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Alcuni bambini in Piazza San Pietro con Papa Francesco Alcuni bambini in Piazza San Pietro con Papa Francesco 

La piazza dei bambini fragili

A incontrare il Papa stamani in Piazza San Pietro diversi bimbi che condividono le esperienze di malattia e disabilità nelle associazioni e nei reparti pediatrici. Con loro, le famiglie e le équipe di medici, infermieri e volontari che li accompagnano questi percorsi. Dal Pontefice anche due congregazioni di suore e i responsabili della contrada del Bruco di Siena

di Giampaolo Mattei

Hanno preso possesso di piazza San Pietro. Con la sorridente “complicità” di Papa Francesco che ha assegnato loro i “posti d’onore” e li ha incitati, anche con gesti schietti e paterni, a... sentirsi liberi. Stamani è stata veramente “l’udienza generale dei bambini”. Meglio, “dei bambini fragili”. Fragili perché stanno facendo esperienza della malattia, della disabilità. Ma è quella fragilità che in realtà fa scaturire forza, coraggio e voglia di vita in modi davvero dirompenti.

A incontrare il Papa stamani i bambini “fragili” sono venuti con le loro famiglie. E anche con le équipe di medici, infermieri e volontari che accompagnano questi percorsi, in modo che  non siano lastricati di solitudini e smarrimenti. In piazza San Pietro, Francesco ha accolto a braccia aperte tutti coloro che condividono queste esperienze di malattia e disabilità nelle associazioni e nei reparti pediatrici. Ha salutato e ascoltato a lungo, a uno a uno, bambini, ragazzi e i loro accompagnatori.

In quelle strette di mano, in quelle carezze,  in quelle parole del Papa c’è l’incoraggiamento a non arrendersi. E a continuare a lottare per la vita e per un’inclusione e una giustizia sociale che sia reale e non solo condita di belle parole. Tra i ragazzi che Francesco ha fatto salire sulla jeep (per il consueto “giro” di piazza San Pietro per salutare da vicino i pellegrini) e il bambino con sindrome di Down che è corso a dare un bacio al Papa, non sono mancati neppure i giochi di prestigio del mago Heldin che collabora attivamente alle iniziative solidali promosse da Scholas occurrentes.

Le esperienze di sostegno ai piccoli ammalati 

In fondo, l’obiettivo  è semplice e grande allo stesso tempo, hanno detto al Pontefice: «Sostenere i bambini con encefalite pediatrica autoimmune post infettiva — e i loro familiari — nella quotidianità di una vera e propria battaglia per la sopravvivenza». Ecco il servizio che sta svolgendo, da febbraio, l’Associazione genitori Pans/Pandas (è il nome della malattia) che ha sede a Parma.

Spiega Andrea Micheli: «Sono stati proprio alcuni genitori a prendere l’iniziativa per creare un gruppo di aiuto e sostegno, per trovare insieme soluzioni per la diagnostica, le cure efficaci e anche i medici che possono trattare i piccoli pazienti tempestivamente, con la consapevolezza che, se il quadro clinico che si manifesta viene preso in tempo, si possono scongiurare danni futuri permanenti». In Italia, fa presente Micheli, «sono pochi gli specialisti in grado di seguire i bambini malati che hanno sintomi neuropsichiatrici invalidanti ed è necessario, poi, avere strutture ospedaliere che garantiscano un aiuto concreto, oggi ridotto e frammentato su tutto il territorio nazionale».

Per definire, finalmente, le “linee guida” da seguire per la cura dei piccoli colpiti da Pans/Pandas, l’Associazione collabora attivamente con un gruppo di medici. Cercando anche di «ottenere il riconoscimento di questa patologia a livello italiano». L’Associazione “Bimbo Tu” si occupa di sostenere i bambini, e i loro familiari, ricoverati nei reparti di neuropediatria degli ospedali di Bologna. «Gratuitamente — fa presente il presidente Alessandro Arcidiacono — diamo loro accoglienza in appartamenti, garantiamo un sostegno nel ricovero e per i day hospital, e ci occupiamo anche dei fratellini» che vivono, comunque, l’aria dell’ospedale. Dal 2007 sono stati, finora, oltre 3.900 i bambini assistiti dalla “famiglia” di “Bimbo tu”, composta anche da medici, infermieri e volontari: una folta rappresentanza stamani ha incontrato il Pontefice.

Tutto nasce, confida il presidente, da una storia personale: «Mio figlio Arturo, a 3 anni, si è ammalato di un tumore alla testa. I medici lo davano per morto. È stato un periodo terrificante. Arturo è guarito, ora fa l’università, e mia moglie e io abbiamo deciso di metterci a disposizione di famiglie che hanno passato la nostra stessa tragedia per provare ad alleviarne angosce e solitudine. Consapevoli di aver ricevuto una grazia, quella brutta esperienza l’abbiamo trasformata in... “roba buona”».

Lo stesso servizio lo vive anche l’Associazione “Raffaello”, nel reparto di oncoematologia dell’ospedale pediatrico Salesi di Ancona. «Diamo ospitalità gratuite alle famiglie dei piccoli ricoverati» racconta la presidente Nazzarena Barboni. Sono stati proprio i genitori a chiedere di incontrare il Papa, «per ricevere un incoraggiamento». E, significativamente, sono venuti a Roma anche con i medici e gli infermieri. E da Messina sono arrivati «per conoscere Francesco» i rappresentanti dell’Associazione genitori persone con autismo, nata nel 1985 proprio «per difendere i diritti di quanti, adulti e giovani, sono colpiti dallo spettro autistico».

Dalla Croazia e da Molfetta per rilanciare  l’inclusione

Nove giovani sono giunti dalla Croazia per raccontare a Francesco la bella esperienza promossa dall’associazione Unuo: in sostanza, anche con il sostegno dell’arcidiocesi di Zagabria, Unuo consente a ragazzi con disabilità e con problematiche sociali di entrare nel mondo del lavoro alberghiero e della ristorazione attraverso progetti mirati. I nove ragazzi che stamani hanno incontrato il Papa sono i vincitori del concorso che ha visto il coinvolgimento di sette monasteri dell’ordine dei Frati minori conventuali in Croazia.

Dal 2001 a Molfetta l’Associazione italiana cristiana centri e opere di solidarietà (Aiccos) realizza «progetti dedicati al sostegno e all’integrazione di persone, minori e adulti, in condizione di emarginazione, svantaggio sociale, disabilità fisica e disagio psichico» spiega la presidente Maria Luigia Paparella. Per presentare a Francesco questa realtà sono venuti in 500, di ogni età, molti dei quali ospiti delle strutture socio-assistenziali dell’associazione. Inoltre, i responsabili del parco divertimenti Gardaland hanno consegnato al Papa 100 biglietti gratuiti per i bambini di famiglie povere.

L’incoraggiamento  a due capitoli di religiose

"Radicate in Cristo: vediamo, rinnoviamo, serviamo" è il tema del 23° capitolo generale della congregazione delle Suore della Santissima Madre Addolorata, in corso (dal 4 al 22 ottobre) nella casa generalizia romana. All’udienza erano presenti le 35 capitolari che sono un po’ “le vicine di casa” del Papa: a Borgo Santo Spirito c’è infatti la prima “sede” della congregazione, dove è vissuta la fondatrice, Maria Francesca Streitel, circa 140 anni fa. Al momento le religiose sono 200, in Europa, Stati Uniti d’America, Brasile, Caraibi e Tanzania.

Accanto, le 30 religiose della congregazione delle Sorelle dei poveri di Santa Caterina da Siena, nel pieno del loro 18° capitolo generale (29 settembre - 27 ottobre). "Formarsi per essere icone dello spirito sacerdotale" il tema dei lavori, in svolgimento nella casa generalizia a largo don Guanella, a Roma. Vi partecipano religiose provenienti da Argentina, Brasile, India, Filippine, oltre che dall’Italia, impegnate in particolare nel servizio ai poveri, ai malati e anche nei seminari.

La contrada senese del Bruco e il sale di Cervia

Significativa la presenza in piazza San Pietro dei responsabili della “nobil contrada” senese del Bruco, guidati dal rettore Gianni Morelli, che hanno donato al Papa il tradizionale fazzoletto gialloverde. Nel seicentesco oratorio della contrada, intitolato alla Visitazione di Maria, è custodita e venerata l’immagine della Madonna col Bambino detta “della disciplina maggiore”, opera di Luca di Tommé (1370), che è stata benedetta da Papa Ratzinger. A conferma dei fondanti riferimenti religiosi di Siena e della tradizione delle contrade. Tanto che il Palio si corre due volte all’anno: il 2 luglio, giorno della festa della Madonna di Provenzano, e il 16 agosto, giorno successivo alla solennità dell’Assunta. E il Bruco — che si forma nel ’300  da un movimento di protesta dei lavoratori della lana contro lo sfruttamento — non ha contrade “nemiche”,  solo contrade “alleate”.

Secondo la consuetudine, una delegazione del comune di Cervia, guidata dal sindaco Massimo Medri, ha donato al Papa il sale, denominato “salfiore”, appositamente raccolto nella salina Camillone. A dare inizio alla tradizione del dono al Pontefice è stato nel 1444 il cardinale Pietro Barbo. Interrotta nel 1870, la cerimonia di “consegna del sale di Cervia al Papa” è ripresa nel 2003. «Per valorizzare questo gesto — dice il sindaco — il sale è stato portato a Roma da alcuni pellegrini che il 1° ottobre sono partiti a piedi da Cervia, in tredici tappe, lungo l’antica via Romea Germanica».

Durante l’udienza, il Pontefice ha salutato i 200 componenti del Comando militare di Roma, «responsabile per tutta Italia della gestione delle strutture ricettive dell’Esercito quali basi logistico-addestrative e foresterie» spiega il cappellano militare, don Biagio Falco. Ricordando che il Papa dell’enciclica Pacem in terris  è anche il patrono dell’esercito. A guidarli il generale Rosario Castellano.

Particolarmente numerosi gli sposi novelli che Francesco ha personalmente salutato, rivolgendo parole di  incoraggiamento a una coppia di non vedenti, arrivata sul sagrato con l’inseparabile cane-guida. Infine, tra i tantissimi gruppi, sono venuti ad assicurare al Papa il loro impegno professionale i 500 membri del Collegio reumatologi italiani. L’occasione è stata data dalla Giornata mondiale del malato reumatico che si celebra proprio oggi e che ha per filo conduttore il tema: «Giovani e anziani insieme contro le malattie reumatiche».

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12 ottobre 2022, 16:00