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La scuola da difendere, soprattutto nei paesi più poveri

Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, - è questo il segreto, imparare ad imparare! - questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani.

Così Papa Francesco nel suo discorso al mondo della scuola riunito in Piazza San Pietro il 10 maggio 2014. Parole più che mai opportune anche in tempo di Coronavirus. Tra i più impegnati impegnati nell'ambito dei diritti all'educazione in paesi poveri e/o coinvolti in conflitti vi è il CISP - Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli, nato nel 1983 e che realizza progetti di aiuto umanitario, riabilitazione e sviluppo in più di 30 paesi di Africa, America Latina, Medio Oriente, Asia ed Europa dell’est.

L'impegno del CISP, in tempo di pandemia, si concretizza anche in Italia, come illustra ai nostri microfoni Maura Viezzoli, presidente del CISP:

 

12 maggio 2020