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Gli scout di Foligno e le piccole storie della Via Crucis del Papa

C’è molto dell’esperienza di vita di 145 bambini e ragazzi del gruppo Agesci Foligno I, nelle meditazioni scelte per la celebrazione del Venerdì Santo, alle 21, in Piazza San Pietro. “Ci sono loro” ci dice la capo scout dei ragazzi più grandi. Chi non sarà a Roma vedrà la diretta in chiesa con gli altri lupetti, esploratori, guide, rover e scolte

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Marco accusato ingiustamente di aver rubato la merenda del compagno in prima elementare, o Martina presa in giro in classe per aver confuso le parole mentre leggeva “la gabbianella e il gatto” sono nomi di fantasia, nelle meditazioni della Via Crucis che sentiremo risuonare venerdì sera, alle 21, con Papa Francesco in Piazza San Pietro. E anche gli episodi sono rielaborati, ma la storia e il nome di Walid sono rimasti com’erano. Walid è un giovane marocchino, che nel gruppo scout del Foligno I, incaricato di scrivere le meditazioni di quest’anno insieme alla parrocchia romana dei Santi Martiri d’Uganda, è entrato lupetto ed è uscito da rover con la partenza.

Il gruppo scout della cattedrale di San Feliciano

Perché in molte delle meditazioni sulle 14 stazioni della Via Crucis 2021, non c’è solo qualcosa della vita dei 145 ragazzi e ragazze, dagli 8 ai 20 anni, che fanno parte oggi del Foligno I, il gruppo della cattedrale di San Feliciano, cuore della città umbra, ma “direi che ci sono loro”, ci racconta Alice Bartolini, 29 anni, maestra di novizi e ricercatrice di economia ambientale e sviluppo, che fa parte del ristretto gruppo di capi che hanno coordinato la preparazione delle riflessioni.

Alcuni scout del Foligno I in piazza San Pietro il 13 giugno 2015, per l'incontro dell'Agesci con Papa Francesco
Alcuni scout del Foligno I in piazza San Pietro il 13 giugno 2015, per l'incontro dell'Agesci con Papa Francesco

Solo alla fine hanno saputo che erano riflessioni per il Papa

Per capi e ragazzi del gruppo nato negli anni cinquanta, e che una quindicina d’anni fa si è fuso con il Foligno II, questa esperienza inaspettata è stata anche una corsa contro il tempo, perché la proposta è arrivata ai primi di marzo, “e ancora non sapevamo che il nostro lavoro sarebbe servito per la Via Crucis del Papa” spiega Alessandro Bitocchi, 35 enne capo scout ma anche manager d’azienda.

Tutto il gruppo davanti allo schermo nella chiesa di san Paolo

In quindici, tra ragazzi e capi, saranno venerdì sera in Piazza San Pietro con il Papa e con le altre realtà educative per bambini e ragazzi coinvolte in questa passione di Gesù vista “Col cuore e gli occhi dei piccoli”, che è il tema scelto per la celebrazione. Ma tutti gli altri saranno nella chiesa di San Paolo apostolo, il “cubo” progettato da Fuksas alla periferia della città, davanti ad un maxischermo, per vivere insieme al Papa, anche se a distanza e distanziati, questo momento molto speciale.

Incontro dei lupetti, gli scout più piccoli, del Foligno I su Zoom
Incontro dei lupetti, gli scout più piccoli, del Foligno I su Zoom

Il capo Alessandro: lo sguardo dei bambini è per tutti

“Credo che Papa Francesco abbia pensato ai bambini e ai ragazzi per le meditazioni di quest’anno” ci dice Alessandro, “per la semplicità con la quale loro riescono a vivere e ad affrontare questioni e situazioni molto complesse, e rendono il messaggio che poi viene passato attraverso questa semplicità, universale e comprensibile a tutti”. Ecco come ci racconta la preparazione delle meditazioni offerte poi a Francesco.

Ascolta l'intervista ad Alessandro Bitocchi (scout Foligno I)

R. - Noi scout del gruppo Foligno I siamo stati contattati per dare vita a delle meditazioni di una Via Crucis. Inizialmente non sapevamo che questo lavoro sarebbe stato per il Papa, poi quando abbiamo finito di elaborarlo e lo abbiamo consegnato, abbiamo avuto la bellissima notizia che sarebbe stato poi utilizzato il Venerdì Santo dal Santo Padre.

Possiamo dire che è stata quasi una seduta di autocoscienza per i ragazzi, sulle loro croci, le loro cadute e le loro speranze? Come gliela avete presentata?

R. – Sì, è stato un viaggio intimo di ognuno dei ragazzi all'interno di se stessi, delle loro esperienze di vita, dei loro momenti di difficoltà. delle loro croci. La cosa che c'è piaciuta, quando abbiamo rielaborato il tutto, è stato il fatto che ogni storia, in qualche modo, non riflette solo l'esperienza di uno, ma quella di molti, perché poi i ragazzi si vedono nell'esperienza che magari ha raccontato il compagno e la trasportano nella loro vita e hanno anche loro sentito quel problema. Questo, secondo me, è stato di grande aiuto, in questo periodo, per loro e per il loro percorso

Alcuni scout del gruppo Agesci Foligno I
Alcuni scout del gruppo Agesci Foligno I

Vista la situazione della pandemia, avete condiviso, riletto insieme il lavoro su videochat come Zoom, prima di consegnarlo?

R. – Il lavoro con i ragazzi è stato fatto tutto su Zoom, e questo tipo di canali. Il lavoro poi finale i ragazzi l'hanno scoperto in questi giorni, quando è stata poi pubblicata ufficialmente la Via Crucis e le meditazioni. Per una richiesta di un certo livello di riservatezza, abbiamo optato per raccogliere il materiale e poi rielaborarlo e solo adesso renderlo pubblico anche ragazzi.

Nelle meditazioni di due stazioni c'è la solitudine e anche la morte del nonno per la pandemia. Come stanno vivendo i ragazzi del vostro gruppo scout questa esperienza così difficile?

R. - È un'esperienza veramente dura per loro perché, come viene poi fuori da quelle due meditazioni, in particolar modo, la solitudine che vivono tutti ragazzi è forte. Considerate che da quando è iniziata la seconda fase della pandemia, da settembre ad ora, noi abbiamo avuto la possibilità di fare attività scout un'unica settimana. E per loro questa solitudine, questo dover affidare tutto al monitor, allo schermo, diventa quasi insopportabile. Credo che questo lavoro che abbiamo fatto, in qualche maniera, li possa aiutare e li aiuterà nel rivivere queste esperienze e queste sofferenze e superarle.

Parlando con qualcuno di loro personalmente, per avere un feedback dell'esperienza, come è stata per loro? E anche l'emozione poi per i 15 che potranno venire in Vaticano?

Il gruppo scout Foligno I, in un incontro prima della pandemia
Il gruppo scout Foligno I, in un incontro prima della pandemia

R. - Vedere un proprio lavoro apprezzato e pubblicato, quando poi inizialmente pensi soltanto a farlo e a farlo bene, e non hai questa “aspettativa”, è ancora più bello e più grande. Le 15 persone che verranno sono entusiaste di poter partecipare quel giorno, anche soprattutto per dare un segnale forte di speranza a tutti gli altri gruppi scout,  ma anche a tutti gli altri giovani, agli altri ragazzi che fanno associazionismo, che fanno sport, che in questo periodo sono parzialmente privati della loro quotidianità e delle loro relazioni.

Quindi nella diretta televisiva o su internet, venerdì vedremo 15 ragazzi in rappresentanza delle diverse branche: lupetti, esploratori e rover con i loro capi e con quale colore di fazzolettone?

R. – Ci saranno cinque, sei ragazzi con i rispettivi capi che li accompagneranno in questa esperienza. Il nostro fazzolettone è un misto tra un colore beige-panna e una parte scozzese, e siamo molto molto entusiasti di portarle i nostri colori e i colori della nostra città, Foligno, quel giorno a Roma.

Incontro di esploratori e guide del Reparto del del Foligno I su Zoom
Incontro di esploratori e guide del Reparto del del Foligno I su Zoom

Nella preghiera finale, il Papa benedice i genitori, ma anche gli educatori. Cosa resterà a voi capi di questa esperienza?

R. – Resterà un onore enorme, una soddisfazione grandissima, e un'immensa gioia. In un periodo che per i ragazzi è duro, ma anche per noi educatori: l'assoluta mancanza di un rapporto, di una relazione diretta con i ragazzi, rende il nostro compito ancora più difficile e ancora più complesso. Ci resterà questo momento che vogliamo sia uno slancio per ripartire, per iniziare di nuovo a fare un servizio ai nostri ragazzi, un servizio efficace e un servizio in presenza.

Ti sei chiesto perché proprio quest'anno il Papa ha voluto affidare ai bambini e ai ragazzi e le meditazioni della Via Crucis?

R. – Sì, mi sono domandato come mai avesse scelto questo tipo di taglio e la risposta che mi sono dato è che la semplicità con la quale i bambini, i ragazzi riescono a vivere e ad affrontare questioni e situazioni molto complesse, rendono il messaggio che poi viene passato attraverso questa semplicità, universale e comprensibile a tutti. Credo che sia questo che ci sia dietro alla scelta, una scelta dettata dal fatto che tutti possono meditare e vivere questa Via Crucis, e comprenderla. Perché un bambino usa parole che sono comprensibili a tutti ma che vanno al cuore della questione.

Un selfie di Alice con alcuni scout del Noviziato del Foligno I
Un selfie di Alice con alcuni scout del Noviziato del Foligno I

Alice: difficile lo scautismo così, senza esperienze concrete

Alice Bartolini, insieme ad Alessandro ed altri capi scout, accompagnerà 6 ragazzi di diverse età in Piazza San Pietro, venerdì sera. Spiega che con i sette novizi, cinque ragazze e due ragazzi di 16-17 anni, si sono visti tutto l’anno in videochat “anche solo per chiacchierare, noi capi abbiamo cercato di essere comunque per loro un punto di riferimento”. Il Noviziato del Foligno I ha lavorato “su temi scelti dai ragazzi” ma non è facile, serve molta inventiva, “perché il metodo educativo scout si basa sull’esperienza”. Le foto che pubblichiamo sono dell’unica attività all’aperto che hanno potuto fare quest’anno, “un percorso in città raccogliendo la spazzatura che abbiamo trovato in giro”, come momento di servizio nell’attività sull’ambiente, dopo letture, spunti e giochi tutti online. Le chiediamo cosa c’è di questi ragazzi e degli altri 21 che sono in Clan (i più grandi, dai 17 ai 20 anni), nelle meditazioni preparate per la Via Crucis del Papa.

Ascolta l'intervista ad Alice Bartolini (scout Foligno I)

R. - Dei nostri ragazzi, che hanno dai 16 ai 20 anni, sono nella cosiddetta branca Rover e Scolte, sono i più grandi che abbiamo, c'è tanto, nelle meditazioni. E più nello specifico, ci sono le loro esperienze recenti, l’ aver vissuto particolari momenti di solitudine e difficoltà legati alla pandemia. La difficoltà di stare in casa, di non andare a scuola, di non fare attività scout in presenza. Ma ci sono anche loro esperienze passate, perché i ragazzi di cui sono educatrice li avevo anche quando erano più piccoli, quando insieme stavamo in branco, loro come lupetti, io come capo. E quindi con loro abbiamo vissuto tantissime esperienze di catechesi, di preghiera, ma anche di attività di gioco, alle quali con la pattuglia di capi incaricata della stesura finale, ci siamo molto ispirati per scrivere le meditazioni. Quindi più che cosa c'è di loro, direi che ci sono loro.

Attività di catechesi sul pane azzimo su Zoom, degli scout del Foligno I
Attività di catechesi sul pane azzimo su Zoom, degli scout del Foligno I

Quindi alcuni nomi sono cambiati, però ad esempio la storia di Walid è vera e il nome è quello di un ragazzo marocchino che è stato scout nel vostro gruppo e ora ha concluso il suo sentiero con la partenza…

R. – Il suo è un nome che abbiamo voluto tenere, perché è stato un esempio di integrazione molto bella. Lui ha origini straniere e nel nostro gruppo è diventato un punto di riferimento per i ragazzi. Quindi la sua storia ci piaceva lasciarla più o meno così com'era e abbiamo voluto anche lasciare il suo nome, mentre gli altri li abbiamo cambiati.

Come avete raccolto, in questo mese che avete avuto di tempo, le ultime testimonianze? C'è stato un lavoro, purtroppo, tutto su Zoom?

R.- Noi ad ottobre abbiamo voluto comunque aprire le attività scout del gruppo. Non ha potuto fare quasi nessuna attività in presenza, a partire da ottobre e novembre. L'ultima volta che abbiamo visto i ragazzi è stato quest'estate. C'è stata un'occasione di incontro sola,  verso gennaio di quest’anno, quando l'ordinanza regionale ha aperto le attività associative, però per il resto abbiamo visto i ragazzi su Zoom. Ci sembrava importante essere per loro comunque un riferimento, anche semplicemente per sfogarsi un po', per chiacchierare, purtroppo di attività concrete ne abbiamo fatte poche. Comunque abbiamo voluto affrontare tanti argomenti. Per esempio, abbiamo fatto un attività con i ragazzi del Noviziato sull'ambiente: gli abbiamo dato degli spunti, delle letture, abbiamo fatto dei giochi online. Però anche noi stiamo facendo un po' di difficoltà perché comunque serve tanta inventiva. Non siamo abituati, perché il metodo educativo scout si basa sull'esperienza. Certo, non è solo quello, perché poi i valori da trasmettere sono tanti, però l’esperienza concerta ci manca, ci è mancata e ci sta mancando.

Rover e scolte del Noviziato del Foligno I, nell'attività di pulizia della città dai rifiuti
Rover e scolte del Noviziato del Foligno I, nell'attività di pulizia della città dai rifiuti

Perché fare un percorso di strada, comunità, servizio e fede on-line, i pilastri del metodo scout per i più grandi, è praticamente impossibile…

R. – Beh, abbiamo per esempio proposto un occasione di servizio durante le vacanze di Natale con Oxfam Italia, per fare i pacchetti di Natale. Ci  sono state occasioni sporadiche. La strada, ovviamente, non l’abbiamo fatta… ma abbiamo voluto far raccontare ai ragazzi più grandi che cos'è la strada ai ragazzi più piccoli, però ancora non l'abbiamo vissuta. Abbiamo lavorato su temi scelti dai ragazzi, però attraverso discussioni, attraverso attività, però logicamente anche gestire la comunità stessa è molto complicato in Branca R/S, soprattutto perché poi i pilastri sono quelli. Speriamo di poterglieli far vivere nel più breve tempo possibile. A seconda delle disposizioni che ci saranno su come dormire, i numeri in somma dei ragazzi faremo anche una Route quest’estate, perché ne abbiamo proprio la necessità. Quindi speriamo e ci puntiamo.

Come si inserisce questa esperienza così particolare nelle attività di quest'anno? Come pensate di farla fruttificare anche per il futuro?

R. – Innanzitutto abbiamo organizzato per il Venerdì Santo un momento con i ragazzi, per vedere insieme alla Via Crucis in chiesa, con una piccola attività e un momento di preghiera. La chiesa è grande e quindi ci permette di mantenere le distanze: ci sarà un grande schermo e la vedremo in TV. Quindi i ragazzi avranno modo di stare in uniforme, e questo darà al momento un po’ più di importanza, piuttosto che chiedere ai ragazzi di vederla a casa con le loro famiglie. Abbiamo chiesto anche le autorizzazioni alle forze dell'ordine per stare un po' di più dopo il coprifuoco, e trattandosi di una celebrazione c'è stato accordato. Questo perché ci sembrava importante condividere con tutto il gruppo almeno questa occasione e questo momento di gioia. Dopodiché sicuramente faremo dei momenti, sperando di poterli fare in presenza, dopo Pasqua, per far raccontare a chi andrà a Roma al resto del gruppo quest'esperienza e poi sicuramente partiremo da qui per un percorso di catechesi, magari anche da sviluppare nella nostra Route estiva.

Nella preghiera finale il Papa benedice i genitori, ma anche gli educatori. Cosa resterà a voi capi di questa esperienza?

R. – E’ stata una sorpresa immensa, quindi penso che ci resterà un bellissimo ricordo e ci resterà un senso di orgoglio, di onore per essere stati scelti per qualcosa che non ci aspettavamo e tutto il lavoro poi di condivisione con i ragazzi, perché faremo in modo che non si esaurisca con la via Crucis del Venerdì Santo, sicuramente.

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Scautismo online ai tempi della pandemia
31 marzo 2021, 19:29