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Sinodo, vescovo Sigismondi: è una porta spalancata ai giovani

Per mons. Sigismondi, vescovo di Foligno e assistente Azione Cattolica, la Chiesa deve aiutare i giovani a riorientare lo sguardo

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

“Siamo ai primi passi del Sinodo e ho voluto azzerare, non solo le pretese ma anche le attese, per lasciare spazio alle sorprese. Sento che in queste prime ore stiamo vivendo una vera Pentecoste che ci ricorda che per essere cattolici, come lo era San Francesco, bisogna avere uno sguardo ampio, universale”. Lo ha raccontato, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, mons. Gualtiero Sigismondi, padre sinodale, vescovo di Foligno e assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana. “M’introduco in questo cammino – spiega – con l’intenzione di lasciarmi sorprendere dal Signore. E avverto, mano a mano che passano le ore, l’esigenza di condividere quello che passa per il mio cuore, a partire, però, dall’ascolto” (Ascolta l'intervista a mons. Sigismondi). 

Non c’è ascolto senza accoglienza

Una delle parole più utilizzate in queste prime Congregazioni generali del Sinodo è stata ‘ascolto’. “L’ascolto però – commenta il vescovo di Foligno – ha sempre una premessa: l’accoglienza. È impossibile ascoltare se non si accoglie. Questo vale nelle relazioni umane: se non si apre la porta dell’accoglienza si rimane sordi, nell’ascoltare. Questo Sinodo è una porta spalancata ai giovani, da parte di una Chiesa che li sente suoi. Non possiamo perciò vedere separatamente la Chiesa e i giovani. La Chiesa li accoglie, ed esprime l’accoglienza nel segno dell’ascolto per intuire nelle loro domande un’attesa che la speranza cristiana è chiamata ad allargare”.

Aiutarli a riorientare lo sguardo

“La Chiesa – continua il presule – deve imparare a parlare delle cose grandi del Vangelo con il linguaggio dei giovani. C’è, però, a mio giudizio una strada che dovrà sempre più percorrere: aiutare i giovani a leggere il loro sguardo. ‘Dove sono i tuoi occhi?’: questa è la domanda vocazionale per eccellenza. E prima ancora, è una domanda umana”. “Dobbiamo aiutare i giovani a riorientare lo sguardo che spesso è incollato su altre cose”, continua mons. Sigismondi. “Solo così potranno rispondere alla domanda: ‘Che cosa devo fare?’. Se a volte ci è difficile capire cosa accade nei cuori dei giovani basta seguire la rotta del loro sguardo. Non è necessario che i piedi siano in vetta, è importante che gli occhi siano in vetta. Perché il pianto e l’incanto dell’anelito dice che siamo in cammino”.

L’esperienza dell’Azione Cattolica

“L’Azione Cattolica ha una lunga storia pastorale con i giovani, che dura da centocinquant’anni, una storia di santità”, conclude il vescovo di Foligno. “E ha un linguaggio che certamente può ancora dare molto alla Chiesa. E devo confessare che avvicinandomi all’Azione cattolica sono stato in qualche modo costretto a rivedere il linguaggio e a riconoscere in questa splendida esperienza ecclesiale un grande investimento missionario per la Chiesa”.

  

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05 ottobre 2018, 14:04