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Santa Sede: aziende ittiche siano ispirate al bene dei pescatori

Intervento di mons. Fernando Chica, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni dell'Onu per l’Alimentazione e l’Agricoltura alla conferenza “Responsabilità sociale delle aziende nel settore della pesca”, organizzata dalla Fao nell'ambito della Fiera internazionale dei prodotti del mare che si svolge dal 2 al 4 ottobre a Vigo, in Spagna

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

Negli ultimi 25 anni – ha esordito mons. Chica nel suo intervento - la pesca nel mondo è diventata un settore dell'industria alimentare che ha visto una forte richiesta di mercato. Per soddisfare la crescente domanda internazionale, le nazioni costiere sono state costrette a rinnovare e modernizzare le loro flotte di pescherecci, le infrastrutture e i servizi. In questo contesto, va segnalato che il 35-38% della produzione mondiale di pesce e molluschi è entrato nel commercio internazionale, generando 152 miliardi di dollari nel 2017. Più del 50% di questo commercio proviene da Paesi in via di sviluppo, dove la bilancia commerciale (esportazione-importazione) è stata stimata intorno ai 37 miliardi di dollari.

Metà della popolazione mondiale trae dal pesce circa il 20% del suo fabbisogno medio

Secondo stime recenti – ha indicato il rappresentante della Santa Sede alla Fao - 59 milioni e 600mila persone nel mondo sono legate al settore primario della pesca, il 14% delle quali sono donne. Pertanto, secondo le ultime statistiche della Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (Unctad), il numero di persone occupate in questo settore è triplicato, se si considerano tutti coloro che lavorano nelle aziende collegate al settore della pesca. L'occupazione e le imprese in questo settore, giocano un ruolo ancora più decisivo se si considera che il consumo di pesce pro capite, è quasi raddoppiato dal 1960 ad oggi. Siamo passati da circa 10 chili, a 20,5 chili pro capite (dati anteriori al 2017). Di conseguenza, circa la metà della popolazione mondiale trae dal pesce circa il 20% del suo fabbisogno medio di proteine animali.

Parte del pesce distribuito nel mondo è il risultato di un crudele sistema di sfruttamento

L'insieme dei dati esaminati, in particolare quelli relativi all'occupazione, ci esorta a parlare in termini positivi di responsabilità sociale in questo settore. Tuttavia, nell'economia e nel lavoro non sono importanti solo i numeri. Devono essere soprattutto le persone. Come ci ricorda spesso Papa Francesco, il lavoro è fondamentale per la dignità della persona umana. Come sottolineato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), purtroppo, in alcune aree del settore della pesca ci sono anche carenze e problemi legati alle violazioni dei diritti umani, come il lavoro forzato e la tratta di esseri umani. A volte parte del pesce distribuito in alcune regioni del mondo è il risultato di un sofisticato e crudele sistema di sfruttamento. Coloro che ne soffrono sono esseri umani, di solito giovani, che sono stati costretti a emigrare. Provengono quasi sempre da regioni molto povere e finiscono lontano da casa, vittime di freddi calcoli e di inique richieste industriali. Con l'inganno – ha denunciato mons. Chica - vengono portati su grandi o piccoli pescherecci e in essi trascorrono lunghi periodi, isolati e privati anche del minimo dei loro diritti fondamentali. Non sono pochi quelli che hanno contratti di lavoro molto precari o addirittura nessun contratto. Gli stipendi che ricevono sono ridicoli e, nella maggior parte dei casi, non corrispondono al loro duro ed estenuante orario di lavoro.

Le aziende ittiche siano ispirate a convinzioni etiche e non al profitto

Occorre dare nuovo slancio – ha continuato mons. Chica - alle imprese che operano nelle aziende del settore della pesca, affinché i loro obiettivi siano più ampi del semplice profitto e siano ispirati da convinzioni etiche che si muovono continuamente sulla strada della responsabilità sociale e della solidarietà. A questo proposito, il documento “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones”, firmato il 6 gennaio 2018 dai responsabili della Congregazione per la Dottrina della Fede e del Dicastero della Santa Sede per il servizio dello sviluppo umano integrale, sottolinea l'importanza di promuovere "una cultura aziendale e finanziaria che tenga conto di tutti quei fattori che costituiscono il bene comune. Questo significa, ad esempio, che la persona e la qualità delle relazioni interpersonali devono essere chiaramente al centro della cultura d'impresa, in modo che ogni azienda pratichi una forma di responsabilità sociale che non sia solo marginale o occasionale, ma che incoraggi tutte le sue azioni dall'interno, orientandola socialmente. Abbiamo quindi bisogno di un cambiamento di rotta, per superare i dinamismi che generano povertà, schiavitù ed esclusione.

Il profitto non può minare la dignità dell’uomo e deve essere al servizio delle persone

Papa Francesco – ha ricordato il rappresentante della Santa Sede - è quindi fermamente convinto che fare la cosa giusta nel rispetto della dignità dell'essere umano e perseguire con perseveranza il bene comune, è nell'interesse del commercio. Ma questo non accadrà senza un cambio copernicano negli attuali approcci economici, senza la trasformazione del sistema finanziario attraverso quell'etica che il Santo Padre chiama "amica della persona", e che diventa un elemento essenziale per rigenerare l'economia, secondo i termini già anticipati da Benedetto XVI. Non si tratta quindi di frenare il valore delle attività commerciali o di rinunciare ai profitti legittimamente ottenuti attraverso di esse. Si tratta piuttosto di capire che il profitto non può e non deve essere realizzato minando la dignità delle persone e che tutto deve essere al servizio delle persone. Infatti, la ricerca del profitto non deve mai permettere che l'attività finanziaria e mercantile porti a schiavizzare gli esseri umani, a sminuire la loro dignità personale, a comprarli, a venderli e a scambiarli come merce. È un peccato contro la dignità delle persone e i loro diritti fondamentali. Per questo motivo – ha affermato mons. Chica - accogliamo con favore tutte le iniziative che incoraggiano il profitto e la solidarietà evitando antagonisti. Questo non diventerà realtà se non si adotta una nuova logica, la logica della solidarietà, che pone la persona al centro di ogni attività. Se applicassimo questa nuova logica nel settore della pesca, ad esempio, si acquisirebbero ancora una volta valori sostanziali, che si sono gradualmente sbiaditi a causa di interessi dannosi e discutibili.

La conversione del sistema economico necessita di una conversione personale

Questa "conversione" del sistema economico, di cui parla il Santo Padre, trova le sue radici più profonde in una dimensione interiore e individuale. Si potrebbe immaginare una trasformazione feconda del sistema finanziario senza che avvenga una conversione personale, la cui sede è nella parte più profonda del cuore umano? Se manca questo dinanismo rigenerativo interno, quello che abbiamo è "un'etica che non è amica della persona", impregnata di indifferenza e che sottolinea che non siamo capaci di ascoltare o dimostrare compassione di fronte al grido di dolore degli altri.

Diritti fondamentali siano sempre al centro della sfera lavorativa ed economica

La Santa Sede – ha concluso mons. Chica – sostiene quanti si sforzano di migliorare le condizioni di chi opera nel settore della pesca. In particolare, sostiene con forza tutti coloro che voglionopromuovere un benefico cambiamento di mentalità, affinché la persona e i suoi diritti fondamentali non siano mai oscurati, ma piuttosto siano sempre al centro della sfera lavorativa ed economica. Per questo motivo, diventa sempre più urgente ed essenziale un vigoroso senso di responsabilità aziendale e sociale che si traduca in gesti concreti ed efficaci di solidarietà, giustizia, libertà, sicurezza alimentare e pari opportunità.


 

02 ottobre 2018, 13:00