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Auza all’Onu: non basta proibire servono controlli su arsenali nucleari

Intervento di Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu a New York, durante i lavori del “Comitato sul disarmo: conseguenze umanitarie delle armi nucleari ed imperativi etici per un mondo senza armi atomiche”

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

E’ trascorso un anno dall’adozione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, che la Santa Sede ha subito firmato e ratificato il 20 settembre 2017, perché è “un accordo – ha osservato mons. Auza - che dà speranza a questa generazione e a quelli che devono ancora nascere che un giorno il nostro mondo sarà libero dalle armi atomiche, che per oltre 70 anni hanno scoraggiato le aspirazioni di pace dell’umanità”.

Serve autorità pubblica globale di controllo

Ci sono però tanti aspetti da mettere a punto per rendere operativo questo accordo, che “inizia con un ampio preambolo sulle preoccupazioni umanitarie e raccomandazioni per l’assistenza alle vittime e il risanamento ambientale”, ma “concorda pochi passi per il disarmo”, denuncia il rappresentante vaticano, sollecitando a designare “l’autorità incaricata di negoziare e verificare l’eliminazione degli arsenali nucleari. Fissare l’obiettivo di proibire le armi nucleare non è sufficiente”, ha ammonito il presule, occorre istituire “un’autorità pubblica globale dotata di ampi poteri, struttura e mezzi per operare in maniera efficace su base mondiale”. Questo imperativo “dovrebbe essere in cima all’agenza nella prima conferenza di revisione del Trattato”.

Il caso delle due Coree e dell’Iran

Richiamando l’allarme nel mondo intero per l’escalation di discorsi sulla guerra nucleari -  a pochi mesi dall’adozione del Trattato e nonostante l’ampio consenso riscosso - mons. Auza, ha ricordato il sollievo per “la riduzione del rischio di guerra nella penisola coreana insieme a misure di costruzione della fiducia ed espressioni di amicizia che accompagnano sempre la ricerca di denuclearizzazione.  A questo punto – ha detto – il reciproco impegno delle due Coree mostra qualche promessa di sviluppo in un processo integrale, in cui il disarmo è collegato alla costruzione di relazioni di pacifico e mutuo beneficio”.

Un Medio Oriente libero dal nucleare

Forte preoccupazione suscita invece, ha sottolineato l’osservatore permanente,  “lo sforzo per annullare il piano d’azione congiunto globale (Jcpoa) con l’Iran”. Sebbene il Piano possa non essere di piena soddisfazione per tutte le parti interessate e termini più accettabili per tutte le parti possano essere raggiunti attraverso continui negoziati, dovrebbe continuare a servire per ottenere rassicurazioni della natura esclusivamente pacifica del programma nucleare dello Stato in questione”. In vista quindi della conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare del 2020,  mons. Auza ha fatto appello agli Stati membri perché guardando al caos e alla distruzione del Medio Oriente, valutino l’urgente necessità di avere quella regione libera dal nucleare.

Destinare i risparmi del nucleare ai poveri

“La Santa Sede – ha concluso l’arcivescovo Auza – chiede “ai governi di destinare una parte considerevole dei risparmi del disarmo per lo sviluppo dei propri cittadini e dei poveri del mondo”.

18 ottobre 2018, 14:35