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Sinodo. Mons. Mbilingi (Angola): servono giovani che accompagnino i coetanei

L’arcivescovo di Lubango parla di una Chiesa ricca di giovani che si impegnano, ma sono ancora pochi gli accompagnatori, per far capire ai coetanei “che Dio può sconfiggere le loro fragilità e paure. Non devono perdere la speranza, perché lo Spirito è dentro di loro”. La migrazione è dal Nord al Sud del paese, “per sfuggire allo sfruttamento delle multinazionali”

Alessandro Di Bussolo - Città del Vaticano

“Noi abbiamo tanti giovani che fanno parte dei gruppi, delle associazioni giovanili e che sono impegnati nella pastorale giovanile all’interno della nostra Chiesa”. Monsignor Gabriel Mbilingi, arcivescovo di Lubango e presidente della Conferenza episcopale di Angola, Sao Tomé e Principe, è uno dei 267 padri sinodali che da quasi due settimane sono impegnati nel Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani. Ci parla del suo intervento in aula sulla seconda parte del documento di lavoro, sul tema dell’insicurezza, della fragilità e delle paure dei giovani riguardo al futuro. “E sul loro bisogno di una Chiesa che sia maestra e anche madre, che li possa accompagnare”. (Ascolta l'intervista a monsignor Mbilingi)

Paura del futuro? Dio ha l'ultima parola

“Il problema è che non abbiamo abbastanza accompagnatori – ci dice l’arcivescovo Mbilingi - soprattutto per far capire agli altri giovani che Dio e il suo progetto ha l’ultima parola e non le loro fragilità e le paure. Perché lo Spirito è dentro di loro e bisogna fare in modo che loro non perdano mai la speranza. Sono loro la speranza della nuova società, ma hanno bisogno di accompagnatori adulti che hanno esperienza dell’ascolto di Dio e anche del cuore dei giovani. Laici, suore, per esempio, e anche gli stessi giovani, dal punto di vista dell’esempio, del modello che i giovani devono essere per altri giovani. Perché i giovani sono chiamati a fare l’evangelizzazione proprio nel campo della gioventù, non altri. E i giovani credono molto alla testimonianza di vita, e sono sensibili, soprattutto se questa viene dai giovani stessi, il loro compagni”.

Angola, ricchezza nella natura e nelle persone

Il 64 per cento dei 27 milioni di angolani sono giovani, spiega l’arcivescovo di Lubango, e di questi una buona parte è cristiana. E crede nell’avvenire dell’Angola, “un paese molto ricco di risorse, non solo naturali, ma anche umane”. Per questo le Chiese cristiane, non solo la cattolica, investono molto nell’educazione e nella preparazione professionale dei giovani.

Giovani che lasciano il Nord per sfuggire da chi sfrutta

Gli chiediamo come si manifesta nel suo paese il dramma delle migrazioni, che è comune a tutta l’Africa. “In Angola la migrazione è tanto grande, ma all’interno dello stesso paese. I giovani emigrano dall’Est e dal Nord, ricco di risorse naturali, come diamanti, oro e foreste, al Sud, per sfuggire allo sfruttamento delle grandi multinazionali. Nella nostra Conferenza episcopale abbiamo iniziato ad applicare nel concreto l’enciclica del Papa, la Laudato Sì, proprio perché questo sfruttamento sta facendo migrare tanti giovani”.

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15 ottobre 2018, 14:07