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Papa Paolo VI  in Pellegrinaggio in Terra Santa nel 1964 Papa Paolo VI in Pellegrinaggio in Terra Santa nel 1964 

Vangelo e pace: la diplomazia di Paolo VI nell’intervento del Card. Parolin

A quaranta anni dalla morte, il Segretario di Stato Vaticano ricordo il ruolo internazionale impresso dal Beato Giovanni Battista Montini in un convegno alla Cattolica di Milano.

Michele Raviart – Città del Vaticano

“Papa Montini ha legato al tema della pace una più ampia e autorevole azione evangelizzatrice nei confronti del mondo contemporaneo”. Così il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin è intervenuto questa mattina al convegno “Paolo Vi e il vangelo nel mondo contemporaneo”, in corso di svolgimento all’Università Cattolica del Sacro cuore di Milano.

L’interesse internazionale per la Chiesa durante il Concilio

Il rapporto tra vangelo e pace, ha spiegato il Segretario di Stato, è legato a tutto il pontificato del Beato Paolo VI e si inserisce su un più ampio scenario che vede il ripensamento del ruolo diplomatico della Santa Sede dopo la fine del potere temporale e dopo il Concilio Vaticano II. Proprio il grande evento ecclesiale voluto dal predecessore Giovanni XXIII era stato de seguito da ottanta missioni diplomatiche in tutto il mondo. “Si sarebbe potuto pensare alla scomparsa, dopo la fine del potere temporale di rappresentanti diplomatici presso il Papa”, ha affermato il cardinale Parolin, ma “viceversa, dopo tale fine, il numero dei rappresentanti diplomatici accreditati in Vaticano era costantemente aumentato, segno di una ricerca di relazioni non con uno Stato, ma con il centro del cattolicesimo, ossia con la Santa Sede”.

Diplomazia come ricerca di pace

Superando le resistenze interne fin da quando aveva ricoperto la carica di Sostituto della Segreteria di Stato, Montini lottò per una diplomazia internazionale come dialogo sui problemi più importanti e i maggiori interessi dell’umanità, primo tra tutti la pace. “Anche se la Chiesa e gli Stati erano soggetti molto diversi, sia l’una sia gli altri erano chiamati ad operare a beneficio dell’uomo: su tale obiettivo si fondava la loro collaborazione”. Non solo: Montini “era in particolare convinto che la Chiesa dovesse svincolarsi totalmente da poteri ad essa estranei o addirittura ostili e non cercare privilegi da parte degli Stati”.

Il nuovo ruolo dei nunzi apostolici

Parallelamente il rappresentante della Santa Sede non doveva essere inviato nel mondo, spiega il cardinale Parolin con le parole di Paolo VI, “ solo a difendere, è ovvio i diritti della Santa Sede, della Chiesa, ma altresì a difendere i diritti, a servire i bisogni del popolo in cui va”. In un mondo globalizzato e sempre più alla ricerca di un equilibrio dopo la seconda guerra mondiale, questo voleva dire “perseguire la pace”, tanto più che, affermava ancora Paolo VI “la pace è nel genio della religione cristiana, poiché per il cristiano proclamare la pace è annunciare Gesù Cristo”.

Il primo Papa a viaggiare nel mondo

Paolo Vi non a caso è il primo Papa a viaggiare in tutto il mondo, dal primo viaggio in Palestina alla storica visita alle Nazioni Unite a New York, dove basò il suo intervento non “sulla sua autorità di capo religioso, ma sulla sua autorità morale”, presentando la Chiesa cattolica “come comunità di credenti che non aveva altro interesse se non quello della pace e della crescita dell’umanità”. Da qui l’iniziativa di istituire nel 1968 la Giornata Mondiale per la Pace e gli appelli per fermare le guerre in corso, dal Vietnam al Medio oriente.

Dal centro alla periferia

L’idea era quella di cambiare la prospettiva del lavoro svolto dai rappresentanti vaticani, occupandosi tanto di pace quanto di giustizia e diritti umani, in un primo passo verso il mutamento del rapporto tra centro e periferia. Spiega ancora il cardinale Parolin: “Paolo VI affrontò gran parte dei problemi della Chiesa nel mondo attraverso un’intensa attività di governo, ma sempre guardando lontano, imprimendo un respiro internazionale al papato e alla curia e tenendosi in contatto personale con scenari che il Pontefice non aveva mai incontrato. Non c’era in lui un’ideologia romanocentrica”.  

Il Vangelo della Pace

Con l’Anno Santo del 1973, “Il Papa rilanciò la priorità dell’evangelizzazione” e con “una Santa Sede ampiamente riconosciuta e accettata come membro della comunità internazionale”, “insistette con maggior vigore sul Vangelo della pace”. Per Paolo VI infatti, spiega ancora il Segretario di Stato, “la liberazione evangelica non si esauriva nella liberazione politica e sulla violenza manifestò chiaramente la sua critica. Ma, al tempo stesso, la vera pace, secondo la misura del Vangelo, gli appariva incompatibile con le condizioni di miseria, sofferenza e ingiustizia nelle quali vivevano grandi masse di uomini e donne in molti paesi del mondo”.

L’eredità raccolta da Francesco

Papa Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, cita spesso i testi di Papa Montini. In particolare l’enciclica Popolurum Progressio, dove si legge che la pace “non si riduce ad un’assenza di guerra, frutto dell’equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini”.“La sintonia più profonda”, conclude il cardinale Parolin, emerge soprattutto nel legame tra evangelizzazione e pace. Come Paolo VI, Papa Francesco è convinto che il Vangelo parli a ogni uomo e a tutti gli uomini".

09 maggio 2018, 14:08