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L'arcivescovo Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu a Ginevra L'arcivescovo Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu a Ginevra 

Mons. Jurkovič interviene a Ginevra sull'assistenza e protezione dei migranti

L’arcivescovo Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha tenuto in settimana due interventi sul Global Compact on Refugees in corso di elaborazione. La dignità della persona umana, ha raccomandato, sia al centro del documento

Adriana Masotti - Città del Vaticano

L’arcivescovo Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, è intervenuto martedì 3 e mercoledì 4 luglio scorsi, con due diversi cotributi, ai lavori della Sesta Consultazione formale verso la redazione di un Patto globale sui rifugiati,  il Global Compact on Refugees (GCR). Un testo importante perché, pur non essendo destinato - ha affermato mons. Jurkovič - “a fungere da strumento legalmente vincolante, contiene impegni e accordi orientati all'azione che possono essere considerati come moralmente vincolanti per la comunità internazionale nel suo insieme”.

Un Patto centrato sulla dignità di ogni persona

Per questo l’attenzione della Santa Sede che sottolinea la necessità per il GCR “di essere saldamente centrato sulla persona umana” sulla sua dignità e i suoi diritti umani fondamentali. Mons. Jurkovič, ha ricordato in merito le parole di Papa Francesco secondo cui "la dignità di una persona non dipende dal fatto di essere un cittadino, un migrante o un rifugiato". L’Osservatore permanente ha espresso quindi apprezzamento per il riferimento nel documento in corso di lavorazione “ai principi fondamentali dell'umanità e della solidarietà internazionale, nonché alla non politicizzazione del GCR” per evitare il rischio “di diventare un ‘terreno di caccia’ per interessi in competizione”. Così come - ha affermato - va sottolineato in positivo il riconoscimento nel GCR del ruolo delle organizzazioni basate sulla fede. “Ricordiamo – ha detto mons. Jurkovič - che le comunità religiose hanno una presenza duratura nel campo (…) pertanto, spesso fungono da primi fornitori di protezione durante le emergenze e continuano il loro servizio dopo che le agenzie internazionali hanno lasciato le aree colpite”.

Garantire la protezione della salute dei migranti

Mons. Jurkovič si è detto invece preoccupato per il riferimento in tema di salute dei rifugiati e dei migranti a un cosiddetto "pacchetto minimo di servizi iniziali" che non è stato negoziato dagli Stati e non si basa sulla legge internazionale sui rifugiati. “Questa delegazione – afferma - desidera ribadire la necessità di garantire che le esigenze sanitarie delle persone colpite da sfollamenti forzati siano prese in considerazione nel contesto di politiche governative più ampie”, coinvolgendo la società civile, il settore privato, le associazioni di rifugiati e le stesse popolazioni colpite, “per trovare soluzioni congiunte a beneficio della salute dei rifugiati”.

L'auspicio di raggiungere un accordo 

Infine, mons. Jurkovič esprime la speranza che sia possibile raggiungere un accordo circa il Patto Globale sui rifugiati ricordando che "ognuno di noi è anche chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare momenti di incontro con loro, affinché anche loro possano essere meglio integrati nelle comunità ospitanti”.


 

06 luglio 2018, 15:50