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Papa Francesco e Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese Papa Francesco e Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese 

Papa Francesco il 21 giugno a Ginevra in visita al Consiglio Ecumenico delle Chiese

Sulla visita del Papa intervista in esclusiva con Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

Papa Francesco si recherà il prossimo 21 giugno a Ginevra per una visita al Consiglio Ecumenico delle Chiese (Cec), organismo che riunisce 348 Chiese protestanti, luterane, anglicane, ortodosse.  La visita, in occasione del 70.mo di fondazione di questo organismo, è incentrata sul tema: "Camminando, pregando, lavorando insieme". E’ quanto conferma, al microfono di Philippa Hitchen, il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Olav Fykse Tveit:

Ascolta l'intervista con Olav Fykse Tveit

R. - Il Consiglio ecumenico delle Chiese utilizzerà l’intero anno per celebrare questo anniversario, invitando una serie di ospiti e organizzando molti eventi. Ma certamente questa visita sarà un’occasione e un modo molto speciale per celebrare il 70.mo anniversario di un lavorare e pregare insieme per l’unità della Chiesa. E anche per trovare modi per offrire una testimonianza cristiana comune e un servizio per la giustizia e la pace nel mondo. Avviene nel momento in cui stiamo per terminare la riunione del Comitato centrale, che si riunisce ogni due anni. Ci siamo organizzati in maniera tale che i membri del Comitato centrale possano continuare ed essere presenti durante la visita di Papa Francesco. I dettagli del programma della visita saranno diffusi successivamente.  

Il Papa si rivolgerà al Comitato centrale?

R. – Sì, si rivolgerà al Comitato centrale. Pregheremo insieme e ci riuniremo nel centro ecumenico. Vedremo anche di trovare il modo per raccontare tutto questo in diversi modi attraverso i media: per far partecipare non solo coloro che saranno presenti fisicamente, ma anche gli altri, i quali potranno così vedere ed ascoltare ciò che questa visita significa per il Consiglio ecumenico delle chiese e per tutto il movimento ecumenico.

La Chiesa cattolica, come è noto, non è membro del Consiglio ecumenico delle chiese, ma ciononostante opera in stretta connessione con diverse parti di questo organismo. Che significato ha questo incontro in termini di sviluppo delle relazioni con la Chiesa cattolica?

R. – Si tratta di una affermazione molto forte da parte di Papa Francesco e della Chiesa cattolica romana del fatto che stiamo in realtà lavorando insieme. Ma non stiamo solo lavorando. Allo stesso tempo, stiamo pregando e operando insieme. E questo sarà il tema della visita del Papa. Penso che sia una riaffermazione di qualcosa che è cresciuto nel corso di molti anni, a livello istituzionale, attraverso il “joint working group” e una rappresentanza all’interno delle nostre commissioni; con una presenza nel nostro lavoro. Noi anche siamo invitati a molti eventi organizzati dalla Chiesa cattolica romana. Ma penso che avviene anche in un momento in cui vediamo che esiste un’agenda comune molto significativa: fare insieme quello che è possibile fare insieme; lavorare per la comune testimonianza nella nostra missione; rendere la stessa testimonianza cristiana nelle nostre differenti chiese; cosa significa seguire Gesù Cristo oggi, e cosa significa farlo insieme. E questo significa che non possiamo più insistere su tutto ciò che ci divide, ma al contrario dobbiamo trovare ciò che ci unisce. E dobbiamo farlo proprio perché crediamo che il mondo ha bisogno di questa comune testimonianza cristiana. E crediamo che la pace, la giustizia e la riconciliazione siano ciò di cui il mondo non solo ha bisogno, ma anche ciò che il mondo può avere. Ma dobbiamo farlo in comune come Chiese. E questa visita riafferma in maniera molto forte che tutto ciò rientra nella nostra agenda comune oggi.

Consiglio ecumenico delle Chiese, una rete mondiale al servizio dell'unità

Nella Sala Stampa della Santa Sede oggi la presentazione delle iniziative per le celebrazioni del 70.mo anniversario del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Presenti Olav Fykse Tveit e il card. Kurt Koch, presidente del Pontifico Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Di seguito l'intervista di Johanna Giemme al porporato:

Intervista al card. Koch sulla visita del Papa a Ginevra

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese, nato ad Amsterdam nel 1948, rappresenta più di 500 milioni di cristiani in tutto il mondo. La Chiesa cattolica partecipa come “osservatrice” ed è membro a pieno titolo della Commissione “Fede e Costituzione”.  Gli obiettivi prioritari di questo organismo sono quelli di camminare verso l’unità visibile della Chiesa e di essere nel mondo strumento di riconciliazione. I membri fondatori di questo organismo provengono principalmente dall'Europa e dal Nord America. Ma oggi la maggior parte delle Chiese si trova in Africa, Asia, Caraibi, America Latina, Medio Oriente e Oceania.

 

02 marzo 2018, 13:01