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Card. Parolin: il 1978 fu l’anno dei tre Papi e dei tre padri

Lo scorso 28 aprile, nella cattedrale di Chioggia, il segretario di Stato Vaticano ha inaugurato il ciclo di incontri del Fondaco dedicato al tema “Di padre, in figlio. Possa Dio far vivere a lungo tuo padre dentro di te”

Luisa Urbani – Citta del Vaticano

Il 1978 è passato alla storia come l’anno dei tre Papi: Montini, Luciani e Wojtyla. A ricordalo è il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in occasione dell’inaugurazione del ciclo di incontri organizzato dal Fondaco e dedicato al tema “Di padre, in figlio. Possa Dio far vivere a lungo tuo padre dentro di te”. Stralci dell’intervento sono stati pubblicati oggi tra le pagine dell’Osservatore Romano.

L’anno dei tre padri

Il porporato ha iniziato il suo intervento citando alcune parole di Paolo VI, perché in esse si trova la perfetta spiegazione della scelta di inserire il 1978 nel ciclo di incontri dedicati alla figura del padre. “L’anno dei tre Papi – ha spiegato il segretario di Stato Vaticano – è stato l’anno dei tre padri”.

La grandezza di Paolo VI

Ricordando Papa Montini, il cardinale Pietro Parolin ha evidenziato come gli anni del suo pontificato siano stati duri per l’Italia e per la Chiesa. Le turbolenze post-conciliari, l’uccisione del presidente della DC Aldo Moro, la legge sull’aborto e la grande contestazione giovanile del ’68. Sono molti gli episodi che hanno reso difficile il suo pontificato. Ma, come il porporato stesso ha ricordato: “la grandezza di Giovanni Battista Montini emerge proprio in questi anni travagliati”, “nel suo lavorare e soffrire per mantenere unita la Chiesa, nel suo riaffermare verità di fede che qualcuno voleva mettere in discussione, nel suo non cedere alla richiesta di chi desiderava condanne definitive e provvedimenti inquisitori”.

Giovanni Paolo I: una meteora indimenticabile

“Una meteora indimenticabile”. Così il segretario si Stato Vaticano ha definito Papa Luciani, quel Papa sorridente e umile che “si era appena affacciato alla finestra del mondo nella sua nuova veste di pastore della Chiesa universale, e troppo presto la lasciava”.

La ventata di freschezza di Giovanni Paolo II

Il crollo del muro di Berlino, l’implosione del colosso comunista, la guerra etnica e fratricida nel cuore stesso dell’Europa fino al fanatismo religioso esploso con l’11 settembre. Anche quelli vissuti da Papa Wojtila, non furono anni facili. “Durante il suo pontificato, la Chiesa cattolica ha attraversato un periodo di cambiamenti storici epocali”. Ma, nonostante tutto, ha ricordato il cardinale Pietro Parolin, Giovanni Paolo II “con la sua fede ferma e incrollabile avrebbe portato una ventata di freschezza nella Chiesa giocando un ruolo importante nel ricordarci che l’Europa per respirare aveva bisogno di due polmoni, non di uno soltanto, quello dell’occidente”.

L’eredità dei tre Papi-padri

Dopo aver ricordato alcuni aspetti rilevanti dei loro pontificati, il porporato ha sottolineato l’importante eredità che ci hanno lasciato questi padri. “Tutti e tre ci hanno educato ad amare Dio e ad amare i fratelli. Gli uomini e le donne sono innanzitutto fratelli, come noi alla ricerca di un senso, di un significato, di una risposta. Il cristiano vive nella certezza della fede, ma non puoi mai dire di possederla, perché così facendo rischierebbe di ridurla a ideologia. E questo sguardo, questo sentimento, questa consapevolezza di essere sempre in cammino, di aver bisogno di incontrare sempre nuovamente il Signore sulla nostra strada, ci è stato testimoniato da questi tre grandi padri”.

30 aprile 2018, 19:35