Cerca

2023.10.10 Papale Paple_FILOSOFIA

Ep. 100 - Papale papale -"Filosofia"

Giovanni Paolo II, discorso al Pontificio Ateneo Angelicum, 17 novembre 1979

Anche il Concilio Vaticano II prescrive, come sappiamo, lo studio e l’insegnamento del patrimonio perenne della filosofia, del quale una parte insigne è costituita dal pensiero del Dottore Angelico (a questo proposito mi piace ricordare che Paolo VI volle invitare al Concilio il filosofo Jacques Maritain, uno dei più illustri interpreti moderni del pensiero tomistico, intendendo anche in questo modo esprimere alta considerazione verso il Maestro del XIII secolo e insieme verso un modo di “far filosofia” in sintonia con i “segni dei tempi”). Il Decreto sulla formazione sacerdotale Optatam Totius, prima di parlare della necessità di tener conto nell’insegnamento delle correnti filosofiche moderne, specialmente “di quelle che esercitano maggiore influsso nella propria nazione”, esige che “le discipline filosofiche si insegnino in maniera che gli alunni siano anzitutto guidati all’acquisto di una solida e armonica conoscenza dell’uomo, del mondo e di Dio basandosi sul patrimonio filosofico perennemente valido”.

Benedetto XVI, discorso ai partecipanti ad un Simposio europeo sulla filosofia 7 giugno 2008

La crisi della modernità non è sinonimo di declino della filosofia; anzi la filosofia deve impegnarsi in un nuovo percorso di ricerca per comprendere la vera natura di tale crisi (cfr Discorso all’incontro europeo dei Docenti universitari, del 23 giugno 2007) e individuare prospettive nuove verso cui orientarsi. La modernità, se ben compresa, rivela una "questione antropologica" che si presenta in modo molto più complesso e articolato di quanto non avvenisse nelle riflessioni filosofiche degli ultimi secoli, soprattutto in Europa. Senza sminuire i tentativi compiuti, rimane ancora molto da indagare e da comprendere. La modernità non è un semplice fenomeno culturale, storicamente datato; essa in realtà implica una nuova progettualità, una più esatta comprensione della natura dell’uomo.

Giovanni Paolo I, udienza generale 27 settembre 1978

A scuola di filosofia il professore mi diceva: Tu conosci il campanile di San Marco? Sì? Ciò significa ch'esso è entrato in qualche modo nella tua mente: fisicamente è rimasto dov'era, ma nel tuo intimo esso ha impresso quasi un suo ritratto intellettuale. Tu, invece, ami il campanile di S. Marco? Ciò significa che quel ritratto, da dentro, ti spinge e ti inclina, quasi ti porta, ti fa andare con l'animo verso il campanile ch'è fuori. Insomma: amare significa viaggiare, correre con il cuore verso l'oggetto amato. Dice l'imitazione di Cristo: chi ama « currit, volat, laetatur », corre, vola e gode. Amare Dio è dunque un viaggiare col cuore verso Dio.

Francesco, conferimento del Premio Ratzinger 13 novembre 2021

Abbiamo sentito evocare i nomi dei maggiori interlocutori del nostro lavoro intellettuale: grandi maestri della filosofia e della teologia del nostro tempo, da Guardini a De Lubac, da Edith Stein a Lévinas, Ricœur e Derrida, fino a McIntyre; e altri se ne potrebbero aggiungere. Ci educano a pensare per vivere sempre più profondamente il rapporto con Dio e con gli altri, per orientare l’agire umano con le virtù e soprattutto con l’amore. Fra questi maestri va annoverato un teologo che ha saputo aprire e alimentare la sua riflessione e il suo dialogo culturale verso tutte queste direzioni insieme, perché la fede e la Chiesa vivono nel nostro tempo e sono amiche di ogni ricerca nella verità. Parlo di Joseph Ratzinger.

09 febbraio 2024