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Il Papa: chi trova Cristo scopre la pace nel cuore

Al Regina Coeli, Francesco si sofferma sullo stupore delle donne che scoprono il sepolcro vuoto, sulla loro gioia alle parole dell’angelo, ma anche sulle guardie che si lasciano vincere dal dio denaro per negare la verità della Resurrezione. L’invito del Papa, in questo tempo pasquale, è di accogliere "nel cuore, nelle case e nelle famiglie il lieto annuncio della Pasqua”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Il sigillo della vittoria del male e della morte, una pietra che blocca, chiude in un sepolcro il Signore della vita. L’angelo mandato da Dio che spazza via e consegna al mondo la certezza che la luce vince sempre sulle tenebre. Dallo studio del Palazzo Apostolico, Papa Francesco al Regina Coeli, la preghiera mariana che sostituisce nel tempo pasquale l’Angelus fino a Pentecoste, offre queste due immagini per ripercorre l’esperienza di turbamento e di gioia provata dalle donne che vanno al Sepolcro e lo trovano vuoto. A loro parla l’angelo: “Voi non abbiate paura”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Dalle parole dell’angelo possiamo raccogliere un prezioso insegnamento: non stanchiamoci mai di cercare il Cristo risorto, che dona la vita in abbondanza a quanti lo incontrano. Trovare Cristo significa scoprire la pace nel cuore.

Da qui l’invito di Francesco a vivere l’annuncio della Pasqua:

In questo tempo pasquale, auguro a tutti di fare la medesima esperienza spirituale, accogliendo nel cuore, nelle case e nelle famiglie il lieto annuncio della Pasqua: «Cristo risorto più non muore, la morte non ha più potere su di Lui». L’annuncio della Pasqua, Cristo è vivo, Cristo accompagna la mia vita, Cristo è accanto a me. Cristo bussa alla porta del mio cuore perché Lo lasci entrare, Cristo è vivo. In questi giorni pasquali ci farà bene ripetere questo: il Signore vive.

Lo sgabello dell’angelo

“So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto”: dice l’angelo alle donne. Quel “è risorto”, sottolinea il Papa, “va oltre le capacità umane”, solo lui infatti poteva dirlo. Solo lui, che “era come folgore e il suo vestito bianco come neve”, simboli di “un’era nuova”, aveva annunciato a Maria il disegno di Dio su di lei, sul suo essere madre di Gesù. E solo l’angelo poteva far rotolare via la pietra della tomba, “non per un fenomeno fisico – afferma Francesco - ma per l’intervento del Signore”.

Quella grande pietra, che avrebbe dovuto essere il sigillo della vittoria del male e della morte, è stata messa sotto i piedi, diventa sgabello dell’angelo del Signore. Tutti i progetti e le difese dei nemici e dei persecutori di Gesù sono stati vani. I sigilli sono caduti tutti. L’immagine dell’angelo seduto sulla pietra del sepolcro è la manifestazione concreta, visiva, della vittoria di Dio sul male, la manifestazione della vittoria di Cristo sul principe di questo mondo, la manifestazione della vittoria della luce sulle tenebre.

Negare la verità

Di fronte alla realtà – un sepolcro vuoto, il corpo di Gesù scomparso – ci sono le reazioni diverse. Le donne, invitate a non avere paura, sottolinea il Papa, sono piene di gioia.

Quella delle guardie, che non riescono a fronteggiare la forza travolgente di Dio e sono sconvolte da un terremoto interiore: erano tramortite. La potenza della Risurrezione abbatte coloro che erano stati utilizzati per garantire l’apparente vittoria della morte. E cosa devono fare queste guardie? Andare da coloro che gli avevano dato l’ordine di custodire e dire la verità. Erano davanti a un’opzione: o dire la verità o lasciarci convincere da coloro che gli avevano dato il mandato di custodire. E l’unico modo di convincerli erano i soldi, e questa povera gente, poveri, hanno venduto la verità e con i soldi in tasca sono andati a dire: “No, sono venuti i discepoli e hanno rubato il corpo”. Il “signore” denaro, anche qui, nella risurrezione di Cristo è capace di avere potere, per negarla.

La gioia piena

La morte non ha più potere. E’ questa la certezza che – evidenzia Francesco – ci induce a pregare “Regina Caeli, laetare – Regina del Cielo, rallegrati”.

Ora la gioia di Maria è piena: Gesù vive, l’Amore ha vinto. Che possa essere anche la nostra gioia!

Testimoni della gioia

Al termine del Regina Coeli, il Papa ha rivolto il suo saluto a chi partecipa alla preghiera attraverso i mezzi di comunicazione e agli anziani, ricordando l’importanza di mostrarsi, soprattutto nel periodo pasquale, “testimoni della gioia”.

Il mio pensiero va in modo particolare agli anziani, ai malati, collegati dalle proprie case o dalle case di riposo e di cura. A essi invio una parola di incoraggiamento e di riconoscenza per la loro testimonianza: gli sono vicino. E a tutti auguro di trascorrere con fede questi giorni dell’ottava di Pasqua in cui si prolunga la memoria della risurrezione di Cristo. Cogliete ogni buona occasione per essere testimoni della gioia e della pace del Signore Risorto. 

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05 aprile 2021, 12:12

Cos’è il Regina Coeli ?

L’antifona Regina Coeli (o Regina Caeli) è una delle quattro antifone mariane (le altre sono l’Alma Redemptoris Mater,  l’Ave Regina Coelorum e il Salve Regina).

Fu Papa Benedetto XIV, nel 1742, a prescrivere che venisse recitata al posto dell’Angelus e stando in piedi, come segno di vittoria sulla morte, durante il Tempo Pasquale, cioè dalla domenica di Pasqua fino al giorno di Pentecoste.

Viene recitata, come l’Angelus, tre volte al giorno: all’alba, a mezzogiorno e al tramonto, per consacrare la giornata a Dio e a Maria.

Questa antica antifona risalirebbe, secondo una pia tradizione,  al VI o al X secolo, mentre la sua diffusione è documentata dalla prima metà del XIII secolo, quando viene inserita nel Breviario francescano. È composta da quattro brevi versi ciascuno dei quali si conclude con l’Alleluia, ed è la preghiera che i fedeli rivolgono a Maria, Regina del Cielo, per gioire con lei della resurrezione di Cristo.

Papa Francesco, il 6 aprile 2015, proprio durante la recita del Regina Coeli nel giorno successivo alla Pasqua, ha consigliato quale deve essere la disposizione del cuore quando si recita questa preghiera:  

“… ci rivolgiamo a Maria invitandola a rallegrarsi, perché Colui che ha portato in grembo è risorto come aveva promesso, e ci affidiamo alla sua intercessione. In realtà, la nostra gioia è un riflesso della gioia di Maria, perché è Lei che ha custodito e custodisce con fede gli eventi di Gesù. Recitiamo dunque questa preghiera con la commozione dei figli che sono felici perché la loro Madre è felice”.

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