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Il cardinale Pietro Parolin Il cardinale Pietro Parolin 

Parolin: il giudice non dimentichi mai che di fronte a lui c’è un uomo

Nella Messa per l'apertura dell'Anno giudiziario vaticano, il card. Parolin ha sottolineato la necessità di superare il legalismo nella ricerca della giustizia e della verità

Stamane, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha presieduto la Messa nella Cappella di Maria Madre della famiglia, nel Palazzo del Governatorato. Erano presenti magistrati, avvocati, funzionari e impiegati degli uffici giudiziari vaticani.

L'uomo caduto, anche se delinquente, è sempre un uomo

Nella sua omelia, il porporato ha sottolineato che “ogni giudice, ma soprattutto quello penale, non dovrà mai dimenticare che di fronte a lui sta sempre un uomo, anche se delinquente, anzi, soprattutto se delinquente: un uomo caduto, l’uomo perduto, l’uomo in preda al rimorso, alla paura, al disprezzo”.

Compassione e giudizio

Ha quindi citato il giurista Francesco Carnelutti: “Non è possibile sottrarsi quando si contempla tale spettacolo alla compassione”. E poi ha ricordato le parole del filosofo laico Ugo Spirito, “vivace protagonista della vita culturale del Novecento”, che ha commentato “con originalità” il monito evangelico “Non giudicate”, affermando: “Non giudicare vuol dire non pronunziare giudizi di valore negativo e cioè propriamente non odiare. Non giudicare vuol dire: giudica positivamente, sforzati di comprendere, ama”.

Discernimento ed equilibrio

Il cardinale Parolin ha indicato due qualità necessarie al giudizio, discernimento ed equilibrio: “Discernimento della realtà fatto di prudenza, di riflessione, studio e augurabilmente anche di preghiera; capacità di chiedere consiglio nel dubbio, ponderazione scrupolosa delle eventuali conseguenze positive e negative, onde evitare che queste sopravanzino quelle, alla luce del criterio di proporzionalità, valutazione della complessità della realtà nella quale quasi sempre bene e male sono frammisti”.

Superare il legalismo

“Non si tratta di astratta intelligenza - ha precisato - bensì di affinata intuizione capace di umana sensibilità, di benevolenza e comprensione. Da questa inesausta tensione verso la giustizia e la verità deve, cari amici, provenire l’onesta ricerca della giustizia sostanziale e il superamento di quel legalismo che può facilmente degenerare in un formalismo vuoto di contenuto e di autentici valori”.

03 febbraio 2018, 13:39