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Mons. Bernardito Auza all'Onu Mons. Bernardito Auza all'Onu 

Santa Sede. Difendere pace e ambiente: le grandi sfide per l’umanità

La cultura della pace applicata in ogni ambito del vivere, compreso la tutela dell’ecosistema e un approccio sostenibile allo sviluppo nell’intero pianeta sono i temi affrontati ieri dall’Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, in due distinti interventi nel Palazzo di Vetro a New York.

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

La cultura della pace – ha osservato mons. Bernardito Auza– è il collante che unisce i pilastri fondamentali delle Nazioni Unite, che insieme sostengono la promozione della pace e della sicurezza, il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo per tutti.

Parlando al Forum ad alto livello sulla cultura della pace, organizzato all’Onu, il presule ha lodato l’iniziativa in tempi - come li ha definiti Papa Francesco – di “guerra mondiale combattuta a pezzi, che si manifesta in molte forme, che includono conflitti armati tra gli Stati, terrorismo ed ideologie estremiste, violazioni dei diritti umani e abusi umanitari, così anche la devastazione dell’ambiente.” Da qui l’imperativo di “proteggere e assistere quanti si trovano in situazioni vulnerabili, come rifugiati e migranti in condizioni estremamente difficili.”

Prospettiva globale per mondo interdipendente

Di tutela del Creato, il rappresentante vaticano è tornato a parlare nel Gruppo di lavoro verso un patto globale per l’ambiente, dopo essere intervenuto nei giorni scorsi nella Conferenza intergovernativa sul diritto del mare nelle zone extraterritoriali, in corso nel Palazzo di Vetro.

Data “l’urgente sfida di proteggere la nostra casa comune, posta in rilievo nell’enciclica Laudato si’, l’arcivescovo Auza ha chiesto di affrontare “le possibili lacune nel diritto ambientale internazionale e negli strumenti relativi all’ambiente e, al tempo stesso, assicurare e rafforzare la loro attuazione.”

“Il nostro mondo interdipendente – ha spiegato il delegato della Santa Sede – ci ha resi più consapevoli che stili di vita e modelli di produzione e consumo in una parte del mondo hanno un impatto sull’ambiente, positivo o negativo, in altre parti del mondo. Questo fatto fondamentale – ha proseguito – dovrebbe motivarci a garantire che le soluzioni siano proposte da una prospettiva globale e non semplicemente a difendere gli interessi di alcuni Paesi.”

Processo trasparente, consultivo, inclusivo

Ha poi raccomandato, mons. Auza, di tenere conto nel perseguire un patto globale sull’ambiente del lavoro parallelo svolto per un accordo giuridicamente vincolante per l’uso sostenibile della biodiversità marina fuori dalle acque territoriali, in base alla Convenzione internazionale sul diritto del mare (Bbnj) e per regolamentare lo sfruttamento delle risorse minerarie negli oceani, coordinato dall’Autorità internazionale dei fondali marini (Isa). “Tutti – ha concluso il presule – devono contribuire per rispondere in modo efficace alle sfide ambientali che affrontiamo. E’ importante che questo processo sia trasparente, consultivo e inclusivo.”

06 settembre 2018, 13:52