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Santa Edvige, duchessa di Polonia, religiosa

Santa Edvige Santa Edvige, manoscritto del XIV sec.  (Digital image courtesy of the Getty's Open Content Program)

Non era un problema mostrarsi caritatevoli anche se il corpo frusciava lieve dentro un abito di seta e magari un diadema intarsiato di rubini coronava la fronte. Provvedere ai poveri era pratica comune per le nobildonne del Medioevo. Per tante, un gesto ispirato da un sincero impulso di pietà. Per altre, l’elargizione dettata da una munificenza noncurante. Ma che fosse vissuta per scelta o per obbligo, questa consuetudine era una regola e le regole, anche quelle del censo, sono fatte per essere infrante.

La ricchezza della povertà

L’eccezione ha un nome, Edvige, che attorno al 1190 è una nobile bavarese dodicenne, in procinto di sposare Enrico il Barbuto, erede del ducato della Bassa Slesia. Fin dall’inizio la giovane duchessa, presto madre (lo sarà di sei figli), incarna tra i suoi sudditi l’ideale più bello di regina: non sono i vestiti ma la sua generosità sempre pronta il velluto con cui Edvige avvolge chi è in miseria, facendo costruire per chi ha poco o nulla ricoveri e ospizi. È vicina al popolo in larga parte polacco del quale impara, lei tedesca, la lingua e soprattutto è così sobria nei modi e nei costumi da disertare in modo inaudito i canoni della moda che il rango le imporrebbe. Edvige non si vergogna di indossare abiti usati, vecchie scarpe, cinte da carrettiere. La duchessa non vuole distinguersi dai poveri, perché i poveri – dice – sono “i nostri padroni”.

La duchessa monaca

Edvige esprime questa convinzione a Gertrude, l’ultima dei sei figli e l’unica che le sopravvivrà. Gli anni che ha vissuto da moglie e madre sono stati fin lì tormentati. La duchessa, che ben sostiene il marito nei suoi compiti di governo, ha visto morire giovani i tre figli maschi e due delle tre femmine. I suoi valori cristiani, uniti al rigore del tempo che impediva manifestazioni emotive delle proprie pene, vedono una Edvige granitica nel modo di sopportare quasi senza lacrime il dolore che la opprime. Ma il contegno non è la corazza vuota imposta da uno status. Ha dentro il conforto della fede, di una preghiera intensa e quotidiana, che negli anni affinano in lei l’attrazione per la vita consacrata. Dopo la morte del marito, per Edvige è quasi naturale entrare nel monastero cistercense di Trebnitz, da lei stessa fondato nel 1202. La duchessa diventa monaca e quando si spegne, il 15 ottobre 1243, nessuno ha dubbi: è morta una santa. E tale la proclamerà Clemente IV nel 1267.