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Mons. Dario Edoardo Vigano Mons. Dario Edoardo Vigano  (Vatican Media)

Accettate le dimissioni del Prefetto della Segreteria per la Comunicazione

Papa Francesco ha accettato la rinuncia di mons. Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione (Spc). Rimane nel Dicastero come Assessore. Fino alla nomina del nuovo prefetto, la Spc sarà guidata dal Segretario del medesimo dicastero, mons. Lucio Adrián Ruiz

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

“A seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere "un passo indietro" nella responsabilità diretta del Dicastero per le comunicazioni, - scrive il Papa a mons. Viganò - rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica, le dimissioni da Prefetto.

Le chiedo – prosegue Papa Francesco - di proseguire restando presso il Dicastero, nominandola come Assessore per il Dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con I'imminente fusione dell'Osservatore Romano all’interno dell'unico sistema comunicativo della Santa Sede e I'accorpamento della Tipografia Vaticana.

Il grande impegno profuso in questi anni nel nuovo Dicastero con Io stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana - conclude Papa Francesco - ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l'acquisizione di uno spirito di servizio. Mentre La ringrazio per l'umiltà e il profondo sensus ecclesiae, volentieri la benedico e la affido a Maria, Papa Francesco”.

La lettera al Papa di mons. Viganò

Dal canto suo mons. Dario E. Viganò ha motivato la sua rinuncia in una lettera al Papa nella quale spiega che “in questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di là delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale.

La ringrazio – prosegue mons. Viganò - per l'accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone, però, che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio L'attuale contesto comunicativo del 27 giugno 20L5, e soprattutto, per l'amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità.

ln occasione degli auguri di Natale alla Curia nel 2016, Lei ricordava come "la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini "rinnovati" e non semplicemente con "nuovi" uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente. La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento delle persone - che senz'altro avviene e avverrà - ma con la conversione nelle persone".

Credo che il "farmi in disparte" sia per me occasione feconda di rinnovamento o, ricordando l'incontro di Gesù con Nicodemo (Gv 31,1), il tempo nel quale imparare a "rinascere dall'alto". Del resto non è la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio, stile che da sempre ho cercato di vivere.

Padre Santo, - conclude mons. Viganò - La ringrazio se vorrà accogliere questo mio "farmi in disparte" perchè la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio. Nel chiederle la sua benedizione, Le assicuro una preghiera per il suo ministero e per il cammino di riforma intrapreso”.
 

21 marzo 2018, 12:42