a promuovere a livello sociale la causa delle persone in movimento. Mons. Auza ne riprende i punti ricordando in apertura di discorso la missione fondamentale degli atenei cattolici, quella – echeggiata anche da Haim Ginnott – di sviluppare non solo le “facoltà cognitive degli studenti”, ma di formarli “al vero e al bene” e al “riconoscimento della dignità propria e altrui”.

Laureati “più umani”

Mentre tanta parte del mondo, rileva il rappresentante pontificio, è “drammaticamente” colpita “da varie crisi economiche, finanziarie, politiche, ambientali, demografiche” – e mentre individualismo, edonismo, relativismo riducono l’uomo a un essere “dipendente o consumatore” e comunque “solo” davanti alla comprensione delle cose della vita – le università cattoliche, ribadisce, hanno come obiettivo “essenziale” la costruzione di “mondo più giusto e umano”. Questo perché, sostiene mons. Auza, il “concetto cristiano della persona” prende “sul serio la nostra dignità di amati figli di Dio e i diritti che ne derivano” e dunque l’abbinamento della formazione intellettuale a quella etica può “sicuramente aiutare a rendere i laureati “più umani”.

Tre azioni

Il “vivere, studiare e agire secondo le ragioni di un umanesimo fraterno” deve tradursi per mons. Auza in un lavoro articolato da parte delle università cattoliche nei confronti dei milioni di migranti - 258 milioni nel 2017 - anzitutto, come richiesto da Papa Francesco, intavolando “studi più approfonditi sulle cause remote delle migrazioni forzate”. Quindi bisogna assicurare “il più possibile che migranti e rifugiati ricevano un'istruzione adeguata per aiutarli a integrarsi e a contribuire alle loro società di origine e destinazione” e che, assieme a loro, sia offerta “formazione professionale specifica a operatori pastorali e volontari, insegnanti e professori su come accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati”. Terzo promuovere in tutti i settori sociali una sensibilizzazione “sulle migrazioni e sui migranti” volta “a realizzare una percezione più realistica, umana e costruttiva nei confronti delle persone coinvolte”.

I quattro verbi del Papa

Del resto, ricorda l’osservatore della Santa Sede, il “Global Compact per la migrazione sicura, ordinata e regolare”, firmato all’Onu nel 2016, richiede “programmi per lo sviluppo della prima infanzia, formazione tecnica e professionale, capacità di insegnamento, istruzione online e cure speciali per le persone con disabilità e traumi psicosociali”. Un impegno ampio che Papa Francesco ha sintetizzato in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

17 novembre 2018, 14:12