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L'arcivescovo Bernadito Auza L'arcivescovo Bernadito Auza 

Santa Sede: urgente cambio di rotta per raggiungere l’obiettivo Fame Zero 2030

Intervenendo alla sessione Onu su “Sviluppo agricolo, sicurezza alimentare e nutrizione”, il Nunzio Bernardito Auza ha evidenziato l’urgenza di azioni concrete contro l’insicurezza alimentare e la fame che hanno ripreso a crescere

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

“Il problema della fame e della malnutrizione nel mondo è molto più di una questione di produzione”. In larga parte esso è la conseguenza di una distribuzione iniqua delle ricchezze, di conflitti combinati con catastrofi naturali e cambiamenti climatici, ma anche della “cultura dello spreco” delle società consumistiche. Così mons. Bernardito Auza, Osservatore permanente alle Nazioni Unite alla sessione dell’Assemblea generale dell’Onu su “Sviluppo agricolo, sicurezza alimentare e nutrizione”.

Fame e insicurezza alimentare in aumento

L’intervento del Nunzio apostolico è partito dai più recenti dati Onu sulla malnutrizione cronica e sull’insicurezza alimentare. Essi purtroppo confermano i trend negativi registrati negli ultimi tempi e indicano che, senza un significativo cambio di passo nei prossimi 12 anni, l’obiettivo “Fame Zero” nel 2030 non verrà raggiunto. Una diagnosi questa condivisa dalla Santa Sede. “La mancanza di progressi tangibili negli ultimi due decenni - ha osservato mons. Auza - evidenzia le difficoltà pratiche di ridurre la fame nel mondo sotto la soglia degli 800 milioni, come anche la persistente vulnerabilità di larghe fasce della popolazione mondiale ai disastri naturali e ai cambiamenti climatici”.

Fame è risultato anche di una distribuzione iniqua delle risorse

Il potenziamento degli investimenti nell’agricoltura per migliorarne la produttività e la promozione dell’accesso ai mercati dei contadini nei Paesi più poveri è una misura necessaria ma non sufficiente per invertire questo trend: la fame e la malnutrizione –ha sottolineato il rappresentante pontificio – non sono riconducibili solo a un problema di produzione. Esse sono in gran parte ascrivibili a una distribuzione iniqua delle risorse. “Gli attuali livelli di produzione sono infatti più che sufficienti per nutrire l’intera popolazione mondiale”.

Il peso delle guerre

Un altro fattore chiave dietro all’aumento dell'insicurezza alimentare e della fame è lo scoppio o l’acuirsi dei conflitti, come confermato dal Rapporto Fao 2017 sulla situazione della sicurezza alimentare e dell’alimentazione nel mondo. I conflitti armati – ha sottolineato mons. Auza - non solo alimentano la fame e le carestie, ma “sono il fattore principale di tutte le forme di sottosviluppo, di spostamenti massicci di popolazione e di gravi violazioni dei diritti umani”.

Promuovere una cultura della “condivisione” contro quella dello “spreco”

C’è poi la “cultura dello spreco” più volte richiamata dal Papa. Esso è infatti l'altra faccia della fame nel mondo. Francesco lo aveva sottolineato al discorso alla Fao del 16 ottobre 2017, puntando il dito contro la tesi oggi in auge secondo cui “basterebbe ridurre il numero di bocche da sfamare per risolvere il problema”. A questa “falsa soluzione” il Pontefice aveva contrapposto quella più esigente della “condivisione” che richiede invece “la conversione”.

Rispettare la dignità inviolabile della persona umana

“La sicurezza alimentare – ha quindi concluso mons. Auza, facendo eco alle parole di Francesco - può essere raggiunta solo nel rispetto della dignità inviolabile della persona umana ed esige che tutte le persone e le istituzioni ad ogni livello mettano in pratica il principio di umanità, espressione di quella ‘regola d’oro’ che è amore verso il prossimo”.

14 ottobre 2018, 09:59