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San Bernardino da Siena, sacerdote francescano

San Bernardino da Siena, sec. XV San Bernardino da Siena, sec. XV 

Un fenomeno di massa le sue Prediche volgari. Genova, Milano, Venezia, Roma. Moltitudini attratte da un frate smunto, capace di spiegare il Vangelo con la lingua del popolo. Di far vibrare il cuore di un Papa come di una massaia, usando il fuoco di una battuta di spirito per accendere la fede. Un fenomeno collettivo, Bernardino da Siena, molto in anticipo sui tempi – siamo nella prima metà del Quattrocento – al punto che la sua eloquenza poteva stimolare nel caso delle invenzioni “tecnologiche”. Come l’utilizzo di banderuole per capire la direzione del vento e orientare i palchi per non perdere una delle sue frasi.

La peste e il saio

Prima di diventare un radunatore di folle, Bernardino aveva vissuto in realtà in modo piuttosto ritirato. Giovane dottore in Filosofia e Diritto – e all’inizio abbastanza “allergico” all’idea di farsi religioso – cambia idea quando Siena, dov’era finito da piccolo orfano, viene colpita dalla peste. È il 1400, Bernardino ha 20 anni e da un paio fa parte della Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Scala, una compagnia di giovani flagellanti. Con loro porta aiuto ai malati per quattro mesi, contraendo il contagio ma scampando alla morte. L’esperienza lo segna e si affaccia in lui l’idea di entrare in un Ordine religioso. Entra come novizio tra i Francescani nel 1402 e dopo qualche tempo è inviato al convento di Saggiano, sulle pendici meridionali del Monte Amiata, una comunità appartenente alla Regola dell’Osservanza, sorta in seno all’Ordine 33 anni prima, caratterizzata da assoluta povertà e austerità e opposta ai più “rilsassati” conventuali.

Alla scuola degli analfabeti

Divenuto sacerdote, frate Bernardino – che gira scalzo e chiede l’elemosina - si impegna a diffondere lo stile dell’Osservanza. Fa costruire un convento più grande sul colle della Capriola di fronte a Siena, studia i grandi dottori e teologi, specie francescani. Ma è in certo senso il mondo contadino con cui è sempre a contatto a “perfezionare” la sua formazione. Impara a usare espressioni e immagini vivaci, aneddoti, scherza con la gente affibbiando soprannomi divertenti. Comincia a farsi conoscere e apprezzare come predicatore, quando una malattia alle corde vocali lo rende quasi afono. Dopo qualche anno in queste condizioni Fra Bernardino decide di voler essere esonerato dalla predicazione ma la sua voce ritorna non soltanto limpida, ma anche musicale e penetrante, ricca di modulazioni.

Sulla nuda terra

È a questo punto che inizia la fase dei lunghi viaggi da una città all’altra, attraverso mezza Italia. Nel 1438 venne nominato dal Ministro Generale dell’Ordine Francescano e prosegue l’opera di riforma. I conventi passano da 20 a 200, tutti spronati a far rinascere lo spirito della Regola di Francesco, adattandola alle esigenze dei nuovi tempi. Nonostante sia stanco, intraprende un nuovo viaggio con l’idea di raggiungere il Regno Napoli, predicando a Perugia, Assisi, Foligno, Spoleto, Rieti. Cede nei pressi de L’Aquila.
Il 20 maggio 1444 una lettiga lo trasporta al convento di San Francesco, dentro la città, e qui si spegne nello stesso giorno a 64 anni. L’ultimo desiderio è quello che fu del suo fondatore: essere posto sulla nuda terra.