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Il Papa durante il rito della Lavanda dei Piedi nella Casa Circondariale Minorile di Casal del Marmo (2023) Il Papa durante il rito della Lavanda dei Piedi nella Casa Circondariale Minorile di Casal del Marmo (2023)

Francesco il Giovedì Santo nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia

La Prefettura della Casa Pontificia rende noto che il prossimo 28 marzo, alle 16, il Papa si recherà, in forma privata, nel Carcere femminile a Roma per celebrare la Messa in Cœna Domini e incontrare detenute e operatori della struttura. Già nel 2015 il Pontefice si era recato nel "Nuovo Complesso" di Rebibbia per lavare i piedi a dodici detenuti di diversa nazionalità

Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

Un altro Giovedì Santo in carcere per celebrare la Messa dell'ultima Cena del Signore con i detenuti, quest'anno tutte donne. Papa Francesco si recherà nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia il prossimo 28 marzo per il primo giorno del Triduo Pasquale, come già aveva fatto nel 2015 quando aveva visitato il noto carcere romano recandosi però nel "Nuovo Complesso" per celebrare la Messa in Coena Domini con gli oltre 300 reclusi e operatori e compiere il rito della Lavanda dei piedi a sei uomini e sei donne. Quest’anno, Papa Francesco sarà nella struttura femminile nata negli anni ’50, attualmente la più grande tra le quattro carceri femminili presenti in Italia, nonché una delle più grandi d’Europa, con una forte presenza di donne straniere. 

La notizia è stata resa nota da un comunicato della Prefettura della Casa Pontificia, in cui si legge: “Il 28 marzo, Giovedì Santo, alle ore 16 il Santo Padre si recherà, in forma privata, alla Casa Circondariale Femminile di Rebibbia in Roma, per celebrare la Santa Messa in Cœna Domini e incontrare le Detenute e gli Operatori della struttura”.

Una tradizione dall'inizio del pontificato 

Dopo undici anni Francesco prosegue quindi la tradizione avviata all’alba del suo pontificato di non presiedere più la solenne Messa in Coena Domini nella cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano, per recarsi invece in un luogo simbolico, crocevia di dolore ma anche di rinascita. Tradizione che Jorge Mario Bergoglio aveva importato a Roma da Buenos Aires, dove da arcivescovo sempre desiderava vivere i momenti fondamentali della nascita del cristianesimo in mezzo alle “periferie esistenziali”.

Lavanda dei piedi nel carcere minorile di Casal del Marmo (28 marzo 2013)
Lavanda dei piedi nel carcere minorile di Casal del Marmo (28 marzo 2013)

Nel 2023 il ritorno a Casal del Marmo, come nel 2013

Negli anni Francesco ha sempre celebrato il Giovedì Santo in penitenziari, ma anche centri profughi, strutture di accoglienza e cura di malati o giovani in condizioni di disagio. Lo scorso anno, nel 2023, era tornato nello stesso luogo in cui si era tenuta la prima Messa in Coena Domini del suo pontificato, il carcere minorile di Casal del Marmo a Roma. Dimesso allora nemmeno una settimana prima dal Policlinico Gemelli per una bronchite infettiva, un Papa ancora debilitato ma profondamente immerso nella liturgia e a tratti commosso, indossato un grembiule, si era inginocchiato ai piedi di dodici ragazzi e ragazze minorenni, alcuni Rom e musulmani, per lavare loro i piedi e scambiare anche qualche abbraccio e parola. “Gesù non si spaventa delle nostre debolezze”, diceva nell’omelia.

Anche un decennio prima nello stesso istituto alle porte di Roma, il Papa aveva lavato i piedi a dieci ragazzi e due ragazze di nazionalità e confessioni diverse: “Lavare i piedi significa che dobbiamo aiutarci l'uno con l'altro”, aveva detto loro. “È mio dovere come prete e come vescovo essere al vostro servizio. Ma è un dovere che mi viene dal cuore: lo amo. Amo farlo perché il Signore così mi ha insegnato”, aveva aggiunto, esprimendo l’auspicio divenuto quasi un motto negli incontri con i più giovani: “Non lasciatevi rubare la speranza”.

Il Papa nel carcere di Civitavecchia (14 aprile 2022)
Il Papa nel carcere di Civitavecchia (14 aprile 2022)

Tra strutture di accoglienza e penitenziari 

L’anno dopo, nel 2014, il Pontefice argentino aveva scelto invece di trascorrere il Giovedì Santo con i ragazzi della Fondazione Don Carlo Gnocchi - Centro Santa Maria della Provvidenza, nel quartiere romano di Casalotti-Boccea: una struttura per accoglienza, assistenza e riabilitazione di persone non autosufficienti, affette da disturbi psichici e con presenza di gravi patologie invalidanti. 

Nel 2015, invece, è stata - come detto - la volta di Rebibbia, dove Jorge Mario Bergoglio è stato accolto da una folla di carcerati in festa. A loro l’invito a guardare sempre a Gesù, che “non delude mai” e che “non si stanca di amare” né “di perdonarci, di abbracciarci”. Un momento intenso, come quello ripetuto l’anno dopo, nel 2016, con la liturgia celebrata al C.A.R.A. (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) a Castelnuovo di Porto, fuori Roma, che ospitava allora circa 890 migranti di diverse nazionalità. In un frangente della storia in cui l’Europa guardava esterrefatta agli terroristici che ne deturpavano il volto, erano risuonate potenti le parole del Papa pronunciate prima di lavare i piedi a 12 migranti: “Tutti noi, insieme, musulmani, indi, cattolici, copti, evangelici, fratelli, figli dello stesso Dio, che vogliamo vivere in pace, integrati”.

Dal 2017 al 2019 il Papa aveva scelto ancora un istituto penitenziario per il Giovedì Santo: nel 2017 si era recato nella Casa di Reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone, a celebrare in mezzo a una settantina di detenuti, soprattutto collaboratori di giustizia che scontano pene molto lunghe, fra cui alcuni in isolamento; nel 2018 al Regina Coeli a Roma, con il rito della Lavanda dei piedi nella “Rotonda” e l’incontro coi detenuti ammalati in infermeria e alcuni reclusi della VIII Sezione; il 2019 nella Casa Circondariale di Velletri, istituto maschile.

L'omaggio ai sacerdoti a San Pietro durante la pandemia di Covid

Nel 2020 la pandemia di Covid-19 e il suo carico di restrizioni e limitazioni avevano impedito al Papa di "uscire". Francesco aveva quindi celebrato il Giovedì Santo nella Basilica di San Pietro, rendendo omaggio ai sacerdoti morti nei giorni della emergenza sanitaria, “santi della porta accanto” come medici e infermieri; ai preti “calunniati” e ai “parroci di campagna”. L’anno dopo, nel 2021, la celebrazione era prevista ancora in San Pietro, ma a presiederla c’era il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re. Il Papa si era recato infatti nell'appartamento privato del cardinale Angelo Becciu, nel Palazzo del Sant’Uffizio, a poche centinaia di metri da Casa Santa Marta, per officiare la Messa nella cappellina della casa del porporato, quell’anno rinviato a giudizio nel processo per la gestione dei fondi della Santa Sede concluso lo scorso dicembre.

Nel 2022 il Vescovo di Roma era tornato dietro le mura di un penitenziario, scegliendo il Nuovo Complesso di Civitavecchia, dove aveva trascorso circa tre ore tra il saluto alle autorità, la Messa in Cappella e la Lavanda dei piedi ai reclusi di diverse età e nazionalità e un abbraccio simbolico a tutti i detenuti che lo avevano accolto con urla e cori, soprattutto di gratitudine per ringraziarlo della sua presenza in mezzo a loro.

La Messa in Coena Domini del Papa a San Pietro nel 2020
La Messa in Coena Domini del Papa a San Pietro nel 2020

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06 marzo 2024, 14:00